Chicco Costini replica all’editoriale di Luigi Spaghetti: il botta e risposta

Pubblichiamo la nota di Chicco Costini in replica all’editoriale di Luigi Spaghetti LEGGI e, di seguito, alcune precisazioni del nostro editorialista.

LA REPLICA DI COSTINI

Ho letto con estrema attenzione l’editoriale di Luigi Spaghetti su Rieti Life e l’ho sinceramente apprezzato. Si tratta di un esempio ineccepibile di giornalismo politicamente corretto, scrupolosamente fedele ai protocolli dettati dal pensiero unico in materia di immigrazione.

Ci troviamo di fronte a dati parziali, gestiti ad uso e consumo di una narrazione che ha il chiaro fine di beatificare l’immigrazione, sottostimare i danni ed esaltare presunti lati positivi di un fenomeno che sta cambiando – in peggio – le nostre società. Una narrazione che si rivela funzionale a un sistema economico il cui unico interesse è il guadagno a qualsiasi costo, anche sulla pelle degli italiani.

Il noto giornalista reatino fa sua una vulgata tanto cara ai prefetti che si sono susseguiti negli anni in questa provincia, storicamente sordi a qualsiasi allarme sulla sicurezza. Spaghetti getta in pasto ai lettori i dati nudi e crudi delle percentuali dei reati, derubricando la reale insicurezza dei cittadini a una semplice “errata percezione” di quanto sta avvenendo. Ovviamente, la colpa viene scaricata sui cattivi di turno: i “razzisti” e i “populisti” che utilizzerebbero questi allarmi per pura speculazione elettorale.

Ma analizziamo la realtà. Se lanciare l’allarme sul fenomeno migratorio paga in termini elettorali, significa che nel sentire comune questo problema è percepito come uno dei più urgenti della nostra epoca. Persino i partiti storicamente favorevoli all’accoglienza oggi aprono a un dibattito sulla necessità di una gestione più seria e meno aperturista, consapevoli che la rabbia sociale sta crescendo in modo esponenziale, con il rischio di derive realmente razziste.

Inoltre, nonostante anni di lavaggio del cervello rivolto alle giovani generazioni sull’inutilità dei confini e sull’idea che siamo tutti “cittadini del mondo”, la realtà emerge con forza: tra i firmatari della proposta di legge sulla remigrazione – che ha superato l’incredibile cifra di centomila adesioni in pochissimo tempo – la maggioranza appartiene proprio alla cosiddetta Generazione X. È la testimonianza che chi vive la quotidianità dei quartieri, delle scuole e dei locali, più di altri sta pagando il prezzo di un vero e proprio scontro etnico. Al di là di ogni considerazione, sono proprio i dati riportati da Spaghetti a smentire la sua stessa teoria.

Nel 2025 gli stranieri presenti in Italia (intendendo solo coloro che non hanno la cittadinanza, ed escludendo quindi i cosiddetti italiani di seconda generazione) rappresentavano il 9,2% della popolazione, a cui va aggiunto un numero ridotto di irregolari (meno dell’1%). Ebbene, secondo i dati del Ministero dell’Interno, questo 9% di residenti ha compiuto il 35% di tutti i reati commessi nel Bel Paese, con un rapporto quasi quattro volte superiore alla propria quota demografica.

Se poi analizziamo la tipologia di reato, scopriamo che il 52% delle rapine, il 48% dei furti, il 70% dei furti con strappo, il 44% delle violenze sessuali, il 40% dello spaccio di stupefacenti e il 36% dei tentati omicidi avvenuti in Italia hanno come autore principale uno straniero (sempre escludendo i cittadini di seconda generazione).

A tutto questo va aggiunto che molti reati considerati “minori” dalle forze dell’ordine – come aggressioni, piccoli furti o spaccio in modiche quantità – non vengono nemmeno denunciati dai cittadini. Questo accade a causa di una sostanziale sfiducia, legata all’impunità di cui questi soggetti spesso godono, venendo in massima parte giustificati da una magistratura fin troppo accomodante verso chi ha alle spalle storie di marginalità legata alla migrazione. Senza contare i tanti reati compiuti da bande di minorenni (le cosiddette baby gang) composte dai noti “maranza”, che per via dell’età non sono perseguibili.

Si tratta di dati nazionali, certo, che però rispecchiano fedelmente quanto avviene nella nostra provincia. Il fatto che il nostro centro storico, la sera, sia diventato un campo di battaglia di ragazzini sballati, con scontri quasi costantemente di matrice etnica, è una realtà che la stessa testata per cui scrive Luigi Spaghetti riporta con cadenza quasi quotidiana. Lo dimostrano i racconti di ragazze molestate e importunate in alcuni quartieri della nostra città, che rendono ormai impossibile frequentare in sicurezza le strade adiacenti alla stazione o i vicoli del centro in determinati orari.

Basterebbe avere l’umiltà di ascoltare i racconti disperati dei commercianti e dei residenti per capire che non siamo di fronte a un’emergenza “falsamente percepita” o strumentalizzata dai politici in cerca di consenso. È una triste realtà che, come sempre, colpisce principalmente le fasce più deboli della nostra comunità: anziani, donne e disabili.

