L’identità culturale è un indispensabile riferimento per elaborare una convincente visione di futuro da parte di una comunità. Iniziative ed eventi che ne favoriscono lo sviluppo e consolidamento sono delle vere e proprie sfide che aprono al rapporto con l’alterità, al corretto equilibrio tra la valorizzazione dell’originalità e unicità antropologica di una collettività e l’arricchimento e miglioramento che essa stessa potrà ricevere in vista di virtuose e possibili progettualità. Senza radici, non si può andare da nessuna parte, siamo deboli e vulnerabili, facilmente manipolabili, essenzialmente miopi, facili alla superficialità, incapaci di una valida e apprezzata prospettiva. Dimenticare le radici ci trasforma pertanto, più o meno consapevolmente, in ladri di futuro nei confronti delle giovani generazioni verso le quali, invece, abbiamo il dovere di traghettare e passare il testimone della storia, ma anche in persone odiose e ingrate verso l’impegno e il valore delle generazioni passate. Dall’altra parte essere ossessivamente ancorati al passato, chiude al futuro, ed è l’altro rischio che si può correre se non ci si impegna nell’interpretazione dei segni dei tempi per la costruzione di un bene comune assolutamente irrinunciabile: una fondata speranza nella realizzazione di un mondo in cui i giovani possono ritrovarsi e realizzarsi, coniugando così, nella dimensione presente, la memoria e l’aspettativa.
All’interno di questa cornice di riferimento l’amministrazione di Greccio, insieme all’Associazione “Amici del centro storico di Greccio” – APS, organizza un incontro culturale per parlare della storia del Borgo. Si tratta di compiere un viaggio attraverso il medioevo in cui rintracciare i passi fondamentali del processo d’incastellamento di Greccio, arricchito da una puntuale descrizione dell’intervento, appena terminato, sulla torre campanaria della chiesa di san Michele Arcangelo, che ospita l’orologio del paese, posto su una delle torri medioevali ancora ben visibili della cinta muraria che proteggeva il centro storico.
L’incastellamento non è stato solo un fenomeno architettonico, ma anche un’efficace opportunità che ha trasformato i comuni medievali, una volta fortificati, da semplici agglomerati di case ad organismi politici e sociali che avranno sempre più peso nel definire la storia dei loro territori. In un’epoca segnata da incursioni e instabilità, le mura offrivano il “diritto alla sopravvivenza”, ed è proprio il senso di sicurezza e protezione che attirava le popolazioni rurali dalle campagne circostanti, innescando un potente volano demografico ed economico. Un castello era molto più di un rifugio, era un simbolo di identità, e possedere una cinta muraria o una torre fortificata comunicava visivamente il prestigio e il potere del signore o della comunità cittadina. Tra quelle mure sono nati i primi statuti, si amministrava la giustizia, emergeva in modo irreversibile l’inizio della pratica dell’autonomia politica. Le mura fortificate delimitavano lo spazio più importante della vita di una comunità, dove si scambiavano merci e si accumulava ricchezza, creando una struttura urbana che ancora oggi sopravvive in tantissimi centri italiani e europei: vicoli stretti, che non erano solo passaggi, ma laboratori a cielo aperto, dove si trovavano gli artigiani che lavoravano sull’uscio, ma anche i panni stesi e gli animali da cortile che circolavano liberamente. La piazza era il cuore pulsante della comunità, l’unico luogo dove il mercante, il notaio, il sacerdote, il signorotto e il contadino, poveri e ricchi, donne, uomini, bambini, giovani e anziani si incrociavano quotidianamente.
Ed in un mondo senza orologi da polso, senza cellulari collegati in rete, era il suono della campana della torre civica o del castello a regolare l’esistenza di tutti i cittadini. Gli orologi meccanici, che si affiancarono alle campane già nel XIII-XIV secolo, segnavano il ritmo della vita cittadina, annunciavano l’apertura e la chiusura delle porte della città, l’inizio del mercato, le assemblee pubbliche, le funzioni religiose, la fine della giornata, l’inizio del coprifuoco, quando le mura tornavano a essere un guscio protettivo contro il buio esterno. Un guscio che favorì il consolidamento dell’aiuto reciproco contro i pericoli e le minacce quotidiane, alcune ben visibili e altre più subdole, come le carestie o le malattie.
Il processo d’incastellamento del borgo medioevale di Greccio, la sua torre campanaria e il recente intervento al suo storico orologio, saranno oggetto di una piacevole conversazione guidata dal prof. Francesco Benedetti, autore del testo “Greccio. Dal castrum ai nostri giorni, un viaggio millenario nel segno della presenza di Francesco d’Assisi”, a cui potranno partecipare tutti coloro che interverranno all’iniziativa organizzata per sabato 18 aprile, nella sala Giovanni Velita sita a Largo Betlemme, nel centro storico del paese, alle 16.30.








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