Cinque mesi di attesa e silenzi: il racconto di una famiglia reatina dopo la morte di una 70enne

Una morte improvvisa, poi mesi di attesa, domande senza risposta e un dolore che, col passare del tempo, si è trasformato anche in rabbia.

È la storia raccontata da Emanuela Bucci, che ha deciso di rendere pubblica la vicenda della suocera, una donna di 70 anni trovata senza vita nella sua abitazione a Roma il 30 novembre 2025.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, il corpo sarebbe stato rinvenuto in casa e sul posto sarebbero intervenuti diversi soggetti: Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine e personale sanitario, con l’avvio degli accertamenti del caso e il sequestro dell’appartamento.

Da quel momento, però, per i familiari sarebbe iniziato un lungo periodo di incertezza.

“Per mesi non abbiamo avuto risposte chiare su cosa fosse successo – racconta Bucci – abbiamo chiesto spiegazioni, ma senza ottenere nulla di concreto”.

Un punto centrale della vicenda riguarda gli accertamenti medico-legali. La famiglia sostiene di non essere stata informata tempestivamente dell’autopsia, eseguita presso il policlinico Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, venendone a conoscenza solo dopo aver contattato direttamente la medicina legale.

Nel frattempo, l’abitazione sarebbe rimasta sotto sequestro per diversi mesi, senza che – secondo il racconto – arrivassero comunicazioni chiare sui tempi e sulle procedure.

Solo con l’assistenza di un legale, afferma la famiglia, la situazione avrebbe iniziato a sbloccarsi, consentendo finalmente la restituzione della salma.

Il momento più difficile è arrivato al termine di questo lungo percorso: il riconoscimento del corpo.

“È stato un impatto devastante – racconta – qualcosa che non si può descrivere facilmente”.

Dopo cinque mesi, la donna ha potuto ricevere una degna sepoltura a Ornaro, dove la famiglia ha scelto di darle l’ultimo saluto.

Resta però il peso di una vicenda che, secondo i familiari, lascia aperti molti interrogativi: sui tempi degli accertamenti, sulle modalità di comunicazione e sulla gestione complessiva del caso.

“Abbiamo vissuto un inferno lungo cinque mesi – conclude Bucci – e quello che chiediamo è solo chiarezza”.

La famiglia sta valutando ulteriori azioni per fare luce su quanto accaduto.

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