“PASQUALE DA CITTADUCALE”

Torno dopo qualche giorno di assenza incalzato dal direttore che mi ha chiesto e appaltato un pezzo. Mi sto calando nella parte anche se, specie in questo momento elettorale, mi sto accorgendo che fare il giornalista è davvero dura. Tuttavia, armato di buona volontà e tanta voglia di diventare un vero reporter non posso esimermi dal confezionare il pezzo richiestomi: lo sport a Rieti. Pur non avendolo mai praticato a certi livelli amo e seguo quasi tutte le discipline: calcio, basket, pallavolo, ciclismo ecc. ecc. (mio figlio pratica nuoto), ma fare un focus sullo sport reatino mi sembra (va) un’impresa ardua. Invece debbo dire di aver testato una situazione che probabilmente non è adatta alla realtà cittadina. Mi spiego. Conoscendo molto bene la città ed i suoi impianti sportivi non credevo, scusate l’ignoranza, che Rieti non avesse squadre in categorie importanti nelle varie discipline sulle quali ho svolto una piccola indagine. Nel calcio, praticamente lo sport nazionale, la formazione del Rieti, dopo aver assaggiato la serie C, milita in una categoria regionale che non ha nulla a che vedere con il professionismo o giù di li. Per fare un parallelo, visto che tra i miei colleghi ci sono un paio di rossoverdi ternani, i “lelli” tanto per capirci, la Ternana la prossima stagione concorrerà nel campionato di serie B pur non disponendo di uno stadio all’avanguardia come quello di Rieti dove, spesso, ci ha giocato la nazionale Under 21 e dove, per aver condotto un’indagine presso gli uffici comunali, ci sono dispositivi circa la sicurezza da far invidia a molti stadi di serie A. Stessa cosa, visto l’impianto, si può dire per il PalaSojourner che negli anni ‘80 ha ospitato il gotha del basket internazionale. Dalle scarpette rosse della Simmenthal Milano, fino alla Mens Sana Montepaschi Siena, anche se attualmente non ci sono tracce di campionati importanti, eccezion fatta per i play-off che sta disputando il Rieti Basket Club in una categoria misconosciuta e che sembra poca cosa rispetto alla Coppa Korac conquistata da Brunamonti e dal mitico Willie, l’uomo del gancio-cielo e delle smorfie alla domenica sportiva dove c’era Carlo Sassi. Poi, purtroppo per lo sport reatino c’è il vuoto, il nulla o quasi. Il rugby, lo sport del terzo tempo, non ha grande seguito e non naviga nell’olimpo, il volley sembra essere solo al femminile e non ha squadre in categorie di rilievo tanto da spellarsi le mani. Per non parlare di ciclismo, boxe, scherma e tennis dove i praticanti sono pochi e non sembrano esserci dei big da copertina. Mi sono poi imbattuto nel trial-bike dove c’è un giovane, Diego Crescenzi, che prova a tirare la volata alla città con performance importanti pure fuori i confini nazionali, anche se non ha saputo resistere, senza successo, al talent-show. Tra le manifestazioni che mettono la città in risalto, c’è di sicuro il Meeting internazionale di atletica leggera. Una specie di Giubileo dell’atletica che va in pista da 40 anni. Un’icona nel mondo dello sport reatino, che spinge Rieti oltreconfine e che, a volte, riesce a far vivere storiche imprese con record che hanno entusiasmato il mondo. Qualcosa d’importante si legge nella storia della coppa Carotti che alimenta la passione per l’automobilismo riguardante la velocità in salita. Infine c’è il calcio a 5, il Real Rieti, che sembra essere l’unica disciplina di un certo livello visto il campionato di serie A ma che non sembra avere un seguito proporzionato alla categoria.  Per il resto lo sport reatino non vive stagioni entusiasmanti in nessuna disciplina. Appare come un malato cronico al quale è difficile impartire una terapia adatta che lo faccia guarire o perlomeno migliorare. Il quadro non è certo dei migliori nonostante ci siano elementi, strutture e possibilità per fare bene. Un capitolo a parte meritano, o meriterebbero, i dirigenti di ciascuna società che, anche a detta di alcuni, pensano solo ai fatti loro senza riuscire a far progredire i diversi movimenti che rimangono all’asciutto, senza velleità di crescita e, soprattutto, in categorie di basso profilo. L’equazione tra città, impianti, società e praticanti, sembra non avere una soluzione dal risultato esatto ma appare un’incompiuta dagli enigmi irrisolvibili. A questo punto diventa obbligatorio rimpallare il quesito a chi avrà l’onere e l’onore di guidare questa città nei prossimi cinque anni. Chiunque avrà il compito di condurre il governo cittadino dovrà avere un occhio di riguardo, senza sprechi inutili di danaro,  nei confronti dello sport che allo stato delle cose potrebbe essere un volano importante per rimettere in moto alcune attività rimaste inattive per molto tempo. La nostra inchiesta ha messo in evidenza una carenza che, personalmente, non credevamo di poter trovare. Se è vero che lo sport in tutte le sue sfaccettature  è una  palestra di vita, di crescita e di aggregazione, allora non rimane che trovare la cura adatta al fine che anche a Rieti si possa respirare un certo tipo di sport. Il messaggio lo “postiamo” (oggi si usa dire così) direttamente a chi avrà la fascia tricolore di una città che si è stancata di vivere solo di luce riflessa. O di ricordi stucchevoli e senza senso. Foto (archivio): Emiliano GRILLOTTI © 12 Maggio  2012

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