Si sta uccidendo il commercio cittadino. E forse non è un caso – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

Della desertificazione commerciale ne abbiamo già parlato in questo spazio. Tra il 2012 e il 2025, secondo la Confcommercio, sono sparite oltre 156.000 attività di dettaglio e ambulanti. A certificarlo la nuova analisi su “Città e demografia d’impresa”.

Una crisi strutturale profonda che porta a non essere ottimisti per il futuro soprattutto per i negozi di vicinato i primi a soffrire l’e-commerce, l’inflazione e i costi di gestione, mentre la grande distribuzione mantiene una crescita del 4,1%.

E anche a Rieti si assiste a questo strano fenomeno: da una parte l’aumento delle saracinesche che restano abbassate che colpisce duramente il centro storico e i quartieri con una riduzione delle attività del 32,2% (dato che la pone al 15esimo posto della speciale classifica su 122 comuni presi in esame da Confcommercio), dall’altra invece l’espansione dei centri commerciali e in particolare dei supermercati.

Una crescita esponenziale che pone comunque interrogativi. E in questa ottica rientra l’iniziativa del consigliere comunale Maurizio Vassallo che ha presentato giorni fa una interpellanza per chiedere chiarimenti all’amministrazione sulla crescita delle medie strutture di vendita e sulle possibili ricadute sul commercio del centro storico di Rieti.

Nel documento, indirizzato al sindaco e all’assessore alle attività produttive, Vassallo richiama l’attenzione su un fenomeno che starebbe generando preoccupazione tra esercenti e associazioni di categoria, sempre più allarmati per le difficoltà del commercio di prossimità.

Secondo il consigliere, il rapido aumento dei supermercati potrebbe contribuire alla progressiva desertificazione del centro storico, già segnalata dagli operatori del settore, mentre nuovi insediamenti commerciali continuano a svilupparsi nelle aree periferiche della città.

A far discutere sarebbe la densità dei punti vendita alimentari, che risulterebbe particolarmente elevata rispetto alla media regionale e alle province vicine, con il rischio di uno squilibrio nell’offerta commerciale.

Da qui la richiesta all’amministrazione di fare chiarezza su diversi aspetti. In primo luogo quanti permessi a costruire per medie strutture di vendita siano stati rilasciati negli ultimi tre anni o siano attualmente in fase di istruttoria, e se tali autorizzazioni risultino pienamente conformi alle previsioni del Piano regolatore generale e alle norme regionali.

Tra le richieste anche l’eventuale avvio di uno studio sulla rete distributiva cittadina, utile a valutare la sostenibilità dell’attuale sviluppo commerciale e a individuare possibili interventi di riequilibrio. In altre parole quel famoso piano del commercio sbandierato in campagna elettorale come strumento per il rilancio del settore ma mai realizzato.

Insomma sono sempre di più gli edifici commerciali su cui spuntano le insegne di grandi catene internazionali in periferia, saracinesche abbassate e cartelli affittasi nelle vie del centro e preoccupazione dei negozianti che resistono.

Quella che le associazioni di categoria lamentano è la mancanza di una visione strategica da parte dell’amministrazione comunale. E questo sta portando alla morte del commercio cittadino. Basta fare un giro in centro per rendersene conto. E questo stride con gli interventi di riqualificazione che stanno segnando il centro storico che prova a farsi bello. In un contesto desolante.

Infatti, mentre i negozi chiudono, si continua a investire su nuovi centri commerciali nelle periferie come prevederebbe la variante urbanistica avviata per ammettere la diffusione anche nella zona annonaria di Vazia. Situazioni che finiscono con lo svuotare il cuore della città di persone, clienti e lavoro.

Il rischio maggiore è quello di vedere trasformato il centro storico in una vetrina per eventi, buona per i fine settimana, ma sempre più fragile nella vita quotidiana.

E una città come Rieti che ambisce a diventare turistica, non si può limitare a vivere solo di eventi. Seppur importanti come ad esempio la Fiera del Peperoncino. Una città vive di quotidianità: residenti, servizi, negozi aperti, trasporto pubblico efficiente, parcheggi, affitti sostenibili per chi lavora nel commercio.

Nonostante il lavoro per il recupero di alcuni luoghi “dimenticati” grazie ai fondi del Pnrr e l’avvento dell’Università il centro storico corre ancora il rischio di perdere identità, lavoro e soprattutto futuro.

E allora è forse giunto il momento di raccogliere le grida di aiuto da parte di quegli esercenti che si ostinano a tenere le saracinesche alzate e provare a cambiare la rotta magari aprendo una discussione concreta in Consiglio comunale, coinvolgendo le associazioni di categoria e sostenendo davvero il commercio cittadino, a partire dal centro storico.

Continuare in una situazione di passività significa condannare Rieti ad avere un centro che si riempie solo durante il fine settimana, o in occasione degli eventi e restare vuoto nella vita reale. E francamente la città non merita questo ma molto di più.

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