Il rilancio del Terminillo negli ultimi anni ha coinciso quasi per la maggior parte con il progetto TSM2 (Terminillo Stazione montana). In pratica l’idea era trasformare il comprensorio in una moderna stazione turistica con collegamento sciistico tra i versanti di Rieti, Leonessa, Micigliano e Cantalice, nuove seggiovie e tapis roulant, ampliamenti delle piste, innevamento artificiale e sentieri, rifugi, percorsi di Mountain bike e turismo estivo.
Un progetto ambizioso per un investimento di 50 milioni di euro, di cui solo 20 coperti da un impegno di spesa regionale e il resto a carico di eventuali investitori privati. Un progetto necessario dopo il declino storico della ex montagna di Roma penalizzata da impianti vecchi, dalla poca neve nel periodo invernale, dallo scarso investimento infrastrutturale e anche dalla concorrenza di altre località appenniniche.
Ebbene dopo venti anni il progetto è rimasto intrappolato tra ricorsi, polemiche ambientali, difficoltà nel trovare investitori privati, contestazioni sul cambiamento climatico e sostenibilità dello sci appenninico.
Non solo ma il piano di rilancio è di nuovo in bilico tra terreni ricadenti in aree ad alto impatto naturalistico e faunistico sulle quali dovrebbero sorgere alcune opere (e in questo caso sarà importante l’esito dell’appello contro la sentenza del Commissario degli Usi civici di Vazia) e il “no” della Regione Lazio alla richiesta di proroga della valutazione di impatto ambientale da parte della Provincia di Rieti.
Il motivo? L’eventuale mancata chiusura della Conferenza dei servizi potrebbe costringere il Tsm ad affrontare di nuovo l’iter di Valutazione di incidenza ambientale e nella peggiore delle ipotesi anche costringere i tecnici della Provincia a ridisegnare parte del progetto con conseguente dilatazione ulteriore dei tempi.
Un pericoloso salto all’indietro nonostante le rassicurazioni di questi giorni da parte di esponenti locali, regionali e parlamentari del centrodestra che hanno ribadito non solo “l’infondatezza delle notizie sulla bocciatura del progetto” ma “l’impegno di investire concretamente nel futuro delle aree interne e montane, attraverso una politica capace di creare opportunità, occupazione e crescita, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle comunità locali”.
Dichiarazioni che però non bastano a rassicurare gli operatori della stazione montana reduce, forse per la prima volta dagli anni post Covid, da una stagione invernale soddisfacente che ha permesso l’apertura regolare degli impianti di risalita per 96 giorni.
Albergatori, maestri di sci e gestori dei locali di ristorazione sperano che siano davvero le battute finali di un progetto già finanziato ma che invece ad oggi è ancora forte motivo di preoccupazione e sconforto e che rischia come detto di dover ripartire quasi da zero.
Dall’altra parte il cartello degli ambientalisti che continua a battersi contro un “progetto nato fallimentare e gestito con supponenza velleitaria da amministratori poco inclini al confronto nel merito. L’unico futuro per il Terminillo – a loro dire – è quello di garantire uno sviluppo realmente sostenibile attraverso crescita sociale ed economica attraverso una vita più sana, serena, partecipata equa per tutti”.
Una cosa comunque è certa: il dibattito non solo tecnico ma politico sul progetto Tsm2 rischia di far perdere di vista le vere criticità del Terminillo che quest’estate – complici i rincari di bollette e benzina unitamente alle incertezze dovute alle guerre in corso – potrebbe di nuovo alimentare il turismo di prossimità come già accaduto durante la Pandemia.
Per questo sarà importante farsi trovare pronti. Purtroppo, però, la neve sciogliendosi ha fatto riemergere tutte le problematiche della stazione montana conseguenza di una mancanza di interventi anche di ordinaria manutenzione nonostante proclami, promesse e rassicurazioni.
Il rilancio del Terminillo passa anche attraverso l’offerta dei servizi e infrastrutture che è in grado di offrire ai turisti e ai residenti, servizi che al momento latitano.
Per non parlare della riqualificazione di alcune aree come quella che ospita la Piscina coperta mai ultimata che si erge a monumento allo spreco di denaro pubblico sul quale anche la Guardia di finanza ha acceso i fari. L’ennesimo progetto frutto di una visione errata di sviluppo che ha portato a realizzare una opera sovrastimata per le necessità locali e insostenibile nella gestione per chiunque.
Forse non c’è bisogno di pensare a mega progetti per rilanciare il Terminillo e, nel caso specifico del Tsm 2, sperare in una nuova era glaciale per vederlo funzionare a pieno regime.
Basterebbe – visti anche i numeri sull’affluenza degli sciatori sul Terminillo in questa stagione forniti da Asm – rimettere definitamente in sesto gli impianti già presenti, magari dando anche una sistemata alla pavimentazione stradale del centro abitato ormai ai limiti della praticabilità per auto e pedoni.
O, in alternativa, pensare seriamente alla realizzazione di un Parco naturale già proposto una decina di anni fa dal consigliere comunale Carlo Ubertini all’epoca assessore nella giunta Petrangeli in grado di coniugare sviluppo e natura, coinvolgere i Comuni ricadenti nel comprensorio e interagire con la facoltà di Scienze della montagna che ha sede in città.
E chissà che gli ulteriori accertamenti ambientali richiesti dai tecnici di una Regione Lazio dagli stessi colori politici di Provincia e Comune di Rieti non possano suggerire una virata in quella direzione.
E infatti giunto il momento, dopo tanti anni di chiacchiere, di accelerare affinché il Terminillo si trasformi davvero in un volano per il territorio e la stazione montana non rimanga l’ennesima eterna incompiuta. Per ora chi avrebbe dovuto perseguire questo obiettivo ha fallito. Vedremo in futuro.








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