Lettera firmata di un lettore a RietiLife.
Buonasera direttore, le voglio segnalare un episodio increscioso che ho vissuto alla stazione Tiburtina di Roma con un autista Cotral. Sono arrivato trafelato alla fermata dei pullman, stanco dopo aver lavorato tutto il giorno , per salire sull’autobus per Rieti delle ore 18. Erano le 18 e 01 e l’autista aveva appena chiuso le porte e stava cominciando a muoversi, gli ho chiesto di aprirmi, in una giornata segnata fra l’altro dallo sciopero dei treni. Lui mi ha guardato freddo e impassibile, con un ghigno quasi compiaciuto, ha lasciato chiuse le porte e non mi ha fatto salire.
Un tassista che ha visto tutto, tirando giù il finestrino, mi ha manifestato la sua solidarietà dicendo di non avere parole per quello a cui ha assistito e ha apostrofato l’autista con un epiteto che io sottoscrivo ma che per educazione non ripeto. Già, l’educazione, una parola oggi desueta, sarebbe bastato un pizzico di cortesia in quell’autista che ha invece perso un’occasione d’oro, quella di mostrare un volto gentile, comprensivo.
Sarebbe il caso che a Rieti, oltre ai due treni “diretti” che sono stati da poco attivati e che collegano a orari impossibili la città con Roma via Terni, ne venissero attivati altri. In un paese che si definisce civile non è possibile che lavoratori come me, che ogni giorno fanno i pendolari per raggiungere la Capitale, debbano fare i conti con una ferrovia inesistente.
Rieti, città bellissima, rischia di essere condannata sempre i più all’isolamento. E questo credo sia davvero un grande e imperdonabile peccato.
Foto RietiLife ©








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Servirebbe fare maggiori controlli sugli autisti. Alcuni sono maleducati fortemente, e stimolano a reazioni bestiali, altri non capiscono l’esigenza di tornare a casa o arrivare a lavoro nei giusti tempi, e vanno pianissimo. L’azienda non funziona affatto, ma sono obbligata a servirmene.
Salve. Mi allaccio all’episodio accaduto al signore di Rieti , increscioso, perché mi è accaduta una disavventura simile circa due mesi fa alla stazione Termini, con un autista Atac del bus H fermo al capolinea. Mentre stavo salendo lui ha messo in moto e chiuso le porte facendomi cadere a terra. Alle mie rimostranze, il conducente troglodita, non solo non si è scusato ma ha anche ammesso di averlo fatto di proposito. Sono una signora di 65 anni e fortunatamente dopo la caduta ho potuto rialzarmi ma potevo sbattere la testa sul marciapiede. Al di là delle considerazioni del caso, propongo l’obbligo ai conducenti dei bus Atac e Cotral di un corso di gentilezza visto anche i lauti stipendi che percepiscono.