Montebuono, un comune immerso nel verde tutto da scoprire con ‘Paese che vai’

Ennesimo appuntamento con la confermatissima rubrica settimanale di RietiLife Paese che vai” che, curata dalla nostra Martina Grillotti, punta a far conoscere, ai reatini e non, i nostri comuni. 73 bellezze tutte da scoprire, tra architettura, storia, gusto, appuntamenti. “Paese che vai” punta a creare un almanacco, un’agenda, che permetta a tutti di saperne di più dei nostri paesi, di scoprirli prima leggendo e poi visitandoli, in un weekend, in un giorno, per una vacanza lunga o corta, per un pranzo o una cena. Vi consiglieremo cosa visitare e gli eventi irrinunciabili cui è impossibile non partecipare. RietiLife è disponibile a integrazioni e segnalazioni, pronta ad ascoltare tutte le realtà del territorio. Scriveteci! [email protected]

(di Martina GrillottiUn paese, quello di Montebuono che è immerso nel verde della Sabina, il panorama che se ne gode è di pace e tranquillità ma c’è anche tanto da vedere e da visitare.

DOVE SI TROVA? – Montebuono sorge a 325 metri di altezza sul livello del mare, su un costone dei monti Sabini. Con i suoi 880 abitanti circa, ricopre una superficie di 19,73 km quadrati. L’insediamento principale è costituito dal borgo medievale che si colloca su un’altura che consente al visitatore di ammirare un panorama immenso fatto di verde e ville, quasi come se fosse una immensa e ricca zona residenziale.

QUANDO NASCE? – Montebuono affonda le radici della sua storia nella Roma imperiale, come testimoniano i resti imponenti della villa di Marco Agrippa (63-12 a.C.), console, amico e genero di Augusto. Successivamente la villa dovette passare alla famiglia dei Licini, come attestano i documenti farfensi che dal 998 ricordano un Fundus Licinianus. Alla struttura della villa appartiene anche l’antica Chiesa di S. Pietro ai Muricenti, le cui prime notizie risalgono al 1105 e che restò il punto di riferimento della popolazione rurale fino alla fondazione di Montebuono, avvenuta probabilmente tra la fine del ‘200 e i primi decenni del ‘300, quando si ritenne necessario riunire la popolazione che viveva sparsa, avendo come unico punto di riferimento la Chiesa di S. Pietro. Il castello di Montebuono, per un breve periodo di tempo nel 300, fece parte del Comitato di Tarano. Sul finire del secolo fu occupato con la violenza da Luca Savelli che fu poi costretto a restituirlo alla Santa Sede. Nel ‘400 S. Pietro era ancora la chiesa matrice di Montebuono; dopo il Concilio di Trento, le funzioni di parrocchia furono trasferite alla Chiesa di S. Maria Assunta, costruita all’interno del Castello, probabilmente nel 1408 nelle vicinanze del palazzo comunale, mentre a S. Pietro restarono le funzioni di Chiesa cimiteriale. Fu dominio degli Orsini, oltre che dei Savelli, fino alla fine del XVI secolo, quando papa Sisto V tolse ai principi i diritti feudali ed insediò un Podestà residente a Collevecchio. Questa situazione si protrasse fino al 1798 quando le truppe napoleoniche fecero prigioniero Papa Pio VI e costituirono capoluogo del circondario Magliano Sabina, abolendo tutte le strutture giurisdizionali dei feudi. Nel 1817, con il definitivo riordinamento dell’assetto territoriale della delegazione di Rieti, Montebuono con i suoi 500 abitanti fu inserito nel distretto di Poggio Mirteto e, con gli appodiati di Cicignano, Collevecchio, Fianello, Foglia, S. Polo e Tarano, entrò a far parte del governatorato di Calvi. Successivamente, quando Calvi fu separato dal distretto di Poggio Mirteto, passò sotto il diretto Governo di quest’ultimo centro.

