Sarebbe stato il 24enne Giuseppe Aguzzi, l’ex capo ultras dei ‘Bulldog’ della curva Terminillo del PalaSojourner di Rieti, a ordinare la sera del 19 ottobre 2025, agli altri ultras della Sebastiani basket, di andare a Contigliano, intercettare sulla superstrada per Terni il pullman dei tifosi del Pistoia e a colpirlo con i sassi. Lo riporta Ansa. La circostanza emerge chiaramente dall’ordinanza d’arresto firmata dal gip Alessio Marinelli nei confronti dello stesso Aguzzi e di altri quattro tifosi, accusati – insieme ai tre principali indagati finiti in carcere all’indomani dell’agguato – di omicidio pluriaggravato in concorso per la morte del secondo autista del pullman, Raffaele Marianella e il tentato omicidio pluriaggravato, sempre in concorso, dell’autista che era alla guida del mezzo. Il gip nell’ordinanza riferisce che il ruolo centrale di Aguzzi emerge in modo convergente da quanto hanno riferito agli inquirenti più testimoni. Lo conferma, nelle intercettazioni ambientali captate in carcere, lo stesso Kevin Pellecchia, il 21enne arrestato all’indomani dell’agguato che ha ammesso di aver lanciato la pietra che potrebbe aver causato la morte dell’autista: “Aguzzi ci ha detto andiamo a Contigliano” ha riferito il giovane riferendosi al ruolo del capo della curva. Secondo le risultanze della seconda parte dell’inchiesta sull’agguato, culminata con gli arresti di venerdì scorso, la leadership di Aguzzi non era formale ma operativa: era lui ad alzare i cori allo stadio, a gestire i rapporti con le altre tifoserie, a prendere le decisioni che contavano. Più di un testimone escusso dalla polizia giudiziaria lo ha descritto come il punto di riferimento della curva, colui al quale ci si rivolgeva per sapere cosa fare.
La sera del 19 ottobre 2025, al termine della partita tra Real Sebastiani e Pistoia Basket 2000, sarebbe stata proprio la voce di Giuseppe Aguzzi a farsi sentire. Finita la gara — dopo alcuni tentativi di contatto fisico tra le due tifoserie bloccati dalle forze dell’ordine nel corso dell’intervallo — Aguzzi avrebbe dato l’indicazione: andare a Contigliano, intercettare il pullman degli ospiti sulla superstrada e colpirlo. Per gli inquirenti Aguzzi avrebbe guidato il convoglio di auto — quattro vetture in tutto — che si è mosso da Rieti verso lo svincolo della SS79. Sarebbe sceso dal cavalcavia per consegnare le chiavi della propria Opel Corsa nera ad un altro ultrà, rimasto in basso, prima che il pullman sopraggiungesse. Sarebbe stato sulla scarpata con un sasso in mano quando le pietre sono state lanciate. Se lo abbia poi scagliato contro il mezzo non è accertato con certezza nel provvedimento: Pellecchia dice di non averlo visto tirare, ma precisa che “Peppe e Gigi dietro c’avevano i sassi”. E Peppe è Aguzzi. Dall’ordinanza del gip emerge che la sera stessa della tragedia, Aguzzi aveva già impostato sul proprio cellulare la modalità ‘messaggi effimeri’, così da garantire la cancellazione automatica di ogni comunicazione. Una precauzione, consigliata dallo stesso anche a un altro ultrà del gruppo, che il gip legge come prova di consapevolezza e come indice concreto del pericolo di inquinamento probatorio che giustifica la misura più grave, quella della custodia in carcere. Nell’ordinanza si legge che i fatti non possono essere ricondotti alla categoria della “intemperanza sportiva”: secondo il gip quella di Contigliano è stata una spedizione punitiva pianificata, eseguita con modalità che il giudice definisce potenzialmente stragistiche, e Aguzzi ne sarebbe stato, secondo l’accusa, il motore organizzativo.
Foto: RietiLife ©








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