Sisma 2016, Mario Sanna al 20° giorno di sciopero della fame: «Il Governo dia risposte ai familiari delle vittime»

«Oggi è il mio ventesimo giorno di sciopero della fame». Con queste parole Mario Sanna torna a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla richiesta di istituire un fondo dedicato ai familiari delle vittime delle calamità naturali, una battaglia che porta avanti da anni dopo aver perso il figlio ventiduenne nel terremoto del Centro Italia del 2016.

 

Sanna denuncia quello che definisce il «silenzio del Governo» rispetto alle sue richieste e ricorda come il sisma abbia provocato 302 vittime. Secondo il suo punto di vista, le morti non possono essere attribuite esclusivamente ai proprietari degli immobili crollati, ma anche a una generale insufficienza nell’attenzione alla sicurezza del territorio e all’adeguamento degli edifici al rischio sismico. «Io e la mia famiglia vivevamo in affitto», sottolinea.

 

Nel suo intervento, Sanna ripercorre inoltre gli anni trascorsi tra incontri istituzionali, appelli e promesse che, a suo giudizio, non si sarebbero mai tradotte in risultati concreti. Riconosce però che il Partito Democratico è stato l’unico soggetto politico ad aver dato seguito alle sue richieste attraverso la presentazione di una proposta di legge, due emendamenti e due interrogazioni, una delle quali approvata ma senza conseguenze pratiche, mentre un’altra è ancora in attesa di risposta da parte del Governo.

 

L’uomo evidenzia anche come, nelle numerose ordinanze emanate negli anni per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto, i familiari delle vittime non siano mai stati inclusi tra i beneficiari di specifiche misure di sostegno. Una situazione che considera una grave discriminazione nei confronti di chi ha perso i propri cari.

 

«Venti giorni di sciopero della fame sono tanti e non facili – afferma – ma un padre che si è visto portare via un figlio di 22 anni non può fermarsi davanti alla propria sofferenza fisica». Sanna richiama inoltre il diritto alla vita sancito dalla Costituzione e cita i precedenti interventi normativi adottati dopo il terremoto del Friuli del 1976 e quello dell’Irpinia del 1980 a favore dei familiari delle vittime.

 

La protesta prosegue senza interruzioni. «Il mio sciopero continua fino a quando questo Governo non darà un segnale concreto alla mia richiesta», conclude Sanna, ribadendo che la sua battaglia riguarda un diritto che dovrebbe essere riconosciuto a tutti i cittadini, perché tragedie simili potrebbero colpire chiunque. «Si va avanti».

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