Il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 è rimasto una delle tragedie più gravi dell’Italia recente. Alle 3:36 una scossa di magnitudo 6.0 colpì il Centro Italia, causando 299 vittime tra Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, con decine di migliaia di sfollati.
A dieci anni dal sisma, il tema centrale resta ancora il bilancio tra memoria, ricostruzione e rinascita. A distanza di anni si organizzano eventi e incontri tecnici per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle sfide ancora aperte. Iniziative dedicate alla ricostruzione, alla sicurezza sismica e alla resilienza delle comunità.
La ricostruzione ha registrato progressi significativi negli ultimi anni, con numerosi cantieri pubblici e privati avviati nel centro storico di Amatrice e nei comuni del cosiddetto “cratere sismico”.
Sono stati destinati oltre 2 miliardi di euro tra fondi concessi e opere programmate per la sola provincia di Rieti. Ad oggi sono 927 i cantieri attualmente attivi e 1.294 quelli già terminati. Nonostante tutto, restano tempi lunghi e opere ancora da completare, un tema che continua a suscitare dibattito tra cittadini e istituzioni.
Dieci anni dopo, Amatrice rappresenta allo stesso tempo il ricordo di una tragedia nazionale e un laboratorio per la ricostruzione dei territori colpiti dai terremoti, con un’attenzione crescente alla prevenzione e alla sicurezza degli edifici.
Ai numeri diffusi dal Commissario straordinario Guido Castelli, però, ce ne sono altri che ovviamente stanno a testimoniare un’altra realtà: quasi 600 famiglie che continuano a vivere in emergenza, nei moduli provvisori. Persone che hanno deciso di restare residenti, commercianti che con coraggio ogni mattina alzano la serranda sperando che sia un giorno migliore del precedente. Una attesa che dura da 10 anni, troppi, per sognare il ritorno in una casa vera o per un paese che deve rinascere.
Proprio il termine “rinascita” dovrà essere l’obiettivo per questa gente che è rimasta fedele alla propria terra di origine ma che ora rischia di dover vivere in un borgo ben ricostruito ma deserto. La vera sfida, infatti, non è la ricostruzione materiale ormai avviata seppur a rilento ma convincere le persone a ritornare invertendo il calo demografico che sta devastando le aree interne forse più del terremoto.
Amatrice, Accumoli e Cittareale tanto per citare i comuni maggiormente colpiti dal sisma del 2016 continuano a vivere l’incubo dello spopolamento. Il rischio concreto è di ritrovarsi senza più popolazione una volta terminati i cantieri perché rimasti per troppo tempo ostaggio della ricostruzione.
In dieci anni Amatrice ha perso 351 residenti passando da 2.532 nel 2016 a 2.181 di oggi, Accumoli (epicentro del sisma) 144 passando da 647 a 503 e Cittareale 72 da 475 del 2016 a 374 di oggi. Uno spopolamento demografico che, a dire il vero, era già iniziato dal 2001 ma che inevitabilmente il terremoto ha accentuato complice, come detto, una ricostruzione che si trova ancora a poco più di metà strada.
Con un eccesso di ottimismo si era detto che sarebbero stati sufficienti dieci anni per ridare vita a quelle terre martoriate: dieci anni sono passati e come detto siamo ancora a poco più della metà dell’opera. E ad oggi i progetti messi in piedi – per ora – non hanno sortito gli effetti sperati: la fuga dalle zone del cratere continua.
Popolazione sempre più disillusa che non riesce a vedere un futuro concreto con una ricostruzione ancora lunga così come la desertificazione va avanti inesorabile. Senza certezze è difficile programmare il futuro, ricostruire relazioni. Per rinascita intendiamo proprio questo: persone che tornano ad animare piazze e vicoli come una volta.
Tra i progetti simbolo della rinascita c’è il complesso “Casa Futuro”, nell’area dell’ex Don Minozzi, uno dei maggiori interventi di ricostruzione privata post-sisma.
Le criticità, però, riguardano il nuovo ospedale di Amatrice: ogni anno sembra essere quello buono per l’inaugurazione ma puntualmente il taglio del nastro viene rimandato. E così sarà anche quest’anno: nonostante i proclami passati la nuova fine dei lavori slitta a fine anno mentre i reparti saranno operativi (forse) dalla prossima estate. Almeno così ci viene raccontato dalla Regione Lazio.
Altro caso emblematico riguarda la realizzazione del nuovo Istituto Alberghiero. La ricostruzione è stata promessa dalle varie amministrazioni addirittura con tanto di cerimonia della posa della prima pietra ma quel cantiere tarda a partire con evidenti ripercussioni per tutta la comunità. Infatti, l’Alberghiero ha sempre rappresentato un punto di riferimento oltre che una eccellenza che, appunto, merita di tornare ad Amatrice.
La scuola, infatti, è fondamentale non solo per garantire la sicurezza e il futuro dei ragazzi, ma anche per favorire la ripresa economica non solo di Amatrice. Una opera fondamentale anche per rafforzare il senso di comunità.
Del resto il lento ma inesorabile spopolamento di questa area impone un’accelerazione dei percorsi in quanto le scuole – insieme ai luoghi di culto e di memoria, alla viabilità e alle infrastrutture – garantiscono collegamenti veloci, aggregazione e vitalità alla comunità. Quindi al di là dei numeri e delle belle parole è inaccettabile che dopo dieci anni nelle zone del cratere la popolazione continui a vivere in uno stato di emergenza e incertezza, impossibilitata persino a poter sognare un futuro migliore.








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