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Americo, il pastore della Duchessa e quella lotta con chi gli ammazza i cani: “Resisto”

La petizione lanciata da Luca Gianotti del Cammino dei Briganti per salvare il Lago della Duchessa e i cani del pastore Americo è arrivata a 60mila firme: l’annuncio arriva direttamente da chi sta promuovendo questa battaglia di cui RietiLife vi aveva parlato nelle scorse settimane (leggi). Di Americo si parla stamattina in un bellissimo articolo de La Stampa che riportiamo di seguito e firmato da Federico Taddia.

(da La Stampa – di Federico Taddia) “Ogni sera quando fischio per richiamare i cani mi viene il batticuore, la paura è sempre quella di non vederli tornare: fino a quando non arriva l’ultimo, il respiro mi si blocca”. Quasi gli trema la voce, mentre negli occhi lucidi che si fanno cupi e tristi riaffiora vivo il ricordo dei 24 splendidi e fedeli esemplari di pastori abruzzesi uccisi dal 2011. Bocconi letali, polpette avvelenate – le ultime a giugno e che hanno causato la morte di 8 cani – disseminate volutamente da mani sconosciute per allontanare Americo dalla sua valle. Per zittire la sua voce. “Non ce la faranno: io per questa terra sono pronto a dare la vita”. Americo Lanciotti, 69 anni, è pastore da tre generazioni. E da 12 anni, dopo una transumanza di un paio di giorni, risale con il suo gregge da Avezzano alla sua baita all’interno della Riserva della Duchessa, sotto il Monte Velino, all’interno del comune di Borgorose, in provincia di Rieti. La sveglia alle 5, la mungitura delle 240 pecore, la cagliata, le mani che plasmano formaggio e ricotta, le ore al pascolo, il pranzo veloce, e poi – di nuovo – la sosta nei prati, la seconda mungitura e la giornata che termina poco dopo il tramonto. Questa la dura quotidianità di Americo, rimasto l’ultimo pastore di una valle dove, fino agli anni ’60, erano almeno in una trentina.

“È una professione faticosa, fatta di sudore e solitudine, e che economicamente ripaga pochissimo. Io oramai lavoro praticamente in perdita: lo faccio per conservare una figura che non può andare perduta e per il bene della montagna. La montagna senza pastori non può avere futuro”. Così come sembra segnato il futuro del lago della Duchessa, un bel bacino d’acqua ad una decina di minuti di cammino dal rifugio di Americo, e che rimbalzò agli onori della cronaca nell’aprile del 1978 quando un finto volantino delle Brigate Rosse lo indicava come il luogo in cui era sarebbe stato gettato il cadavere di Aldo Moro. “Noi pastori da sempre abbiamo portato le pecore a dissetarsi in quel lago, spostandole subito dopo. Da anni invece gli allevatori di mucche e cavalli lasciano abbandonati gli animali, liberi di entrare ed uscire nel bacino, e con le loro feci e urine lo stanno condannando”.

L’aumento del cario organico per effetto delle deiezioni sta quindi incidendo sul decadimento della qualità delle acque, con evidenti effetti di eutrofizzazione: è quelle che Americo – inascoltato – denuncia da un pezzo. Scatenando così atti intimidatori e vendette. “Mi ammazzano i cani sapendo che senza di loro non posso restare, perché il gregge rimarrebbe indifeso dai lupi. Ma io non mollo”. Grazie anche alla solidarietà dei tanti camminatori che hanno l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Americo durante il “Cammino dei briganti“, il tracciato di cento chilometri disegnato da Luca Gianotti, guida ambientale tra i fondatori della Compagnia dei Cammini, che porta ogni stagione sempre più persone su questi sentieri, ravvivando a colpi di turismo lento e sostenibile l’economia del territorio. Ed è stato proprio Gianotti a lanciare la campagna “o sto con Americo”, per sollecitare l’intervento delle istituzioni, con tanto di magliette e una sorprendente raccolta di quasi 60mila firme su Change.org, la popolare piattaforma di petizioni online.

“L’affetto di queste persone mi fa capire che questa non è solo una mia battaglia»”, spiega Americo, mentre offre un pezzo di formaggio a una giovane che zaino in spalla chiede di poter montare la tenda nei paraggi. “Sono persone curiose, interessate, che fanno domande. Sono sensibili. Ascoltano. Non so perché, ma la gente che passa di qua mi sembra così diversa da quella che viene raccontata dai giornali e dalla tv”. Intanto, mentre attende i risultati dell’Istituto Zooprofilattico di competenza per sapere quali sostanze hanno sterminato i suoi cani, il pastore non conta più le raccomandate spedite ai vari organi di competenza, per proteggere il lago e promuovere una giusta cultura della montagna. “Non mi fanno paura i lupi: li vedo quasi tutti i giorni, ci convivo e con i miei cani vicino non ho minimamente paura conclude Americo – Mi fanno più paura gli uomini: l’ignoranza e l’egoismo stanno cancellando secoli di tradizioni, antichi saperi e la concezione di rispetto per la natura. Ma io resisto. Lo devo a questa a valle. A questo lago. E ai miei cani”.

Foto: LA STAMPA ©

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