Addizionali regionali e comunali, Paolucci (Uil): “Rieti tra le città più tassate d’Italia. Le aree interne non possono subire il doppio svantaggio”

Vivere in un capoluogo di un’area interna non significa pagare meno tasse. Tutt’altro. Lo dimostrano i dati elaborati dalla Uil sulle addizionali Irpef regionali e comunali, che collocano Rieti tra i dieci capoluoghi di provincia più onerosi d’Italia. Secondo lo studio – curato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della Uil – un contribuente reatino con un reddito di 20 mila euro versa complessivamente 586 euro tra addizionale regionale e comunale. Per un reddito di 40 mila euro il prelievo sale a 1.412 euro annui. Valori che pongono Rieti ai vertici della classifica nazionale insieme a Frosinone e Latina e immediatamente dietro realtà come Roma, Napoli, Salerno e Avellino.

“Il dato assume un significato ancora più rilevante se letto nel contesto economico e sociale della città – dice Alberto Paolucci, Segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana –. Rieti è chiamata da anni a fare i conti con la necessità di contrastare fenomeni di perdita demografica e di sostenere nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale. Da questa prospettiva, il peso della fiscalità locale rischia di rappresentare un ulteriore elemento di penalizzazione per le persone che vivono e lavorano nel capoluogo sabino”.

“Va aperta una riflessione sul rapporto tra pressione fiscale e qualità dei servizi erogati ai cittadini – prosegue il sindacalista – perché, a fronte di un prelievo così elevato, è necessario garantire investimenti adeguati nei servizi pubblici, nella sanità territoriale, nei trasporti e nelle infrastrutture, elementi fondamentali per sostenere lo sviluppo economico locale”. La disomogeneità evidenziata dallo studio dimostra infatti come, a parità di reddito, i cittadini italiani siano sottoposti a livelli di tassazione differenti a seconda del territorio di residenza.

Per la Uil occorre quindi una riforma della fiscalità locale che introduca criteri di maggiore equità e progressività, con una protezione per le persone più fragili, perché la giustizia fiscale rappresenta il primo pilastro per costruire la coesione sociale di una comunità nella quale si riconosca il valore del lavoro, si proteggano i più deboli e si rafforzi il patto sociale tra cittadini e istituzioni, anche e soprattutto a livello territoriale

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