Il Prefetto Pinuccia Niglio ospite della scuola “Ricci”: “Di Rieti mi mancherà la sua splendida cultura”

di Edoardo Mei e Luca D’Angeli

Sicurezza in primo piano, declinata in tutte le sue sfaccettature, nell’aula adibita a “sala stampa” della scuola media reatina “Angelo Maria Ricci”. Questa volta gli alunni “fotoreporter” hanno incontrato ed intervistato, alla presenza del dirigente scolastico prof.ssa Luisiana Corradi e della docente Elisa Masotti, il Prefetto di Rieti, Pinuccia Niglio, che con grande empatia e cordialità ha risposto alle domande poste dai giornalisti in erba.
Cosa l’ha spinta ad intraprendere la carriera del Prefetto?
“In realtà, pensando a quello che sarebbe stato il mio futuro professionale, da giovanissima non avevo pianificato questa carriera ma oggi posso dire di aver fatto la scelta giusta. La mia passione, in questa direzione, è nata ai tempi dell’Università, quando frequentavo la facoltà di Giurisprudenza, scelta dopo aver frequentato il Liceo Classico”.
Qual è la sua funzione?
“E’ quella di coordinare enti ed organismi istituzionali per trovare le modalità volte alla risoluzione dei problemi relativi alla sicurezza. Occorrono carisma, autorevolezza e capacità di ascolto. Il supporto degli enti locali è sicuramente fondamentale ed i sindaci sono i miei interlocutori preferiti. Nei loro confronti provo un po’ di invidia in quanto hanno la facoltà di scegliere, eseguire e vedere i risultati della propria attività.Tutto questo è invece precluso alla figura del Prefetto che è un amministratore di secondo livello”.
La sua professione le regala anche soddisfazioni…
“Sì, certo. La più recente risale a pochi giorni fa. Durante un incontro ad Ascoli è stato firmato un protocollo antimafia che porta proprio il mio cognome in quanto è stato ispirato da sollecitazioni arrivate proprio dalla Prefettura di Rieti. E’ stata per me un’importante gratificazione”.
Qual è la principale fragilità strutturale del territorio reatino che lo Stato fatica a risolvere e quali sono le sfide più urgenti per la sicurezza del nostro territorio?
“La fragilità più significativa è sicuramente il consumo e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Tra le sfide più urgenti figurano le truffe a danno degli anziani e delle persone genericamente fragili, i furti (anche se sono diminuiti) e il “divertimentificio”, ossia il cattivo divertimento dei giovani. Molto frequenti sono le “bravate” di ragazzi che scalano la torre dell’ex Zuccherificio senza pensare minimamente ai gravi pericoli in cui incorrono. Sicuramente serve un’importante azione di prevenzione sociale”.
Quali sono i “segnali spia” o le criticità latenti che monitorate con più attenzione per evitare infiltrazioni criminali in provincia?
“Come diceva Falcone, per trovare i mafiosi bisogna “seguire i soldi” ma in questo campo la Prefettura agisce solo sulla fase della prevenzione, attraverso lo strumento dell’Interdittiva Antimafia”.
Come sta evolvendo la figura del Prefetto in relazione alle nuove problematiche?
“Oggi l’attività del Prefetto si sta aprendo al territorio e questo è molto importante in quanto occorre captare le esigenze della società. Fino a dieci anni fa chi oggi riveste questo ruolo non sarebbe mai andato in una scuola”.
Cosa le mancherà quando non sarà più Prefetto di Rieti?
“Sono a Rieti da ben tre anni e il mio incarico potrebbe essere agli sgoccioli. Mi mancherà il rispetto che percepisco da parte delle istituzioni e dei cittadini. Mi mancherà tutto ed in particolare la vostra splendida cultura”.
Con questa riflessione improntata alla futura nostalgia del Prefetto Niglio per la nostra bella città, si è chiusa una delle più coinvolgenti interviste che abbiamo realizzato nell’ambito delle attività del Laboratorio di Giornalismo.

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