Sicurezza, immigrazione e integrazione: quando la propaganda supera la realtà – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

In questi giorni abbiamo assistito a due episodi distinti ma collegati fra loro: da una parte l’omicidio a Taranto di un bracciante originario del Mali per mano di un 15enne pugliese facente parte di una baby gang, dall’altra l’auto lanciata volutamente sui passanti nel centro storico di Modena guidata da un un 31enne, italiano di seconda generazione quindi nato da genitori stranieri.

Due episodi gravissimi ma narrati in modo differente. Se il primo è passato quasi sotto traccia, il secondo ha visto stampa e opinione pubblica concentrarsi sulla “origine etnica” della persona, parlare addirittura di “attentato islamista” con una parte politica sottolineare il “fallimento dell’integrazione”.

Un racconto, quindi, girato intorno alla nazionalità della vittima di Taranto e dell’attentatore di Modena. Nonostante quest’ultimo, in particolare, avesse la cittadinanza italiana, fosse da tempo seguito presso una struttura psichiatrica e fosse stato fermato dopo il suo gesto folle anche da stranieri. Il tutto finendo con alimentare l’odio razzista nei confronti di quella parte della popolazione, di quelle nuove generazioni che oggi sono italiani a pieno titolo.

Anche a Rieti la presenza di stranieri messa in correlazione con alcuni episodi di illegalità – specie negli ultimi tempi – ha creato allarme tra la popolazione generando un senso di diffusa insicurezza. Tanto da spingere il sindaco Sinibaldi a ribadire la “tolleranza zero” della sua amministrazione nei confronti di “chi compie violenze, microcriminalità, bivacchi e altre forme di disturbo della civile convivenza”.

Anche il Movimento Indipendenza (che alle prossime elezioni affiancherà il partito di Vannacci, Futuro Nazionale), è intervenuto sui recenti fatti di Taranto e Modena rilanciando il tema della sicurezza urbana e dell’immigrazione.

Secondo il Movimento di destra che a Rieti fa capo a Felice Costini entrambi gli episodi “sono figli dello stesso degrado sociale che sta divorando le nostre città”. Nella nota si sostiene che l’immigrazione degli ultimi anni abbia contribuito ad accrescere marginalità e tensioni sociali. Da qui la richiesta politica di bloccare nuovi ingressi e avviare un piano di “remigrazione”, rivolto alle persone presenti irregolarmente sul territorio nazionale o considerate non rispettose delle regole sociali e culturali del Paese. Per il movimento “la remigrazione non è un’opzione, ma una necessità per salvare l’Italia dal baratro”.

Dichiarazioni che – come detto – si inseriscono nel più ampio dibattito politico sul rapporto tra sicurezza, immigrazione e integrazione, temi tornati al centro del confronto pubblico e politico dopo i recenti episodi di cronaca.

Riportando il tutto a livello locale bisogna ricordare che negli ultimi 10 anni, in provincia di Rieti si sono osservati due fenomeni paralleli: una crescita graduale della presenza straniera e un andamento della criminalità relativamente stabile, con oscillazioni moderate e senza esplosioni di reati.

Gli stranieri residenti nel Reatino sono aumentati lentamente nel tempo, soprattutto grazie ai flussi dall’Europa dell’Est, dal Pakistan e dal Nord Africa. Oggi rappresentano poco più del 9% della popolazione provinciale.

La crescita è stata importante anche perché la popolazione italiana locale è in calo e molto anziana: il saldo naturale è negativo da anni, mentre quello migratorio spesso compensa parte della diminuzione demografica. Nel comune di Rieti gli stranieri residenti al 1° gennaio 2025 erano 3.762, pari all’8,3% della popolazione residente. Nell’intera provincia di Rieti, invece, gli stranieri residenti sono 14.400, pari al 2,2% dell’intera popolazione immigrata nel Lazio

Le comunità straniere più numerose sono della Romania con 783 residenti (20,8%), Ucraina con 349 residenti (9,3%), Pakistan con 260 residenti (6,9%) e a seguire Albania, Polonia e Macedonia del Nord. Dopo il capoluogo la maggiore concentrazione di stranieri è a Fara in Sabina e Poggio Mirteto. Anche qui la comunità rumena è la più numerosa.

A beneficiarne è anche il tessuto economico locale caratterizzato da una crescita notevole dell’imprenditoria straniera negli ultimi 15 anni (+74,0%).

Per quanto riguarda il rapporto tra immigrazione e sicurezza, secondo Istat e Prefettura di Rieti non emergono dati ufficiali che colleghino direttamente la presenza straniera a un aumento generale della criminalità.

Infatti i fenomeni più segnalati riguardano soprattutto truffe, furti, spaccio e reati economici che coinvolgono persone di varia nazionalità, italiani compresi. In pratica le autorità locali parlano più spesso di prevenzione sociale, integrazione e controllo del territorio che di emergenza sicurezza legata agli stranieri.

In termini assoluti, quindi, la popolazione straniera nella provincia di Rieti è relativamente contenuta, quindi il territorio mantiene caratteristiche di provincia a bassa densità e con criminalità moderata rispetto alla media nazionale.

Di fronte a questi numeri – tutt’altro che preoccupanti – continuare a cavalcare l’onda legata al fenomeno dell’immigrazione e della sicurezza non sembra più essere una scelta convincente e vincente politicamente parlando. Una prova si è avuta con la recente manifestazione organizzata da Area su “sicurezza e remigrazione” che si è tenuta in una piazza Mazzini desolatamente vuota, disertata non solo dai reatini ma anche dai partiti della maggioranza di centrodestra locale e di governo (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi moderati) che pure avevano dato il sostegno all’evento.

Forse i veri problemi che attanagliano le famiglie reatine sono altri. A cominciare dalla crisi economica che sta flagellando un territorio sempre più depresso e non più in grado di offrire prospettive occupazionali.

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