A fronte di una crisi inarrestabile che ha portato negli ultimi 12 anni alla chiusura di un negozio su tre nel capoluogo anche l’amministrazione comunale sembra aver aperto finalmente gli occhi.
Sarà forse perché si sta entrando in clima elettorale per le amministrative del 2027 – e quindi ci si affanna a risolvere qualsiasi tipo di problema – ma il Commercio è finito nell’agenda della Giunta Sinibaldi seppur in zona Cesarini tanto per mutuare un termine calcistico.
La notizia, infatti, è stata l’approvazione di una delibera per la costituzione di un tavolo di lavoro tecnico-istituzionale tra il Comune di Rieti e le Associazioni di categoria finalizzato “alla definizione delle linee guida per la redazione del nuovo Piano Urbanistico Commerciale (PUC)”.
Dunque, il Tavolo è lo strumento individuato dall’Amministrazione comunale per approfondire e mettere in condivisione “le idee e le proposte concrete che dovranno confluire nelle Linee guida propedeutiche alla redazione del nuovo Piano del Commercio”.
Certamente una buona notizia per associazioni, commercianti e anche indirettamente per i cittadini che potranno beneficiare a loro volta degli eventuali riflessi positivi dell’iniziativa. Insomma meglio tardi che mai.
Infatti, il rilancio del commercio cittadino era uno dei punti focali del programma elettorale dell’attuale sindaco ma il fatto che si decida di avviare l’iter praticamente alla vigilia della scadenza del suo mandato fa sorgere il sospetto che si tratti più di una azione elettorale che sostanziale.
Anche perché, non dimentichiamo, il muro contro muro portato avanti proprio con i commercianti (e non solo) sulla questione relativa al piano parcheggi e sul mancato confronto sul cronoprogramma dell’avvio dei cantieri del Pnrr che – come ampiamente previsto – ha generato non pochi disagi acuendo la crisi delle imprese già costrette a fare i conti con la desertificazione commerciale e demografica del centro cittadino.
Un Piano necessario, come ammesso dall’amministrazione comunale, per tutelare “il commercio locale, individuare nuove idee e strade per difendere gli esercenti da percorsi e dinamiche generali che appaiono ad oggi inarrestabili, come il diffondersi della grande distribuzione o dei minimarket etnici, che a detta del sindaco Sinibaldi “rischiano di soffocare altri tipi di commercio caratteristici delle nostre comunità”.
Francamente puntare il dito sui minimarket etnici (che pure si contano sulle dita di una mano in città) come corresponsabili della crisi del settore appare a nostro avviso quanto mai azzardato per non dire altro.
Anche perché in alcuni casi – proprio la presenza di questo tipo di attività assolutamente legali gestiti da stranieri – hanno garantito spesso un minimo di vivacità in alcune zone del centro storico dimenticate e nel degrado.
A pensarla diversamente è il consigliere comunale Antonio Emili che ha bollato il tavolo sulla pianificazione del commercio come una “beffa per la realtà di una città in cui proliferano i centri commerciali con l’amministrazione che ha già adottato la variante per estendere la possibilità di aprire nuovi supermercati anche nella zona annonaria e questo a discapito dei commercianti locali che si vorrebbero tutelare attraverso il tavolo”.
In pratica più di istituire l’ennesimo tavolo di crisi dovevano essere introdotti contributi o agevolazioni fiscali a favore delle imprese penalizzate dai ritardi accumulati nei cantieri del Pnrr alcuni dei quali dovevano essere terminati già prima di Natale e nel frattempo con la Pasqua alle porte la “fine dei lavori” è ancora lontana.
In questi giorni, poi, si è tornato a parlare dello stato di salute delle casse del Comune e lo spunto è stata la relazione della Corte de Conti al Parlamento sui “Comuni in situazione di crisi finanziaria”.
In poco più di quattro pagine la magistratura contabile ha spiegato i motivi che hanno portato l’ente a dichiarare il pre-dissesto finanziario aiutandoci allo stesso tempo a capire perché non ne siamo ancora usciti a distanza di oltre dieci anni.
Nessuna novità di quanto già noto: e cioè una situazione finanziaria definita grave, di disordine dei conti e addirittura di gestione maldestra per molti anni che ha portato il Comune di Rieti sull’orlo del fallimento con le passività che sfioravano i 100 milioni.
Da qui l’azione di risanamento attraverso un Piano molto stringente con un aumento della tassazione locale (Imu e Tari al massimo) e drastica riduzione delle spese correnti (che hanno impattato sull’erogazione dei servizi), oltre alla dismissione di alcuni immobili di proprietà.
Una politica di “lacrime e sangue” per ripianare debiti fuori bilancio per 17, 2 milioni con un disavanzo complessivo di oltre 36 milioni che il Comune di Rieti – se tutto andrà bene – estinguerà definitivamente nel 2044.
Ed è proprio questo a preoccupare chi ha davvero a cuore le sorti future di Rieti. Selfie, video e proclami oltre a narrazioni accattivanti quanto improbabili provano a nascondere un’altra realtà, certamente più scomoda da raccontare o spiegare: quella di un bilancio comunale ancora in grave sofferenza come dimostrano impietosamente i numeri. E i numeri hanno un linguaggio universale che va oltre la propaganda.








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