Una testimonianza che colpisce per sincerità e riconoscenza. È quella di Marina C., arrivata da Roma, che ha voluto raccontare pubblicamente la propria esperienza all’ospedale di Rieti dopo il ricovero della sorella disabile.
Un ingresso in corsia avvenuto in emergenza, dopo una situazione complicata: la donna, ospite della struttura Terre Clare di Ponticelli, ha accusato un grave malore che ha reso necessario l’intervento dell’ambulanza e il trasferimento in ospedale.
Da quel momento, però, il racconto cambia tono. “A Roma non mi è mai capitato di trovare un personale di accoglienza del Pronto Soccorso così disponibile ed efficiente”, scrive Marina, sottolineando la capacità degli operatori di fornire informazioni chiare e puntuali anche ai familiari, spesso lasciati nell’incertezza durante le ore di attesa.
Dopo le prime cure, la paziente è stata trasferita nel reparto di Medicina 1B. Un quadro clinico complesso, il suo, segnato da gravi patologie neurologiche e da un’emiparesi che avrebbe potuto rendere necessario un intervento chirurgico.
“Con grande attenzione i medici hanno provato in tutti i modi a scongiurare l’operazione – racconta – scegliendo una strada più prudente per evitare conseguenze irreparabili dal punto di vista neurologico e motorio. Di questo sarò loro sempre grata”.
Ma il ringraziamento più sentito è rivolto soprattutto al personale sanitario che vive il reparto ogni giorno: infermieri e operatori socio-sanitari. “Si sono presi cura di mia sorella come fosse la loro, con affetto ed empatia”, scrive Marina, citando in particolare due operatori, A. e T., ai quali augura che “torni tutto il bene fatto”.
Un messaggio semplice ma potente, che si chiude con una frase che vale più di tante parole: “Se sto male, vengo qui”.
Una testimonianza che accende i riflettori su un aspetto fondamentale della sanità: oltre alle cure, ciò che fa davvero la differenza è l’umanità.








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