Movida in centro tra diritto al divertimento, tutela delle attività e diritto alla quiete e sicurezza pubblica – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

Aumenta la preoccupazione in relazione agli episodi di violenza che si verificano in città, particolarmente in alcune zone del centro. Un susseguirsi di accadimenti che allarmano i residenti che non si sentono più sicuri nella propria città o nel proprio quartiere. Fenomeni di microcriminalità – spesso legati alla cosiddetta movida – ai quali guardano con particolare attenzione anche le forze dell’ordine.

Mentre la “movida” è vista positivamente come momento di aggregazione, socialità e vitalità economica per la città, la “malamovida” rappresenta il punto in cui questa vivacità diventa insostenibile per la comunità locale a causa dell’assenza di regole, controlli o della mancanza di senso civico che spesso sfociano in violenza.

A Rieti, questo fenomeno ha fatto registrare una forte recrudescenza nelle ultime settimane, con diversi episodi che hanno interessato il centro storico e le aree limitrofe.

A balzare agli onori delle cronache le continue risse come quelle che si sono verificate in Via Terenzio Varrone e in Via della Verdura. Gli scontri hanno causato danni, vetrine di attività commerciali infrante e persino lasciato tracce di sangue in strada, scatenando le proteste dei residenti per la mancanza di sicurezza.

Non solo ma i cantieri ancora aperti per la riqualificazione urbana del centro hanno persino contribuito a spostare i flussi della movida. A causa dei lavori in corso in Largo Alfani i punti di ritrovo giovanili si sono trasferiti verso zone meno presidiate, aggravando il degrado in alcune vie secondarie.

Un esempio è stato l’intervento da parte dei vigili del fuoco sulla terrazza del Teatro Flavio Vespasiano per sgomberare un gruppo di giovanissimi in stato di ebbrezza che disturbavano uno spettacolo in corso e le abitazioni vicine.

Fenomeni che immancabilmente hanno indignato e infiammato anche il dibattito politico.

E così se la sinistra accusa la maggioranza di affrontare il tema della sicurezza principalmente per propaganda politica senza operare scelte concrete volte a contrastare i fenomeni di violenza, da destra c’è chi forse guardando in prospettiva elettorale si prepara a cavalcare l’onda anti-immigrazione con i soliti slogan buoni per ogni stagione “Rieti non può essere violentata da stranieri senza regole” o “i reatini non possono e non devono essere cacciati da casa loro”.

A scatenare la polemica, in particolare, è stata la decisione di Area Rieti – movimento politico di destra pronta a correre al fianco del generale Vannacci fondatore di Futuro Nazionale alle amministrative del 2027 – di organizzare una mobilitazione inizialmente prevista (provocatoriamente) per il 25 aprile (Festa della Liberazione) ma poi opportunamente anticipata al 24 aprile – dopo le proteste dell’Anpi come ribadito dal presidente Cosmo Bianchini ospite di Emiliano Grillotti alla Rana nel pozzo – e su richiesta della Questura per timore di disordini.

Una “protesta” contro degrado e insicurezza mascherata da “festa trasversale” aperta a tutti perché sia mai pensare che si voglia puntare l’indice verso quegli stessi partiti di centrodestra attualmente alla guida di Governo, Regione Lazio, Provincia e Comune di Rieti che hanno fatto proprio della sicurezza e lotta all’immigrazione – seppur a colpi di decreti legge – il proprio cavallo di battaglia.

Insomma per Area Rieti l’obiettivo è “scendere in piazza con il sorriso e con l’orgoglio della appartenenza, decisi a riconquistare ciò che ci è stato tolto” ma – aggiungiamo noi – senza calcare troppo la mano per non sottolineare forse il fallimento in materia di chi governa.

Forse sarebbe stato meglio per gli organizzatori salire le scale di Palazzo di Città e chiedere al sindaco (esponente del partito del premier Meloni) quante delle promesse fatte ai cittadini nel suo programma elettorale del 2022 in tema di sicurezza si sono realmente concretizzate in questi anni da “non permettere che Rieti si trasformasse in una giungla dove vige la legge del più forte o l’arroganza di chi, incapace di integrarsi, pretende di imporre la propria prevaricazione”.

Così, molto semplicemente, senza cercare di cambiare il senso e il valore di ricorrenze storiche particolarmente sentite anche nel Reatino che ha pagato un pesante tributo per la liberazione dall’oppressione nazi-fascista, con eventi legittimi più ma neanche lontanamente accostabili alla vera Liberazione quella con la “Elle” maiuscola. Alla fine, fortunatamente, ha prevalso il buon senso.

Abbiamo già detto che per Rieti si sta aprendo una stagione di grande cambiamenti. Il miglioramento dei collegamenti su gomma con Roma e il potenziamento dell’Università, in particolare, accelereranno questa importante fase che permetterà alla città di uscire dal suo storico isolamento.

Cambiamenti necessari ma che allo stesso tempo porteranno i reatini a vivere diversamente il proprio tessuto urbano e a cambiare abitudini consolidate. La presenza di tanti giovani universitari avrà i suoi pro e contro e tra questi sicuramente quelli legati alla sicurezza e ordine pubblico.

E allora sarà bene che enti e istituzioni per quanto di loro competenza facciano appieno il proprio dovere: alla prefettura il compito di garantire la sicurezza sul territorio attraverso l’opera della questura e delle altre forze dell’ordine e al Comune rispondere con ordinanze anti-alcol, chiusure anticipate e aumento dei controlli.

Una sfida complessa, impopolare, tra il diritto al divertimento, la tutela delle attività economiche e il diritto alla quiete e sicurezza pubblica.

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