(di Giulia Testa) Il silenzio che precede il primo accordo ha un peso preciso. Nella Chiesa di San Salvatore, raccolta e luminosa, quel silenzio si è posato sulla platea come un gesto gentile. Sotto il grande dipinto del Cristo che sembra abbracciare insieme le sue pecorelle e, figurativamente, il coro e il pubblico, la musica ha trovato il suo spazio naturale: non solo nella navata, ma nell’ascolto comune. È in questo clima che il coro Virgo Fidelis del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha fatto il suo ingresso sabato 14 febbraio a Belmonte in Sabina, accolto da una comunità consapevole di partecipare a qualcosa che andava oltre il concerto. Un incontro, piuttosto, tra istituzione e territorio, tra disciplina e spiritualità, tra servizio e appartenenza.
L’evento, fortemente voluto dal Sindaco Danilo Imperatori insieme all’Associazione Nazionale Carabinieri – sezione di Longone Sabino, guidata dal presidente Augusto Capponi, ha assunto quest’anno un valore particolare: ricorrono infatti i trent’anni dalla nascita del coro, realtà che da tre decenni porta la voce dell’Arma fuori dalle caserme, affidandola al linguaggio universale della musica. Dopo l’introduzione iniziale, che ha richiamato il senso civile e spirituale dell’incontro, la conduzione della serata è passata alla voce narrante del coro, una figura che ha saputo accompagnare il pubblico con misura e chiarezza attraverso i tre momenti del programma musicale, senza mai sovrapporsi all’ascolto.
Il primo segmento ha aperto a un repertorio capace di sorprendere: da “Sister Act” alle atmosfere eteree di Enya, in un passaggio fluido tra sacro contemporaneo e spiritualità laica. È seguita una sezione più popolare e identitaria, con un omaggio al Carnevale e l’intramontabile “’O sole mio”, fino ad arrivare al tributo a Roma, città simbolo dell’Arma e della sua storia. A chiudere, inevitabile e solenne, l’Inno dei Carabinieri Virgo Fidelis, accolto da un lungo applauso.
Nella splendida cornice della Chiesa di San Salvatore, patrimonio storico-artistico oltre che religioso, accanto ai cittadini, erano presenti il Sindaco Danilo Imperatori, il Prefetto Pinuccia Niglio, il Vescovo Vito Piccinonna, il Questore Pasquale Fiocco e il Comandante dell’Arma dei Carabinieri Valerio Marra, insieme a numerosi militari provenienti anche dalle stazioni limitrofe, tra cui Rocca Sinibalda. Una presenza corale che ha restituito l’immagine di un’istituzione diffusa sul territorio, riconoscibile non solo nei ruoli ma nella partecipazione. Non una rappresentanza formale, dunque, ma un corpo vivo, che ha condiviso con la comunità lo stesso tempo e lo stesso ascolto, confermando come il rapporto tra Stato e cittadini trovi forza anche nei momenti non operativi, quando si fonda sulla prossimità e sul riconoscimento reciproco.
La platea, composta e partecipe, ha seguito ogni passaggio con attenzione palpabile. Un’attenzione che si è tradotta anche negli interventi delle autorità presenti. Il Vescovo ha voluto sottolineare il valore di “Aggiungi un posto a tavola”, nel repertorio, collegandolo idealmente all’imminente quarto anniversario della guerra in Ucraina, come invito alla responsabilità e all’accoglienza. Il Comandante Marra, dopo aver espresso apprezzamento per la qualità dell’esecuzione, ha stemperato il momento con un augurio semplice e umano di buon San Valentino a tutti. Il Prefetto ha infine rimarcato l’importanza di iniziative come questa, capaci di portare manifestazioni di alto livello anche in realtà di piccole dimensioni, con risultati evidenti. Decisiva, nel tenere insieme i diversi registri della serata, il maestro del coro: gestualità ampia, precisa, mai ridondante. Una conduzione che ha dato unità narrativa al programma, trasformando una sequenza di brani in un percorso comprensibile a tutti.
Un ringraziamento sentito è stato rivolto al Comune di Belmonte in Sabina, all’Associazione Nazionale Carabinieri – sezione di Longone Sabino, alla Pro Loco, al Centro Anziani, all’Associazione Collins per l’organizzazione dell’evento, e alla parrocchia, con un pensiero particolare al parroco don Franco per l’accoglienza.
Alla fine, ciò che resta non è soltanto la memoria di un concerto riuscito. Resta l’immagine di una comunità riunita attorno a un linguaggio che non comanda ma accorda. La musica, in questa cornice, ha svolto la sua funzione più antica: rendere visibile un legame. Servizio, comunità e dimensione religiosa non si sono sovrapposti né confusi, ma hanno camminato insieme, ciascuno nel proprio ruolo, riconoscendosi nello stesso spazio. In un tempo che tende alla frammentazione e alla distanza, questo momento ha mostrato una possibilità diversa: quella di un’istituzione che sa farsi presenza, di una comunità che sa accogliere. Ed è forse qui il senso più profondo dell’incontro: ricordare che l’autorità, quando incontra la comunità nel segno del servizio, non perde forza. Acquista voce.
Foto: TESTA ©







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