Foto: Gianluca VANNICELLI ©
(di Cristian Cocuccioni) Otto mesi dopo quella tragica domenica che sconvolse Rieti e il mondo dello sport, l’inchiesta sull’omicidio di Raffaele Marianella compie un nuovo passo (leggi). Salgono infatti a otto gli arrestati per la morte del 65enne autista, ucciso il 19 ottobre scorso lungo la Rieti-Terni durante il rientro dei tifosi di Pistoia al termine della partita contro la Sebastiani. Un agguato che trasformò una trasferta sportiva in una tragedia destinata a lasciare un segno profondo.
I primi tre arrestati – Manuel Fortuna, Alessandro Barberini e Kevin Pellecchia (leggi) – erano stati fermati nelle ore immediatamente successive all’assalto con l’accusa di omicidio volontario in concorso. Determinanti, fin dall’inizio, furono le testimonianze raccolte dagli investigatori, tra cui quella di un minorenne presente ai fatti (leggi). A rafforzare il quadro accusatorio sarebbe stata anche un’intercettazione ambientale all’interno della Questura: lasciati soli dopo il fermo, Pellecchia avrebbe ammesso che il sasso che colpì mortalmente Marianella sarebbe stato lanciato da lui.
Le indagini hanno però ricostruito un contesto ben più ampio. Quella sera, infatti, non erano coinvolte soltanto tre persone: secondo gli inquirenti furono almeno tre le auto partite dal PalaSojourner dopo una partita già caratterizzata da momenti di forte tensione. Già durante l’intervallo lungo si erano registrati attriti tra le tifoserie, tanto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per evitare scontri (leggi).
Nella mattinata del 26 giugno sono così scattati altri cinque arresti, tutti giovanissimi e accusati di concorso omicidio per la morte di Marianella e tentato omicidio all’autista che stava conducendo il pullman. Quattro dei nuovi indagati sono stati trasferiti nel carcere di Rieti, uno ai domiciliari, mentre gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire nel dettaglio le responsabilità di ciascun partecipante all’agguato.
In questi mesi il delitto Marianella ha avuto conseguenze profonde. I Comuni di Rieti e Pistoia si sono costituiti parte civile, il PalaSojourner è rimasto chiuso per due gare e, nel quartiere di Campoloniano, è stata inaugurata una targa in memoria dell’autista alla presenza del ministro per lo Sport Andrea Abodi. Non sono mancati episodi di tensione, come lo striscione comparso all’esterno del palazzetto con la scritta: “Nascondetevi infami, sappiamo chi siete”, rivolto evidentemente agli ultras che hanno collaborato con le Forze dell’Ordine.
Sul caso si è acceso anche il dibattito politico, dopo l’emergere di presunti legami di due arrestati con ambienti dell’ultradestra. Un’ipotesi che il procuratore Paolo Auriemma ha escluso, chiarendo come il movente non sia riconducibile a ragioni politiche.
La morte di Raffaele Marianella fece rapidamente il giro dei media nazionali e internazionali. Un uomo che stava semplicemente svolgendo il proprio lavoro, rimasto vittima di una violenza cieca e di un’assurda escalation che non lo riguardava. Oggi, con gli ultimi cinque arresti, l’inchiesta segna un passaggio importante, ma non definitivo: gli accertamenti proseguono per chiarire ogni dettaglio di una vicenda che ha segnato profondamente due città e il mondo dello sport.








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