Nucleo Industriale, tra aziende in fuga ed eccellenze – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

Gli ultimi eventi hanno certificato la crisi in cui versa il nucleo industriale. Una involuzione iniziata negli anni 80/90 quando hanno chiuso i battenti le industrie che avevano fatto crescere l’area a cavallo tra Rieti e Cittaducale. E anche gli ultimi dati non fanno che confermare una de-industrializzazione che pone la provincia ai livelli più bassi di tutta l’Italia.

Il 2025 è stato un anno estremamente difficile per il tessuto industriale reatino e per centinaia di lavoratori coinvolti in vertenze che, in molti casi, continuano a trascinarsi da troppo tempo senza soluzioni concrete all’orizzonte. Purtroppo però, anche il 2026 non è iniziato sotto i migliori auspici.

Emblematico, infatti, il caso della Bdtronic che dopo mesi di vertenze e tavoli istituzionali in poche settimane è passata con disinvoltura dall’impegno di salvataggio dei posti di lavoro firmato con tanto di accordo ufficiale alla chiusura con il trasferimento di materiali e macchinari in Germania. In pratica la Bdtronic è in vendita e se non ci sarà nessuno interessato a rilevarla andrà in liquidazione per buona pace dei 41 lavoratori.

Ma ancora prima la crisi non ha risparmiato la Imr, al quinto anno di cassa integrazione senza la realizzazione del piano industriale, una condizione a detta dei sindacati ormai insostenibile. E ancora la Aartee, azienda chiusa da anni e ancora in attesa di risposte concrete, la Tubi Spa, attualmente in concordato e in attesa di una soluzione che garantisca continuità industriale e occupazionale, così come Reset e Smd. Per non dimenticare la Dax Solar Rieti, azienda impegnata nel fotovoltaico, il cui futuro appare ugualmente incerto.

E ancora i circa 200 lavoratori ai quali sta per scadere la mobilità in deroga, provenienti da vertenze industriali mai risolte, come Ritel e Gala-Solsonica, solo per citare le più rilevanti. A queste si aggiungono altre realtà minori in grave difficoltà finanziaria, con ritardi nel pagamento dei salari che mettono in sofferenza i lavoratori e le loro famiglie.

In un quadro come quello raccontato le realtà in grado di giustificare la presenza del Nucleo industriale e quindi contribuire allo sviluppo economico della provincia si contano forse sulle dita di una mano. Piccole medie realtà che con tenacia e resilienza sono state capaci di dribblare difficoltà economiche e crisi.

Forse l’unica azienda capace di dare lustro al Reatino proiettandolo in una dimensione globale è la Takeda, azienda nata in Giappone, che si occupa della produzione di farmaci plasmaderivati e che proprio alle pendici del Terminillo ha uno dei due stabilimenti presenti in Italia. Sito che impiega oltre 700 tra dipendenti e somministrati e che genera un indotto notevole.

Il settore dei prodotti farmaceutici infatti risulta essere, in generale, uno dei settori più redditizi per l’industria italiana, riportando una variazione con segno più del 34,4%. E questo dovrebbe essere da stimolo per gettare le basi e dare vita a un Polo farmaceutico d’avanguardia visti anche gli ulteriori investimenti che la multinazionale intende fare sul territorio.

Nel frattempo il Governo, in sinergia con la Regione Lazio, ha stanziato cento milioni di euro per le imprese del Lazio, di cui 20 destinati a quelle della Provincia di Rieti. L’obiettivo è rilanciare le attività all’interno dell’area reatina del Consorzio industriale, superando quegli ostacoli segnalati dagli imprenditori, dalla logistica alle infrastrutture, al fine di contrastare la deindustrializzazione delle aree interne.

Un provvedimento che risponde, come misura alternativa, anche alla richiesta della Zes, la zona economica speciale, già estesa a Marche e Umbria ma non al Lazio e in particolare a Rieti area di crisi complessa e sisma 2016 appunto escluse da agevolazioni fiscali e benefici per investimenti per evitare l’isolamento economico.

Si tratta di finanziamenti a fondo perduto che non riguardano solo i 15 Comuni reatini del cratere sismico, ma l’intera provincia. Risorse che rappresentano una opportunità strategica per sostenere la ripartenza del tessuto economico reatino.

Tuttavia le procedure con cui le aziende avrebbero potuto accedere al finanziamento dovevano essere avviate – a detta della Regione Lazio – entro lo scorso mese di novembre o al massimo dicembre. Siamo giunti a febbraio e almeno apparentemente tutto sembra essere rimasto fermo agli annunci.

Adesso ci sono dieci mesi per affrontare tutte queste vertenze magari mettendo in campo competenze vere nel trovare soluzioni industriali per tutelare l’occupazione. A differenza degli anni passati serve un sostegno da parte di tutti, istituzioni comprese, ma forte e concreto.

Se si vuole davvero far ripartire economicamente il Reatino, questo deve necessariamente passare dal rilancio del nucleo industriale e dalla difesa del lavoro. Che mai come ora sta soffrendo la concorrenza di altre aree industriali come quelle di Passo Cortese, Fiano Romano e Monterotondo attualmente capaci di attrarre facilmente colossi del commercio e della logistica perché più appetibili non solo per la vicinanza con Roma ma anche per la presenza di infrastrutture e collegamenti autostradali e ferroviari.

Per questo forse oltre a pensare di favorire l’occupazione dei capannoni attualmente abbandonati (quindi attrarre nuovi investimenti, favorire l’innovazione e rafforzare la competitività del comparto manifatturiero e dei servizi connessi alla produzione) si dovrebbe lavorare anche per sostenere e mantenere i pochi siti industriali presenti ma che, come nel caso di BdTronic, potrebbero volare verso lidi industriali più convenienti. Infatti, senza una sinergia istituzionale il rischio è quello di assistere a un ulteriore e progressivo impoverimento della nostra realtà industriale e più in generale economica.

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