A ciò si dovrebbe aggiungere una seria riflessione sul rischio di vedere annullata la nostra identità culturale, accerchiata da un lato dalla melassa multiculturale – che vorrebbe ridurre tutte le civiltà a un’unica, squallida cultura universale – e dall’altro da una forte rivendicazione identitaria da parte dei nuclei etnici di immigrati.

Ci sarebbe poi da aprire un capitolo a parte sull’apporto delle imprese aperte da stranieri in Italia che, nella maggior parte dei casi, chiudono dopo 3-5 anni (ovvero appena termina la finestra di esenzione dai controlli della Guardia di Finanza) per poi riaprire sotto altro nome e con altri soci. Un problema che la premier Meloni aveva promesso di affrontare una volta al governo, ma che – come molte delle sue promesse – si è rivelato solo una pia illusione utile a catturare consenso elettorale.

Si tratta di argomenti troppo complessi e profondi per essere esauriti nello spazio di un articolo, e che meriterebbero un vero dibattito pubblico. In conclusione, però, resta una perplessità: come mai Luigi Spaghetti, da quel buon giornalista che è, ha sentito il bisogno di ribattere con tanta energia alle nostre argomentazioni sul fenomeno migratorio, dimostrando un forte interesse per l’azione politica che abbiamo messo in campo in questi anni, mentre ha totalmente ignorato una nostra precisa denuncia? Ci riferiamo alla segnalazione di un’anomalia tutta reatina: il fatto che gli ultimi due prefetti del nostro territorio siano entrambi indagati per irregolarità legate proprio alla gestione dell’accoglienza dei migranti.

Un buon giornalista non si limita a difendere con veemenza il pensiero unico dominante, ma ha anche il coraggio di sfidare il potere quando questo sbaglia. O almeno così pensavo io, che del giornalismo, così come della politica, ho ancora una visione romantica.

—-

(di Luigi Spaghetti) Ho letto con attenzione la lunga replica di Felice Costini, responsabile di Area e Indipendenza Rieti. Due pagine nelle quali ribadisce la sua netta posizione sul fenomeno dell’immigrazione a livello nazionale riportando dati su presenze straniere e reati commessi.

Ebbene il punto è proprio questo. Nel mio editoriale mi sono limitato ad analizzare il fenomeno contestualizzato nel Comune capoluogo e in provincia. Dati certificati da Istat, Prefettura e Questura di Rieti e che, come sottolineato più volte dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, non rappresentano motivo di preoccupazione o peggio di vera emergenza.

Quindi dati tutt’altro che “parziali e gestiti ad uso e consumo di una narrazione che vuole beatificare l’immigrazione – come sottolineato dal noto esponente della destra reatina – che mi accusa pure “di giornalismo politicamente corretto fedele ai protocolli dettati dal pensiero unico in materia di immigrazione”.

Ebbene dicendo questo non solo sbaglia ma dimostra di non conoscere la mia storia professionale che mi ha portato a non fare sconti a nessuno. Quanto agli ultimi due prefetti indagati che avrei volutamente ignorato voglio rassicurare il distratto Costini che la questione è stata ampiamente trattata nell’editoriale del 27 marzo scorso (che si può tranquillamente consultare sul nostro network) e anche in quel caso ho commentato una vicenda che, comunque andrà a finire, ha già inferto un duro colpo d’immagine alla Prefettura di Rieti e all’intero sistema di accoglienza governativo alimentando dubbi sulla trasparenza dei fondi pubblici destinati al sociale.

Quindi nessun problema nello “sfidare il potere quando sbaglia” per buona pace di Costini e della sua personalissima “visione di giornalismo (e politica) di cui ha ancora una visione romantica”. Capitolo sicurezza: vale la pena ricordare che l’episodio di criminalità più efferato commesso a Rieti (l’omicidio di Marianella, autista del pullman dei tifosi di Pistoia) non è stato commesso da un gruppo di maranza ma da reatini tutt’ora in carcere, molto vicini ad un’area politica ben definita.

Una ultima riflessione: ho già avuto l’umiltà – come suggerito dal nostro uomo della destra – di parlare e ascoltare i racconti dei commercianti e dei residenti del centro ma francamente la loro disperazione è per un piano del commercio che nonostante le promesse elettorali non è stato mai elaborato da questa amministrazione che sostiene e per una gestione approssimativa dei lavori di riqualificazione urbana che per oltre un anno hanno creato disagi (viabilità caotica e parcheggi insufficienti) oltre mancati incassi. Noi lo abbiamo denunciato più volte da questa testata a differenza di altri. Però per taluni, Costini in primis, le priorità sono altre a cominciare dalla preoccupazione nel “vedere annullata l’identità culturale da nuclei etnici di immigrati presenti nel Reatino”. Timori – che piaccia o no ma senza scomodare “razzisti” e “populisti” – smentiti da “numeri nudi e crudi”.

Foto RietiLife ©

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.