Rieti ha accolto, nella serata del 19 marzo, la Fiaccola benedettina “Pro pace et Europa una”, rinnovando una tradizione che unisce sport, spiritualità e identità europea. Intorno alle 18.45, il simbolo di pace è giunto in città proveniente da Subiaco, trovando ad attenderlo gli atleti della Atletica Studentesca Andrea Milardi e dell’Atletica Sport Terapia.
Il passaggio della fiaccola ha attraversato le vie cittadine fino a Piazza Vittorio Emanuele II, dove si è svolta la cerimonia ufficiale di accoglienza. Un momento sentito, partecipato, che ha visto la comunità riunirsi attorno a un simbolo antico ma quanto mai attuale.
Successivamente, la fiaccola è stata trasferita al Battistero della Cattedrale di Santa Maria per un momento di preghiera per la pace presieduto dal vescovo Vito Piccinonna. Un passaggio più raccolto, ma non meno significativo, che ha riportato al centro il valore spirituale dell’iniziativa.
La Fiaccola di San Benedetto da Norcia continua a rappresentare un richiamo forte all’unità e alla responsabilità individuale. Il suo messaggio – quello di “stabilire la pace prima del tramonto” – suona oggi quasi come un monito, in un tempo segnato da tensioni e conflitti internazionali.
Non è solo un rito, ma un’eredità viva. La regola benedettina dell’“ora et labora” resta un riferimento concreto: equilibrio tra preghiera, lavoro e servizio agli altri, elementi essenziali per costruire una società più giusta e coesa.
La fiaccola resterà custodita a Rieti per la notte, per poi ripartire questa mattina alla volta di Norcia, tappa conclusiva del suo percorso.
Dietro questo viaggio ci sono i tedofori, uomini e donne che percorrono chilometri con dedizione, trasformando la corsa in testimonianza. Non cercano riflettori, ma portano avanti un messaggio chiaro: la pace non è un’idea astratta, è un impegno quotidiano. E, a giudicare dalla partecipazione di ieri, Rieti ha risposto presente.
Foto: Massimo RENZI ©








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