A Cittaducale si è chiusa ieri la quattro giorni dedicata a Sant’Antonio, andata in scena dall’11 al 14 giugno tra partecipazione popolare, momenti religiosi e iniziative gastronomiche. Una festa che torna a pieno titolo nel cuore del paese, rilanciata dall’associazione Tradizioni Civitesi APS e accolta con grande entusiasmo dalla cittadinanza.
Ogni sera la piazza principale si è riempita di famiglie, giovani e visitatori, in un clima di socialità semplice e genuina, fatto di musica, convivialità e tradizioni popolari. Il momento più atteso è stato senza dubbio il ritorno della solenne processione per le vie del borgo: la maestosa macchina del Santo, dal peso imponente di circa 13 quintali, è tornata a sfilare grazie all’impegno e alla devozione di oltre cinquanta portatori, tra civitesi e membri della Pia Unione Sant’Antonio di Padova.
A rendere ancora più suggestivo il corteo, le note del Complesso Bandistico Santa Cecilia, che ha accompagnato la processione sottolineandone il carattere solenne e identitario.
Non solo fede, però: la festa ha offerto anche uno spazio importante alla tradizione gastronomica locale, con piatti tipici come i pizzicotti alla civitese, le pizze fritte, le sagne alla molinara e l’immancabile porchetta. Il tutto accompagnato da serate musicali che hanno trasformato la piazza in un grande luogo di incontro e festa fino a tarda notte.
Al termine dell’evento, gli organizzatori hanno espresso piena soddisfazione per la riuscita della manifestazione, sottolineando il valore della partecipazione collettiva: un lavoro corale che ha riportato al centro la tradizione e lo spirito comunitario del paese. Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai portatori, alla Pia Unione e alle istituzioni, oltre che a tutta la cittadinanza.
«Abbiamo vissuto quattro giorni straordinari con un obiettivo chiaro: riportare in alto la nostra tradizione. Obiettivo centrato», hanno dichiarato i promotori, chiudendo con un appuntamento già fissato al prossimo anno.
Una festa che, ancora una volta, dimostra come le radici, quando sono vive, sanno unire e far crescere una comunità.








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