(di Luigi Spaghetti) La parola Ponte sta a indicare una costruzione di materiali più diversi, voluta dall’uomo per unire due sponde che altrimenti sarebbero rimaste separate. Il suo obiettivo, pertanto, è consentire l’unione tra due punti che prima della sua costruzione non potevano dialogare. Quindi un significato che unisce.
Paradossalmente, però, questo significato non vale per Rieti. La parola ponte negli ultimi due-tre anni ha infatti finito con il dividere. Non solo per motivi strettamente legati ad aspetti tecnici e strutturali ma soprattutto per questioni ideologiche e politiche.
In particolare l’attuale amministrazione ha dimostrato di non avere feeling con ponti (anche pedonali) e sottopassi (sia vecchi che nuovi) presenti in città. E quanto sta accadendo per i lavori sul Ponte Cavallotti, sulla via Salaria, è solo l’ultima di una imbarazzante serie di ritardi che ha causato disagi per commercianti e residenti mandando in tilt il traffico cittadino.
A quanto pare non è servita la lezione per quanto accaduto recentemente nel quadrante Ovest della città dove per la realizzazione del nuovo ponte sul Turano, gli svincoli della Rieti-Terni e il rifacimento del sottopasso ferroviario di Via Velinia la città è rimasta tagliata in due per un anno intero creando le stesse dinamiche negative che si stanno ripresentando a Porta d’Arce.
Persino L’opposizione (che ogni tanto ci ricorda che esiste) ha parlato di “una situazione non più ammissibile, di gestione approssimativa e dilettantesca dei lavori pubblici conseguenza di un’amministrazione di dilettanti allo sbaraglio e una città umiliata da un sindaco inadeguato”.
Ma al di là dei colpevoli ritardi che hanno portato all’accavallamento dei cantieri in quella zona e delle ovvie polemiche tra opposte fazioni politiche, il vero problema è stata la mancanza di chiarezza nei confronti dei cittadini sulle lavorazioni. E purtroppo non è stata la prima volta.
Infatti, all’inizio dei lavori nessuno aveva previsto e comunicato che il ponte sarebbe stato chiuso al transito, successivamente smentita una prima data per la riapertura e ora solo una riapertura parziale a senso unico. Ammissioni arrivate solo in sede di Commissione controllo e garanzia convocata con urgenza dalle opposizioni che ha portato ad un’altra amara sorpresa: il ponte tornerà completamente fruibile solo ad agosto. Forse.
Un altro mese e mezzo, se tutto andrà bene, di passione per residenti, commercianti e automobilisti costretti a rimodulare la propria vita quotidiana in base – come rimarcato dall’opposizione – ai “continui rinvii, evidentemente legati a scarsa programmazione e sottovalutazione che hanno causato un danno enorme in un quadrante strategico della città”.
Ma per migliorare significativamente Rieti per i decenni futuri non servono marciapiedi più larghi o una stesa di asfalto per offrire una immagine migliore della città ma ulteriori soluzioni e atti concreti per evitare appunto che la città rischi di andare in tilt. Il riferimento in particolare è ad un nuovo piano della viabilità.
Al momento, la nuova visione di città che ci è stata prospettata e che continuiamo a faticare a capire, non contempla un nuovo piano del traffico. Infatti, le priorità sono stati quegli interventi urbanistici che hanno ridisegnato solo esteticamente alcuni quartieri del capoluogo.
Le vere questioni da prendere di petto come la riqualificazione delle ex aree industriali, l’urbanizzazione delle Porrara, la bonifica della vecchia caserma dei Vigili del Fuoco, il nuovo ospedale, la realizzazione del sottopasso ferroviario in viale Maraini e viabilità locale – tanto per citare alcuni progetti finiti sul tavolo delle varie amministrazioni in questi anni – si trovano ancora in una fase di stallo. Se non addirittura dimenticati.
Eppure negli anni ’80 dopo l’elaborazione dell’attuale Piano del traffico l’Amministrazione comunale, nel 2016, attraverso il ricorso ad una società di ingegneria dei trasporti aveva messo mano alla complessiva rivisitazione della viabilità cittadina, valutandone principalmente gli aspetti della sicurezza, dell’ambiente e della fluidità, rapportandosi all’ampiezza delle varie forme di mobilità alternativa e sostenibile.
Di quell’elaborato si sono perse le tracce e nessuna delle amministrazioni successive ha mostrato interesse e disponibilità al confronto nonostante la tematica sia di grande interesse alla luce dell’ormai conclamata inadeguatezza del sistema viario locale.
Al quale, però, si continua ad apportare modifiche attraverso iniziative, che non solo non sono integrate in una visione organica, ma compromettono persino quell’equilibrio generale che a suo tempo condusse alla redazione e alla successiva applicazione del Piano Urbano del Traffico vigente.
Dunque ben venga la riqualificazione del centro storico e di alcuni quartieri limitrofi, ben vengano nuovi parcheggi a servizio di residenti e commercianti ma non lamentiamoci se basterà un passaggio a livello che tarda a rialzare le sbarre o un incidente in via Porrara (ex mulattiera ora divenuta arteria strategica per spostarsi velocemente da un lato all’altro della città), a mandare in tilt la viabilità cittadina.
Forse manca la volontà politica di affrontare determinati temi e confrontarsi con cittadini e associazioni per trovare una sintesi che accontenti le esigenze e tuteli allo stesso tempo luoghi e ambiente. Solo quando ci sarà un’evoluzione di pensiero che ci farà andare oltre steccati ideologici e politici, si potrà lavorare davvero per il bene esclusivo della città.
Nel frattempo mentre il sindaco social ci ricorda che “una importante parte della città sta cambiando volto e che gli interventi lasceranno in eredità benefici concreti, duraturi e condivisi per tutta la comunità”, si dimentica che l’altra metà della città vive in un contesto urbano trascurato (per usare un eufemismo) e che – nonostante la pioggia di finanziamenti di cui ha beneficiato questa amministrazione – non potrà mostrare un volto migliore. Peccato.
Foto: Comune di Rieti ©








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