“Farmacia di Torricella Sabina, quando la legge diventa accanimento” – LA LETTERA

Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di una cittadina di Ornaro sulla questione Farmacia di Fabio Giovannetti. 

Fabio, e la responsabilità che ci riguarda

Quest’anno non si chiude.
Quest’anno presenta il conto.

Perché la vicenda di Fabio Giovannetti e della Farmacia di Torricella in Sabina, non nasce dal silenzio,
ma da un atto preciso e reiterato di persecuzione amministrativa,
portata avanti dando seguito a una sentenza del TAR di dieci anni fa,
riesumata, forzata, applicata senza intelligenza del tempo,
senza proporzionalità, senza umanità.

Qui non siamo davanti a un errore.
Siamo davanti a una scelta.

Una scelta compiuta da amministratori che non si sono limitati a “non intervenire”,
ma hanno agito, passo dopo passo,
trasformando un atto giuridico datato in uno strumento di accanimento,
ignorando il contesto, le conseguenze, le persone coinvolte.

Perché Fabio Giovannetti non è solo un uomo.
È un datore di lavoro.
Dietro di lui ci sono dipendenti, famiglie, stipendi, dignità quotidiana.
Colpire lui significa colpire un tessuto sociale,
significa generare paura, instabilità, ricatto silenzioso.

E questo riguarda tutti.

Riguarda il Prefetto, che non può limitarsi a osservare come se fosse una pratica tra le altre,
perché qui l’ordine pubblico non è minacciato dal dissenso,
ma dall’ingiustizia reiterata.

Riguarda il Vescovo, perché una Chiesa che accoglie nei suoi spazi
chi si è reso complice – anche solo per inettitudine –
di questa macchina persecutoria,
senza una parola pubblica di discernimento,
non sta esercitando misericordia:
sta offrendo copertura morale.

Riguarda tutti i politici, a livello provinciale e regionale,
perché il potere non è solo decidere,
è fermarsi quando la legge smette di essere giusta.
E quando nessuno si ferma,
la responsabilità diventa collettiva.

Riguarda i sindacati, che non possono continuare a guardare altrove,
perché qui non è in gioco solo un singolo,
ma posti di lavoro concreti,
inermi davanti a una burocrazia che colpisce dall’alto
e non paga mai il prezzo delle sue decisioni.

Io scrivo perché riconosco questo meccanismo.
Non per sentito dire.
Per esperienza diretta.
So cosa significa essere trascinati dentro una spirale
in cui il sistema non cerca soluzioni,
ma conferme di sé stesso.
So cosa significa essere lasciati soli
mentre l’istituzione si autoassolve.

E so anche questo:
non tutti resistono.

Per questo non chiamatela applicazione della legge.
La legge senza coscienza diventa arma.
Non chiamatela dovere.
Il dovere senza responsabilità diventa persecuzione.

Fabio oggi è davanti a tutti noi.
E con lui una domanda che non può più essere rimandata:

chi si assumerà la responsabilità di fermare ciò che è diventato ingiusto,
pur essendo formalmente legittimo?

Perché quando il potere insiste,
quando nessuno interrompe,
quando tutti si trincerano dietro il “non dipende da me”,
la storia non parla più di norme.

Parla di uomini lasciati soli.
E di istituzioni che hanno scelto di colpirli.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.