Amatrice, ricostruire il futuro partendo da lavoro, sicurezza e legalità

La ricostruzione del cratere del Centro Italia non può essere soltanto una questione di edifici da rimettere in piedi. Deve diventare un modello capace di coniugare qualità del lavoro, legalità, sicurezza e rilancio sociale dei territori. È questo il messaggio emerso dall’iniziativa “Ricostruire oggi per qualificare il domani”, promossa dalla Fillea Cgil Roma e Lazio, dalla Fillea Cgil Rieti-Roma Est Valle dell’Aniene e dalla Fillea Cgil nazionale, che si è svolta ad Amatrice in occasione dell’inaugurazione della nuova Casa dei Lavoratori, presidio sindacale a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori impegnati nei cantieri della ricostruzione.
A tracciare la prospettiva è stato Antonio Di Franco, segretario nazionale della Fillea Cgil, nelle conclusioni del confronto che ha riunito istituzioni, amministratori, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali. Per Di Franco la ricostruzione deve rappresentare un laboratorio avanzato di buone pratiche, a partire dagli strumenti che in questi anni sono stati introdotti per garantire trasparenza e contrastare le irregolarità, come il Durc di congruità e il badge di cantiere. Ma il tema non si esaurisce nei cantieri. “Questi territori hanno bisogno di essere rigenerati socialmente, attraverso servizi, trasporti e infrastrutture resistenti. Dieci anni sono un tempo troppo lungo per le persone e per i loro affetti”, ha osservato, sottolineando come la politica debba interrogarsi sul recupero della memoria e dell’identità di luoghi che rischiano di essere svuotati.
Un ragionamento che si intreccia con quello della manodopera. Per il dirigente nazionale della Fillea, l’edilizia italiana non può permettersi scorciatoie ideologiche sul tema del lavoro migrante. Le competenze acquisite negli anni grazie a migliaia di lavoratori stranieri rappresentano oggi una risorsa indispensabile per affrontare la sfida della ricostruzione e della transizione del settore.
Al centro del dibattito è tornato più volte il tema della sicurezza e della qualità del lavoro. Diego Piccoli, segretario generale della Fillea Cgil Roma e Lazio, ha ricordato come l’esperienza del Superbonus abbia moltiplicato il numero delle imprese attive nel settore, rendendo più complesso il sistema dei controlli. Per questo, ha spiegato, non è possibile arretrare sugli strumenti di monitoraggio e tracciabilità costruiti negli ultimi anni. “Amatrice può diventare il simbolo di una ricostruzione fatta bene, capace di coniugare sviluppo, diritti e sicurezza”, ha affermato, ribadendo che il contrasto alle irregolarità passa attraverso una presenza costante del sindacato nei luoghi di lavoro e attraverso il rafforzamento di strumenti come il badge di cantiere e il settimanale di cantiere. Piccoli ha inoltre richiamato l’attenzione sul rischio rappresentato dagli appalti eccessivamente frammentati, terreno fertile per zone grigie e fenomeni di illegalità.
Un ruolo centrale, in questo percorso, è attribuito alla bilateralità. Marco Carletti, segretario generale della Fillea Cgil Rieti-Roma Est Valle dell’Aniene, ha definito la ricostruzione una sfida che va oltre il recupero del patrimonio edilizio. “Le risorse pubbliche devono tradursi in lavoro qualificato, imprese sane e opportunità per le comunità locali”, ha spiegato, evidenziando come l’abbandono di territori come Amatrice rappresenterebbe una sconfitta sociale, culturale e storica. Carletti ha indicato proprio negli enti bilaterali uno degli strumenti più efficaci per garantire tutele ai lavoratori, formazione, qualificazione delle imprese e qualità complessiva del sistema produttivo.
Le difficoltà del percorso sono state confermate dagli amministratori locali. Il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, ha ricordato come, dopo la fase dell’emergenza, il Paese fatichi spesso a mantenere la stessa velocità nella ricostruzione, mentre il sindaco di Accumoli, Mauro Tolomei, ha richiamato la necessità di accelerare le procedure senza abbassare la guardia sui controlli.
L’assessora regionale Manuela Rinaldi ha parlato di una delle ricostruzioni più complesse d’Italia, rallentata negli anni da pandemia, aumento dei costi e carenza di manodopera, ma ha ribadito l’obiettivo di restituire ai territori un’identità rinnovata, sicura e attrattiva. Sul fronte delle imprese, sia Ance Rieti sia le associazioni artigiane hanno condiviso la necessità di mantenere alta l’attenzione su legalità e sicurezza, riconoscendo il valore di un confronto stabile tra organizzazioni datoriali e sindacati.
Dal commissario straordinario Guido Castelli è arrivata infine una conferma dell’impianto costruito negli ultimi anni: il badge di cantiere, ha sostenuto, è uno strumento che tutela le imprese serie e favorisce la trasparenza, mentre il contrasto al subappalto a cascata resta una condizione essenziale per evitare distorsioni e ritardi.
A quasi dieci anni dal sisma, il messaggio che arriva da Amatrice è chiaro: la ricostruzione non sarà giudicata soltanto dal numero di edifici completati, ma dalla capacità di generare lavoro di qualità, sicurezza, legalità e nuove prospettive per comunità che continuano a lottare contro lo spopolamento. Una sfida che, per tutti gli intervenuti, riguarda il futuro stesso delle aree interne del Paese.

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