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“PASQUALE DA CITTADUCALE”: QUATTROSTRADE, DEPORTATO E GHETTO

Questa volta debbo ringraziare “I Ragazzi della via Gluck” che tempestivamente hanno segnalato a Rietilife i deliri del neo assessore alla pianificazione urbanistica, opere pubbliche, Governo del territorio ed edilizia scolastica, mica squisquiglie come direbbe Totò, alias ing. Andrea Cecilia che sulle note biografiche presenti sul sito del Comune di Rieti ha scritto delle cose a dir poco allucinanti. Diciamo che se voleva risultare simpatico e divertente non c’è riuscito perché affermare certe cose e pubblicarle su un sito istituzionale come quello del Comune di Rieti, non è certo una brillante idea. L’ing. Cecilia ha di fatto vomitato sul quartiere che l’ha fatto crescere e che successivamente avrà pure contribuito a farlo diventare assessore. A parte la sua foto che correda il profilo e che inquieta di per se (a me somiglia a Schettino) il caro assessore che fa? Dopo aver iniziato il suo racconto dall’infanzia vissuta nella bambagia della “ricchissima” zona di Borgo-Porta Romana, il nostro scrive quanto segue: <Era possibile andare a comprare la merenda con le 50 lire in tasca da Carolina, oppure chiedere vecchi cuscinetti a sfera a Mario il meccanico o scarti di legno al falegname per costruire giochi. Si poteva insomma dominare tutto il quartiere, dalla sponda sinistra del velino fino addirittura a S. Antonio al Monte (mai oltre il ponte romano, terra di un altro popolo di bambini, probabilmente ostili!)>. Chi legge questo primo scorcio pensa a dove sia davvero cresciuto Cecilia che… aldilà del ponte Romano aveva dei nemici da combattere con sole 50 lire in tasca! Per non parlare di dove l’assessore colloca la nascita della Standa: “nell’estremo sud” del quartiere. Il meglio di se l’assessore lo mette in evidenza quando parla della seconda parte della sua infanzia, quella che probabilmente gli ha lasciato i segni più duri. Cecilia ci fa sapere che: “all’inizio degli anni ’80 sono stato “deportato” con la famiglia alle case popolari di via Lama a Quattrostrade. Non ho mai saputo chi fosse il progettista di quell’orrendo complesso di palazzoni grigi, all’epoca in piena campagna, né quale fosse il malato disegno di politica urbanistica che spinse ad esiliare tante incolpevoli persone in un ghetto così lontano dalla città, dai giochi e dagli amici. Già da allora mi sono sempre chiesto perché mai fosse necessario rendere tanto scomoda e disagiata la vita di tutte quelle famiglie. Di quell’esperienza il ricordo più nitido è il retro dell’orribile e puzzolente autobus arancione che ho rincorso, zaino in spalla, ogni mattina per andare a scuola>. Adesso ditemi voi: sarà rimasto intossicato dai fumi di scarico di quell’autobus o potrebbe aver ingerito cibo avariato visto il ghetto nel quale viveva? Per scrivere certe cose di sicuro qualcosa non è andato per il verso giusto. Però, fortunatamente per il nostro assessore, le cose nella terza parte della sua gioventù sono andate decisamente meglio visto che intorno ai 16/17 anni fu salvato. Ecco il suo racconto estrapolato dal sito del Comune di Rieti e non da un giornaletto di battute: “Quando ormai frequentavo il secondo o terzo anno del Liceo, ci salvammo dal Purgatorio e, tornato finalmente nella mia città, a Porta Romana, ho completato gli studi superiori al liceo Scientifico di S. Francesco…> Scusatemi ma i puntini di sospensione ci vogliono per non farmi prendere una querela per ingiurie. Ma questo signore sta scherzando o dice la verità? Ha vissuto a Quattrostrade mica a Beirut. Che significa l’esser tornato nella “mia città”? Ma che Quattrostrade ha fatto o fa parte di un’altra città? Un dramma dal quale il “deportato” Andrea Cecilia (chissà se ha anche il tatuaggio con il numero di matricola!) si è ripreso andando a vivere fuori dalla “sua città”, svolgendo una quantità di lavori molto interessanti e di spessore visti anche i luoghi dove ha esercitato la sua professione che gli ha tolto moltissime soddisfazioni anche in giro per il pianeta. La domanda nasce spontanea: ma perché è tornato a Rieti? Non poteva rimanere dov’era? Oppure è tornato per “purificare” il ghetto di Quattrostrade? Quella zona così impervia, così fatiscente, così poco meritevole di far parte di una metropoli come Rieti la città del giocoso bimbo Andrea Cecilia, diventato poi un Principe, fuggito fortunatamente dal ghetto dove rischiava di rimanere un rospo per tutta la vita. Non ci sono parole per commentare altro, c’è solo da stendere un pietosissimo velo e consigliare con tutto il cuore al suo amico sindaco, Simone Petrangeli, di rimuovere quantomeno il più velocemente possibile dal sito quel che l’ing. Andrea Cecilia è stato capace di scrivere. Peccato, per chi ha creduto che le cose sarebbero cambiate e per chi abita a Quattrostrade! Foto: Gianluca VANNICELLI/Agenzia PRIMO PIANO © 18 Settembre 2012

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