Rieti nel dolore per Antonino Martinelli, ex funzionario di banca ucciso al De Lellis. La figlia: “Voglio la verità, chi ha sbagliato paghi. L’omicida non doveva essere in quel reparto”

(di Christian Diociaiuti) Rieti piomba di nuovo nel dolore per un omicidio. Consumato, lì dove la cura è l’obiettivo principale. Città sotto choc per la morte di Antonino Domenico Martinelli, 72 anni, ucciso nel reparto Spdc dell’ospedale de Lellis da un altro degente, un 21enne romeno. Il giovane è stato arrestato con l’accusa di omicidio e trasferito nel carcere a Rieti: è in isolamento e sorvegliato. La Procura di Rieti ha aperto un’inchiesta, mentre la Asl di Rieti avvierà verifiche interne per accertare il rispetto dei protocolli di sicurezza. Dolore e incredulità in città e tra gli ex colleghi e conoscenti della vittima. Ma soprattutto tante polemiche e riflessioni su un qualcosa “che non doveva accadere”, come dicono tutti. Perché avvenuto in un reparto segnato sì da grande fragilità ma, proprio per questo, di grande cura e attenzione.

Per la vittima Antonio “Antonino” Domenico Martinelli i messaggi sui social, i commenti, sono una pioggia. Tutti lo ricordano per il suo modo di essere. Gioviale e disponibile, padre e marito amorevole. Grande professionista. Martinelli, 72 anni, era stato – prima di andare in pensione – un importante funzionario bancario prima della Cariri e poi di Intesa Sanpaolo a Rieti. Stimato, conosciuto, un riferimento. In una famiglia, quella Martinelli, molto conosciuta e amata: la moglie, le due figlie. Le stesse che ora sono nel dolore – e nella rabbia – per quello che è successo mercoledì sera, quando il 21enne rumeno – compagno di stanza di Martinelli – ha divelto una sponda del letto e l’ha usata per massacrare il suo compagno di stanza di 72 anni. Senza una ragione plausibile. È su quello che è successo – sotto le telecamere del reparto in funzione h24 per la natura stessa delle degenze – che si concentra l’attività della Procura guidata da Paolo Auriemma, con il pm Rocco Rocco Maruotti incaricato di seguire la vicenda insieme ai Carabinieri del Reparto Investigativo di Rieti.

Per quello che è successo, RietiLife ha sentito la figlia di Antonino, che ha trovato la morte lì dove cercava cure e assistenza: “Mio padre, ex funzionario di banca, uomo onesto e stimato da tutti, è stato brutalmente ucciso mentre era ricoverato in Spdc per curarsi da una depressione che aveva sviluppato da diverso tempo” spiega la figlia Sara, psicologa, in un mix tra rabbia, dolore, disperazione e voglia – grande – di avere giustizia e verità. Poi l’affondo: “Reputo – dice la dottoressa Martinelli, seguita dall’avvocato Santoro di Roma – che ci siano state gravissime responsabilità in merito alla gestione della sicurezza in reparto, che comunque sarà ovviamente accertata dall’autorità giudiziaria procedente. Mi sembra chiaro, però, che debba essere fatta luce su quello che è successo a mio padre e che, chi ha causato la sua morte, paghi. Perché è vero che materialmente è stato quel giovane, malato. Ma credo ci siano altre responsabilità. Il 21enne che ha ucciso mio padre aveva già precedenti per reati violenti, gravissimi: tre tentati omicidi. Quindi andava portato in Rems non in Spdc. E questo andava preso in considerazione: si sarebbe evitata questa tragedia”.

Foto: Fb ©

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