Addio a Gioacchino Fusacchia, maestro di basket e di vita: Rieti saluta uno dei suoi allenatori simbolo. Con lui giocò anche Kobe

La città perde un pezzo della propria storia sportiva. È morto Gioacchino Fusacchia, storico allenatore di basket, maestro di pallacanestro e di vita, capace come pochi di crescere generazioni intere di ragazzi, prima ancora che giocatori. Aveva 66 anni e da quasi 50 allenava i giovani cestisti. Era un insegnante di educazione fisica. Lascia i figli Irene e Federico.

 

Per Rieti – e non solo – Fusacchia è stato un punto fermo. Un uomo di palestra nel senso più autentico del termine: scarpe consumate, voce riconoscibile, sguardo attento. Decenni passati tra parquet, canestri e spogliatoi, sempre con la stessa idea chiara in testa: educare attraverso lo sport.

 

Con lui sono cresciuti migliaia di giovani. Ragazzi che oggi sono adulti, genitori, professionisti, e che ancora ricordano quelle ore in palestra fatte di sudore, corse, rimproveri sinceri e incoraggiamenti mai banali. Gioacchino non allenava solo il tiro o il palleggio: allenava il carattere.

 

Tra i tanti aneddoti che lo hanno reso conosciuto anche a livello nazionale, uno spicca su tutti ed è diventato quasi leggendario: con Gioacchino Fusacchia ha giocato anche un giovanissimo Kobe Bryant, allora bambino, quando il futuro campione NBA seguiva il padre in Italia. Un episodio che Fusacchia ricordava spesso, con orgoglio ma senza mai vantarsene, come faceva con tutte le cose importanti.

 

Nel 2020, la città lo aveva celebrato con una grande festa per i 40 anni da allenatore e i 60 anagrafici. Una giornata carica di emozione, durante una partita di campionato della sua Foresta Basket, circondato da famiglie, bambini, ex atleti e colleghi. Sei anni fa, ma sembra ieri. In quell’occasione si capì davvero la misura dell’eredità lasciata da Fusacchia: non coppe, non titoli, ma persone.

 

Non solo basket, ma dialogo, divertimento, senso di appartenenza. I tornei estivi con l’obiettivo di “fare gruppo”, le partite difficili affrontate con una sola parola d’ordine: impegno. E poi i genitori, che a lui affidavano una parte preziosa del tempo e della crescita dei propri figli, sapendo di metterli in mani sicure.

 

Oggi Rieti saluta un allenatore vero, di quelli di una volta, quando lo sport era prima di tutto scuola di vita. Il suo insegnamento resta nei ricordi, nei gesti, nelle storie di chi è passato sotto quel canestro.

La Redazione e il direttore di RietiLife Emiliano Grillotti si uniscono al dolore della famiglia e porgono le più sentite condoglianze.

 

Foto: RietiLife ©

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