È scontro aperto sulla mancata attivazione della classe prima dell’Istituto Tecnico IETES a Borgorose per l’anno scolastico 2026/2027. L’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio ha infatti respinto la richiesta nonostante le 7 iscrizioni formalmente registrate, scatenando la dura reazione del sindaco Mariano Calisse.
“Una decisione che riteniamo illegittima nel merito e nel metodo” afferma il primo cittadino, che contesta l’applicazione rigida dei parametri previsti dal D.P.R. 81/2009, secondo cui per la formazione delle classi prime negli istituti superiori è previsto un numero minimo di 27 studenti.
Secondo Calisse, però, non sarebbero state considerate le deroghe previste per le aree interne e montane. “Lo stesso decreto, insieme alle Linee guida MIUR sul dimensionamento scolastico, prevede espressamente la possibilità di deroga per i Comuni classificati nelle aree interne, proprio per garantire il diritto allo studio e contrastare la dispersione scolastica”, sottolinea il sindaco.
Borgorose, ricorda l’amministrazione, rientra nella classificazione della Strategia Nazionale Aree Interne come area intermedia. “La deroga non è una concessione, ma un diritto. Chiediamo all’USR Lazio un atto di responsabilità: l’attivazione della classe attraverso l’organico di fatto. Docenti, aule e studenti ci sono. Manca solo la volontà di non far morire una scuola” aggiunge Calisse.
Il sindaco punta poi l’attenzione sul valore sociale della decisione: “7 studenti non sono un numero, ma 7 famiglie che hanno scelto di restare sul territorio. Sono un presidio contro lo spopolamento. Negare questa opportunità significa costringerli a spostarsi verso Rieti o L’Aquila, con costi e disagi importanti. Significa continuare a svuotare il Cicolano”.
Non manca un passaggio critico nei confronti della Regione Lazio, accusata di inerzia politica sulla vicenda. “Se da un lato l’USR applica le norme senza flessibilità, dall’altro è ancora più grave l’assenza della Regione, che ha competenze precise sulla programmazione dell’offerta formativa. Doveva intervenire, difendere i territori, invece i sindaci restano soli davanti a decisioni prese solo sui numeri e non sul buonsenso”.
Infine l’appello: “Chiediamo che la Regione Lazio intervenga e sostenga la richiesta di organico di fatto. Non ci fermeremo. Il diritto allo studio non può dipendere dal codice di avviamento postale e non finisce al GRA”.








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