(di Giulia Testa) È tornata La Rana nel Pozzo e ospite del direttore Emiliano Grillotti questa settimana è stato Roberto Pietropaoli, patron della Sebastiani. Una puntata che si è trasformata in un lungo sfogo sul rapporto tra basket, città e istituzioni. Tra orgoglio, amarezza e senso di appartenenza, il confronto con il direttore Emiliano Grillotti ha toccato sport, informazione e futuro della pallacanestro reatina.
Pietropaoli parte dal campo: “Ieri abbiamo perso giustamente contro Cividale (gara 3, ndr). Sono stati una squadra unita e hanno portato a casa la vittoria”. Poi una riflessione più ampia: “Lo sport è soprattutto rispetto, degli avversari in primis. In quaranta minuti ci facciamo la giusta battaglia sportiva, poi finisce lì. Quello che succede extracampo è altro”. Spazio anche a RietiLife TV, progetto editoriale per cui Pietropaoli ha espresso apprezzamento: “Oggi c’è RietiLife TV, che non è solo del direttore e di chi ci lavora, ma della città. Il senso di appartenenza di un territorio si manifesta anche nel sostegno all’informazione. RietiLife è un bene della città”.
Il momento più duro arriva parlando dell’omicidio Marianella e delle conseguenze sul mondo Sebastiani. “Non ho pensato neanche un momento di mollare, perché la Sebastiani non ha responsabilità di quell’atto. Qualsiasi altra società avrebbe chiuso”. Pietropaoli racconta il silenzio scelto in quei giorni: “Ho volutamente evitato dichiarazioni. Era il momento di stare a testa bassa e lavorare”. Ma la ferita resta aperta: “La Lega era convinta che avrei chiuso. Gli sponsor hanno capito la situazione, la città no. E questa per me è stata una delusione enorme. Essere tornati in carreggiata doveva riempire il Palazzetto. Abbiamo mantenuto la cosa più bella di questa città, ma Rieti non l’ha capito”. Il patron entra poi nel nodo centrale: il rapporto con la città. “La Sebastiani ogni settimana dà uno spettacolo. Come RietiLife, è un bene della città e va sostenuta”. E ancora: “1500 persone al palazzetto sono un pubblico da Serie B. Questa città non mi merita”. Il riferimento è anche al dualismo con l’NPC: “C’è ancora ostilità. Una fascia di 400-500 persone non viene per amicizie o appartenenze”. Poi l’affondo verso le istituzioni: “Hanno fatto la passerella quando ha riaperto il palazzetto, poi basta. Non voglio promesse, voglio fatti”.
Il passaggio più pesante arriva sul finale. “Dopo l’ultima partita mi prenderò 72 ore per decidere la sorte della Sebastiani”. Pietropaoli racconta anche di interessamenti esterni: “Una società di fuori si è fatta avanti. Avrei potuto sistemarmi economicamente, ma ho pensato al bene della pallacanestro a Rieti”.
La prospettiva, però, cambia: “Faremo una Serie A2 ridimensionata, perché non è sostenibile competere con piazze da 5000 spettatori se qui manca sostegno”. E il paragone con Cividale pesa: “Una città da 12mila abitanti fa oltre 2000 presenze. Forse un altro comitato potrebbe far capire alle istituzioni il valore della Sebastiani”. Più che un’intervista, un confronto diretto con una città chiamata a interrogarsi sul proprio rapporto con uno dei simboli sportivi più importanti del territorio. La Rana torna la prossima settimana.
Foto: Gianluca VANNICELLI ©








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