“I figli non sono dello Stato”: l’appello dei sostenitori, anche reatini, dei genitori del bosco

A Palmoli continua a far discutere il caso della cosiddetta “famiglia del bosco”, la coppia anglo-australiana formata da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, cui lo scorso 20 novembre è stata sospesa la responsabilità genitoriale con il conseguente collocamento dei tre figli in una casa famiglia a Vasto. Una vicenda che, nel giro di poche settimane, ha assunto una dimensione nazionale, diventando simbolo di un dibattito più ampio sul sistema di tutela minorile.

Da ieri pomeriggio, a ridosso dell’abitazione della famiglia, è comparso un camper degli anni Novanta, divenuto il punto di riferimento di un presidio pacifico di sostegno. Sulla fiancata campeggia la scritta “I figli non sono dello Stato”: un messaggio netto che sintetizza la posizione degli attivisti arrivati da diverse città italiane. Tra loro c’è anche la reatina Debora Petrucci, 36 anni, tra le organizzatrici dell’iniziativa e portavoce del gruppo. “Siamo qui per sostenere il ricongiungimento, in primis, della famiglia del bosco, che per noi rappresenta il simbolo di tutte le altre famiglie”, spiega a Il Centro. Secondo Petrucci, nel caso di Palmoli non sarebbero emerse situazioni di violenza o maltrattamento, ma piuttosto una frattura tra istituzioni e nucleo familiare che merita, a suo avviso, una riflessione più profonda. “I genitori amano i propri figli, li rispettano e rispettano ogni forma di vita. Questo deve essere difeso”.

Una mobilitazione che non nasce necessariamente dalla condivisione dello stile di vita neo-rurale della coppia, ma da principi ritenuti fondamentali. “Non sono una neo-rurale, vivo in città – precisa Petrucci – ma abbraccio quei valori perché li considero essenziali per una società migliore”. Determinante nella costruzione della rete di supporto il ruolo dei social network, che hanno amplificato l’indignazione per la separazione del nucleo familiare. “Il padre non può fare il padre, la madre non può fare la madre. Per noi non si doveva arrivare a questo”, afferma Pertucci.

L’obiettivo dichiarato è mantenere una presenza costante ma discreta, senza azioni di disturbo. “Siamo qui per sostenere Nathan, che è rimasto solo per la maggior parte del tempo. Lo faremo con rispetto, semplicemente con la nostra presenza”, conclude Petrucci. Una protesta silenziosa, che intende restare almeno un mese, nel segno della solidarietà, non solo “da cittadini ma da esseri umani”.

Foto: Il Centro©

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