(di Christian Diociaiuti) Un cambio epocale a Contigliano: Don Ercole La Pietra lascia la parrocchia per andare in pensione dopo 54 anni passati all’ombra di San Michele Arcangelo, affidando così la guida della fede contiglianese a Don Roberto D’Ammando. Una partecipata cerimonia nel Centro Pastorale di Contigliano ha suggellato questa svolta: un consiglio comunale straordinario guidato dal sindaco di Contigliano, Paolo Lancia, ha assegnato la cittadinanza onoraria a Don Ercole e salutato l’arrivo di Don Roberto. Mozione votata all’unanimità e subito esecutiva.

Don Ercole, 85 anni, tornerà nella sua Pescorocchiano (dove è nato) mentre Don Roberto – già amatissimo e stimatissimo a Campoloniano e a seguito delle altre cariche ricoperte negli anni nel Reatino – a 40 anni abbraccerà la prima, vera, titolarità di una parrocchia, peraltro tra le più importanti e grandi del Reatino e che oltre a Contigliano include le frazioni di Terria, Montisola, Collebaccaro e San Filippo. Contigliano, però, vede andar via il prete che dal 1967 ha guidato le anime del paese, vicino ai giovani, catalizzatore di eventi sentitissimi come la processione del Venerdì Santo e la relativa rappresentazione.

“Sarò sempre Contiglianese – ha detto Don Ercole in quasi mezz’ora di discorso – io questo libro non lo chiudo. In questo paese è stata sempre presente l’estrema destra e l’estrema sinistra, Dio mi ha chiamato a fare l’equilibratore in tutti questi anni – ha ripercorso La Pietra, che è stato anche vicario del vescovo negli anni passati – mi lascio dei rimpianti e ve li dico, affinché possiate porre rimedio: questo paese è coeso, ma non del tutto. Includete ancora di più gli immigrati e tutte le parti del paese, sempre più in espansione. Mi porto dietro anche tanta nostalgia: la nuvola di bambini. Molti di questi oggi sono mamme e papà, alcuni non ci sono più. Sembravano pulcini pronti all’imbeccata, come siete voi contiglianesi per me. Me ne vado per amore del paese – ha detto Don Ercole – non perché qui non stessi bene per la pensione, ma perché la mia ombra non sia d’intralcio a Don Roberto. Sii libero, ma io resto a tua disposizione: il vento dello Spirito soffi su di te”. A salutare Don Ercole i suoi compaesani, l’Amministrazione, le associazioni, gli amici di una vita, anche quelli che la chiesa la frequentano poco. Sullo schermo le foto di 54 anni di amore per il “suo” paese, in cui arrivò trentenne: i chierichetti, la passione per la Lazio, le amicizie nate allestendo il Venerdì Santo. Quanti ricordi. Le parole per Don Ercole – nell’evento voluto dal Comune in quella “casa” per la quale il sacerdote si è tanto battuto – si sono alternate forti ed emozionate.

Il passaggio del testimone con Don Roberto c’è già stato nella messa di Santo Stefano, con il vescovo a San Michele Arcangelo (leggi e guarda le foto); poi, oggi, nella manifestazione che ha emozionato tanti contiglianesi, chiamati a salutare il loro prete, quello che in epoche diverse ha saputo raccogliere e distribuire l’amore di un paese che nel 2020 è stato l’epicentro della pandemia reatina, col maxi focolaio scoppiato all’Alcim. Un evento che segnò molto Don Ercole. “Non è stato colto dalla sindrome di Peter Pan – ha detto il vescovo di Rieti, Domenico Pompili – di chi non cresce mai. Lui si è fatto adulto e ha sostenuto gli altri, i più giovani”. Don Roberto raccoglie una grande eredità, confortato da un paese che sembra già averlo incluso nella sua frenetica quanto bonaria routine di paese appenninico, crocevia geografico ma anche di un’epoca politica – legata soprattutto alla Dc – che non sembra del tutto svanita. Il servizio di Christian Diociaiuti (montaggio Luciano Mancini)

Print Friendly, PDF & Email