Si chiude domani, nella cornice della Chiesa di San Rufo a Rieti, la IV edizione del Rieti Festival della Filosofia “In difesa dell’Umano – Ricostruire il Futuro”. L’appuntamento finale è fissato per le ore 18:00 con l’intervento del prof. Mauro Alvisi, protagonista della giornata conclusiva insieme a Emanuele D’Agapiti.
Il titolo della lectio, “Scongiurare l’abisso: dal Super Io al Super Noi”, sintetizza il cuore della riflessione che accompagnerà la chiusura del festival: una lettura critica della società contemporanea e delle sue trasformazioni culturali, economiche e tecnologiche.
Il “Condividuo”: una nuova figura dell’uomo contemporaneo
Nel corso dell’incontro, il prof. Alvisi lancerà il concetto di “Condividuo”, definito come l’“homo novus” dell’era post-individualista. Una figura che supera la centralità dell’individuo competitivo per approdare a una dimensione più collettiva e interconnessa.
“Il Novecento ha esaltato il Super Io competitivo e isolato. Oggi quell’impianto mostra i suoi limiti: solitudine, disuguaglianze e crisi ambientale sono il risultato di un modello non più sostenibile”, afferma Alvisi nel suo intervento.
Il Condividuo viene così descritto come una nuova forma di soggettività, non in opposizione all’Io, ma come sua evoluzione: un essere umano che si realizza pienamente solo nella relazione con gli altri e all’interno di una comunità consapevole.
I tre principi del nuovo paradigma
Alla base del modello teorizzato dal professore ci sono tre elementi fondamentali: la condivisione del valore oltre l’accumulo individuale, la capacità di governare la complessità attraverso scienza, filosofia e tecnologia con guida umana, e la centralità della dignità della persona rispetto a logiche di profitto e automazione.
Un approccio che punta a ridefinire il rapporto tra individuo, società e innovazione, includendo anche il ruolo dell’intelligenza artificiale come strumento da governare e non da subire.
Rieti come centro simbolico
Non manca il riferimento al contesto in cui l’evento si svolge. Rieti e la Chiesa di San Rufo, indicata come “centro geografico d’Italia”, diventano nella visione del relatore il luogo simbolico ideale per lanciare un nuovo centro umano e culturale.
“Non c’è posto migliore per immaginare un uomo che si fa noi”, è la sintesi del messaggio che chiuderà l’incontro.
La serata rappresenta così il momento conclusivo del Festival, che anche quest’anno ha riunito filosofi, studiosi e pubblico attorno al tema della ricostruzione dell’umano nell’epoca delle trasformazioni globali.








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