Poggio Mirteto fedele alla linea: irriverente, satirico, senza freni. Anche quest’anno il Carnevalone Liberato è tornato a far parlare di sé, e non solo per maschere e fiumi di gente arrivata da tutta la Sabina e oltre.
Al termine dei festeggiamenti è stato bruciato il tradizionale “bammoccio”, il fantoccio simbolo della manifestazione, che stavolta raffigurava Donald Trump. Un rogo che, come da tradizione, chiude la giornata tra applausi, cori e inevitabili reazioni contrastanti.
Chi conosce il Carnevalone sa bene che la provocazione è parte del Dna della festa. Non è una novità, non è un incidente di percorso: è la cifra storica di una manifestazione che da sempre usa la satira politica come linguaggio principale. E proprio per questo, puntuale, torna il dibattito.
L’anno scorso a finire tra le fiamme fu il “bammoccio” raffigurante Giorgia Meloni. Anche allora non mancarono polemiche, prese di posizione, accuse di cattivo gusto e difese in nome della libertà di espressione. Sui social si accese un vero e proprio scontro, con interventi anche dal mondo politico nazionale.
Quest’anno il copione si è ripetuto. Da una parte chi rivendica la natura storicamente irriverente del Carnevalone, nato come festa “liberata” e anticlericale, dall’altra chi parla di gesto divisivo e provocazione eccessiva.
Piaccia o no, il Carnevalone resta fedele alla sua storia. E anche stavolta, tra coriandoli e cenere, ha centrato l’obiettivo: far discutere.
Foto: Fb ©








Rieti Life L'informazione della tua città





