L’editoriale di Luigi Spaghetti: Rieti tra futuro, futurismo e nervi tesi

Ecco l’editoriale di questa settimana di Luigi Spaghetti, in onda con Spaghetti in Corsivo.

RIETI TRA FUTURO, FUTURISMO E NERVI TESI

I quattro lampioni “griffati” denominati con un sforzo di fantasia “Palo Rieti” installati all’inizio di questa settimana – che tante critiche e polemiche stanno suscitando – rappresentano forse l’apice di una querelle per quanto riguarda gli interventi di rigenerazione urbana del centro storico (e nella fattispecie di via Cintia), accolta con scetticismo dalla stragrande maggioranza dei reatini. I nuovi punti luce, infatti, oltre che essere imponenti e dalle linee discutibili sono finiti inevitabilmente nel mirino del popolo dei social che si è subito sbizzarrito nel rimarcare con ironia e commenti taglienti l’opportunità di quelle installazioni.

 

Una valanga di critiche e esilaranti meme che però non sono stati graditi al nostro primo cittadino che pure dell’attività social ne ha fatto una sorta di seconda professione vista la quantità di materiale quotidiano (anche grazie allo stuolo di collaboratori) con cui descrive ogni angolo di una Rieti a sua immagine e somiglianza.

 

Commenti che però devono aver particolarmente urtato la sua sensibilità da passare al contrattacco praticamente dando dell’incompetente a chiunque osasse mettere in discussione la creatura prodotta dallo studio di architettura Peluffo, una istituzione nel campo del design. Non solo ma invitando i “leoni da tastiera” a contare fino a dieci prima di esprimersi. In pratica: non avete diritto di critica se non avete prima studiato.

 

Ebbene – ricordando che la libera espressione del proprio pensiero è il perno di qualsiasi democrazia – anche noi abbiamo voluto raccogliere l’invito e provare a contare fino a 10 (ma non una volta sola) e riletto con attenzione sia la nota del sindaco Sinibaldi che le motivazioni del famoso architetto sulla scelta fatta.

 

Ebbene, far intendere che i reatini “non allineati” siano ignoranti è sembrato decisamente fuori luogo e inaccettabile da parte di chi al contrario dovrebbe rappresentare tutti i cittadini. Una reazione scomposta, l’ennesima, che fa trasparire anche un certo nervosismo forse figlio di una situazione all’interno della maggioranza che gli può aver tolto qualche certezza in prospettiva futura.

 

Quanto al progettista – massimo rispetto per il suo curriculum – anche quando cerca di spiegare che “i quattro corpi illuminanti cercano il dialogo con il linguaggio dei due edifici l’uso di geometrie semplici e moltiplicate, negli edifici figure rettangolari, nei pali, le figure circolari e coniche”. Insomma una spiegazione geniale o da genio incompreso. Fate voi.

 

E poco importa se si scopre che i famigerati “lampioni futuristi” (ora anche al centro di una petizione per la rimozione) non sono proprio pensati esclusivamente per “quel luogo specifico della città” ma invece molto simili se non praticamente uguali a un prodotto in commercio da anni e realizzato dall’abruzzese Ugo La Pietra, classe 1938, artista, architetto, designer, editor, musicista, fumettista e docente di italiano. In pratica semplici oggetti da tavolo (come pensati e progettati da La Pietra) trasformati in lampioni da Peluffo.

 

Ora, sempre attraverso il suo profilo social (non istituzionale), il nostro sindaco ha difeso – come giusto che sia dal suo punto di vista – il progetto dell’architetto pluripremiato attraverso risposte più o meno condivisibili. Ma si è guardato dal farlo a chi chiedesse l’importo della parcella del professionista per un lavoro che a quanto pare non sarebbe proprio originale. Una domanda legittima visto che si tratta pur sempre di denaro pubblico.

 

Ma le chiacchiere come sempre stanno a zero. Il progetto di rigenerazione urbana va avanti e le installazioni montate ora aspettano di splendere di luce propria all’imbrunire. L’arte è ovviamente soggettiva e un’opera d’arte può piacere o no a prescindere dal nome del progettista più o meno famoso.

 

Così come quei “lampioni futuristi” che hanno trasformato una delle storiche porte d’accesso alla città a qualche cosa che assomiglia più all’ingresso di un parco giochi a tema. Volente o nolente diventeranno – come già accaduto per la famosa “Caciotta” in piazza San Rufo e lo “Gnomone” di Piazza Unità d’Italia a Villa Reatina anche queste mai digerite dai reatini a distanza di anni – parte integrante di una città che si appresta a cambiare anche nel nome di quel futurismo tanto caro alla giunta Sinibaldi.

 

Al netto della polemica scaturita dalle scelte urbanistiche bisogna fare i conti con l’attualità e una Pasqua che avrà – anche quest’anno – poco da offrire a chi resterà in città: nessuna iniziativa di rete o eventi congiunti per lanciare il territorio soprattutto nell’anno di “L’Aquila capitale della cultura 2026”.

 

E allora – per chi non prenderà d’assalto il Terminillo mai così innevato a Primavera inoltrata – ben venga il Museo Diffuso che nella settimana Santa grazie alla nuova gestione di Archeoares garantirà finalmente l’apertura contemporanea del Museo Civico e della Pinacoteca. Iniziativa che nelle intenzioni dovrebbe garantire una proposta culturale per la valorizzazione e promozione della città. Per ora accontentiamoci, in attesa di tempi migliori.

Luigi Spaghetti

 

 

 

 

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