COSA VEDERE? – La visita del centro storico di Montebuono parte dal belvedere esterno che lascia incantati di fronte all’immensità dei panorami verdi che si possono ammirare. Il centro storico di Montebuono doveva essere una fortificazione o un accampamento militare romano, per questo motivo il suo schema costruttivo, tipico del Castrum romano, è presente in tutto l’abitato che è a pianta quasi rettangolare. Le torri tutte intorno al borgo si ergono maestose e alcune di esse sono trasformate in residenze prestigiose. A testimoniare l’antica storia di questo territorio sono due ville rustiche di origine romana: una nei pressi della Chiesa di San Pietro ad Centomuros chiamata localmente Villa romana delle Terme di Agrippa, che come testimoniano le iscrizioni rinvenute in loco, apparteneva all’abile generale di Augusto: Marco Vipsanio Agrippa. Essa era alimentata dai Grottoni di San Donato, delle conserve d’acqua oggi in stato di totale degrado; l’altra nei pressi del cimitero di Fianello, conosciuta non per l’architettura ma per gli eccezionali ritrovamenti (durante alcuni lavori effettuati sulla strada che conduce al cimitero, furono rinvenute moltissime statue, tra cui un sileno, una menade danzante, un attis-heros, il ritratto della testa di Eschilo e varie lucerne di grande diametro, tutte conservate nei magazzini del Museo nazionale romano). La Villa di Fianello, come per la maggior parte dei resti romani della Sabina è stata utilizzata come “cava” di materiale edilizio. Da non perdere nella visita a Montebuono è la già citata chiesa di S. Pietro, denominata “ad Muricentum” o “ad Centum murum”, per la presenza di numerosi resti romani che la caratterizzano e la delimitano. Essa sorge poco al di fuori dell’abitato di Montebuono, in località Grignano, presso l’area cimiteriale e risale probabilmente alla seconda metà del XIII secolo. La facciata è a capanna con spioventi asimmetrici, l’ingresso è spostato verso sinistra. L’interno è a due navate, divise da quattro arconi ribassati su pilastri e colonne che sostengono un muro su cui si aprono verso l’interno della navata tre monofore. La navata di destra è suddivisa in tre campate, di cui le ultime due sono coperte da volte a crociera. Staccato dalla chiesa sorge il campanile a pianta quadrata databile al XII secolo e per le sue caratteristiche costruttive può essere attribuito a maestranze lombarde. La chiesa, pur fortemente rimaneggiata nel tempo, conserva i lineamenti della originaria struttura romanica che i recenti lavori di restauro hanno messo nuovamente in evidenza, eliminando molte delle superfetazioni successive. L’apparato decorativo interno indica nella fine del Trecento e nella prima metà del Quattrocento un periodo di grande fervore innovativo. I dipinti più antichi conservatesi all’interno del complesso sono quelli della controfacciata. Si tratta d’immagini votive già scialbate. A destra dell’ingresso in alto, una Madonna in trono con Bambino, in basso di nuovo la Madonna in trono con il Bambino fra angeli e san Giovanni Battista. A sinistra del portale sono raffigurate due madonne con Bambino ritratte l’una mentre Gesù le accarezza il viso, l’altro nell’atto di allattare il Figlio. Nella zona sovrastante, in due grandi pannelli, sono affrescati il Martirio di San Lorenzo e il Miracolo della Madonna dell’Oliva. Nella navata destra della cappella si trova il dipinto dell’incontro di Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea. All’interno, disposti sulle pareti laterali alcuni episodi della Vita del Battista (il battesimo di Cristo, il banchetto di Erode e La decollazione), il Martirio di San Giovanni evangelista e Miracoli dell’apostolo Giacomo Maggiore; sulla parete di fondo c’è la Crocifissione. Se poi si vuole godere di una visuale su tutto il centro storico non si può non far tappa al santuario dedicato a San Benedetto che si trova in cima al monte che prende il suo nome e che si erge a protezione del borgo di Montebuono. Appena dopo l’abitato, volgendosi indietro, si può raccogliere in un solo sguardo tutto il borgo storico di Montebuono e vedere in lontananza il vasto panorama della Sabina. Salendo ancora più su, lungo il cammino, sotto le fronde degli alberi ci si può riposare al fresco e anche imbastire un picnic sedendosi intorno ai tavoli di legno che sono state appositamente lì collocate. Nella frazione di Fianello si trova poi la Chiesa di Santa Maria Assunta che ha origini altomedievali e presenta diverse fasi costruttive. Fu rifatta, in buona parte, nel secolo XIII e decorata, nei primi del XIV. L’abside è decorata da affreschi con figure di Santi e, nel centro, c’è l’incoronazione della Vergine. Nella parete dell’ultimo arco verso l’abside c’è dipinto l’inferno, mentre nella parete destra è rappresentato il purgatorio dipinto dal maestro Giacomo di Santo Polo nell’anno 1450. Di particolare interesse è la cripta, romanica, nella quale sono stati riutilizzati materiali di spoglio di età romana, due capitelli sono stati ricavati riadattando due iscrizioni, e altomedievale, una colonnina modellata dal magister lohannes su commissione del presbiter Florentinus. Di notevole peculiarità sul presbiterio rialzato, la presenza di una semplice cattedra marmorea, mentre il catino absidale mostra ancora tracce di una decorazione pittorica a fresco.

QUALI SONO I PRINCIPALI APPUNTAMENTI? – Un appuntamento a cui gli abitanti sono molto legati è l’onorare San Benedetto, questo si svolge ogni anno, in una domenica di giugno quando il popolo di Montebuono, sull’esempio degli antenati, si reca a piedi sul monte a lui dedicato raccogliendosi in preghiera e partecipando attivamente alla S. Messa che si celebra in onore del Santo. La strada in quel mese è profumata da cespugli di ginestre che fiancheggiano il sentiero. Nata da poco ma da subito ha segnato un grande successo è la festa della Magnalonga che si svolge in aprile e che consiste in una passeggiata enogastronomica, il cui percorso si snoda attorno la campagna Sabina, partendo dal centro storico di Montebuono fino a giungere al borgo medioevale di Rocchette di Torri in Sabina e, per i più coraggiosi, all’antico castello di Rocchettine. Su sentieri sterrati, paesaggi estremamente variegati, con natura selvaggia prevalentemente collinare con piccoli tratti immersi nella montagna. Infine, in onore dei festeggiamenti per il Santo Patrono, San Vincenzo Ferrer, si svolgono due giornate di feste a maggio in cui è compreso anche il famosissimo concerto di primavera.

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