Una viabilità più efficiente per rilanciare Rieti e le aree interne – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

La viabilità stradale nel Reatino continua ad essere un problema. Un problema tornato d’attualità in occasione dei primi ponti di primavera e che aumenterà con l’arrivo dell’estate con migliaia di persone che torneranno ad affollare i paesi di origine o che percorreranno la consolare per recarsi al mare o nei luoghi di villeggiatura con il rischio però di restare ostaggio di cantieri, deviazioni e code infinite.

Insomma una assoluta mancanza di collegamenti stradali veloci e sicuri che possano contribuire all’evoluzione economica e sociale del territorio. Un tema che si ripete ciclicamente e che non sembra trovare una soluzione almeno immediata nonostante proclami e promesse.

La Salaria, in particolare, continua ad essere l’arteria più importante e trafficata ma anche quella che presenta le maggiori criticità. Asse principale tra Roma e l’Adriatico ma spesso soggetta a traffico intenso e lavori di adeguamento che si trascinano da decenni.

Ma se nel tratto Roma-Rieti dove l’investimento è stato di oltre 500 milioni gli interventi, seppur a rilento, sembrano procedere per il raddoppio di alcuni tratti – l’ultimo dei quali relativo allo stralcio che interessa i Comuni di Casaprota, Poggio San Lorenzo e Torricella in Sabina – più complesso è il discorso dell’altro tratto che procede verso Ascoli Piceno.

In questo caso, infatti, i tempi degli interventi sono ancora lunghi e i cantieri in ritardo sono 47 su 58. Un dato sconsolante soprattutto perché la Consolare attraversa le aree interne colpite dal terremoto del 2016 di cui ad agosto ricorrerà il decimo anniversario.

E proprio nel versante laziale-marchigiano dell’antica “Via del Sale” che si avvertono i maggiori disagi per la presenza di cantieri e continue deviazioni che stanno penalizzando ancora di più quelle terre già troppo martoriate.

Esattamente un anno fa ci fu l’appello-denuncia dei sindaci di Cittareale e Amatrice rivolto a Anas, Regione, Provincia e commissario straordinario affinché si trovassero soluzioni adeguate per evitare che le conseguenze non ricadessero tutte sul territorio penalizzando pendolari, turisti, studenti fino a lavoratori delle ditte impegnate nella ricostruzione post terremoto.

Un appello che sembra però rimasto inascoltato. La ricostruzione è ancora lunga dal vedere la parola fine ma lo stesso si può dire per la messa in sicurezza delle principali vie di collegamento per non parlare della viabilità locale che ancora risente della presenza di cantieri e macerie (almeno nei casi più fortunati).

Da anni, infatti, i cittadini dell’Alta Valle del Velino stanno affrontando enormi disagi causati dalla presenza di cantieri simultanei, semafori provvisori, rallentamenti prolungati e code quotidiane che penalizzano la mobilità, incidono pesantemente sulla qualità della vita e minano la tenuta sociale ed economica del territorio.

Sulla questione è intervenuta in questi giorni anche la ConfCommercio che dalle pagine del Corriere di Rieti ha puntato l’indice “sulla organizzazione dei lavori nei vari cantieri e della viabilità ordinaria a discapito delle imprese che operano sul territorio, degli automobilisti e dei turisti che transitano oltreché delle famiglie che vivono e lavorano in queste aree”.

Per ConfCommercio, in sostanza, “si organizzano tavoli sul turismo, sul ripopolamento dei territori interni e disagiati ma si continua ad ignorare il problema della viabilità” che se migliorato consentirebbe di uscire dall’isolamento con conseguenze positive sia per l’economia che per il ripopolamento demografico dei territori.

Ma ovviamente le criticità non riguardano solo la Salaria che rimane l’arteria più importante della provincia unico collegamento diretto con Roma ma anche la Salto Cicolana (Rieti-Torano) e la Rieti-Terni: strade che proprio a causa della ristrettezza delle carreggiate (due corsie) sono di estrema pericolosità.

I sei incidenti mortali che hanno segnato questi primi mesi del 2026 non si sono verificati sulla Salaria (che rimane comunque l’arteria più pericolosa) ma appunto sulle altre due importanti vie di collegamento a scorrimento veloce che collegano il capoluogo con il Cicolano e l’Abruzzo e l’altra che porta invece in Umbria.

Due arterie progettate negli anni 70 e quindi – considerati gli anni passati per realizzarle – inaugurate già “vecchie” con evidenti criticità legate proprio alla sicurezza. Nel caso della Salto-Cicolano, poi, si aspetta ancora il suo completamento.

Dati che stanno ad indicare una rete stradale fragile dove basta poco, come l’apertura di un cantiere, a creare disagi importanti. E allora, se è vero che da sempre viabilità è anche sinonimo di sviluppo di un territorio, è giunto il momento che amministratori e rappresentanti di governo, si diano da fare proprio per sopperire alla mancanza di collegamenti alternativi.

E in momento in cui si parla molto di rilancio turistico del territorio appare fondamentale avere infrastrutture efficienti per aumentare l’attrattività del territorio. Un luogo facile da raggiungere attira più visitatori aumentando di conseguenza i flussi turistici. Quindi le infrastrutture diventano un moltiplicatore economico perché generano crescita della ricettività turistica, nuovi posti di lavoro e valorizzano le aree interne un tempo marginali.

Dunque la viabilità non è solo una infrastruttura tecnica, ma una leva strategica di sviluppo. Proprio per questo turismo e mobilità devono essere pianificati insieme nelle politiche territoriali.

Questo vale anche per il capoluogo che grazie ai fondi del Pnrr sta cambiando volto attraverso la riqualificazione di alcune aree urbane che nell’intento dovrebbero migliorare la qualità della vita dei residenti ma anche la qualità dell’esperienza turistica. Benefici auspicati ma che al momento non sembrano così evidenti.

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