(di Giulia Testa) Torna La Rana nel Pozzo, il talk di politica condotto dal direttore di RietiLife Emiliano Grillotti. Ospite della puntata, il sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi, protagonista di un appuntamento speciale che anticipa il Natale e segna il suo ritorno a un’intervista dopo un periodo di minore esposizione pubblica. Una puntata diversa dal solito, aperta e chiusa proprio dal sindaco quasi in veste di co-conduttore, tra bilanci amministrativi, chiarimenti politici e uno sguardo dichiaratamente rivolto al futuro. Il primo tema affrontato è il bilancio dell’anno che si chiude. “È stato un 2025 complesso – spiega Sinibaldi – l’anno in cui avevamo annunciato i cantieri PNRR. È stato un anno di lavori duri, ma siamo quasi alla fine: a primavera 2026 termineranno”. Un 2025 segnato da trasformazioni strutturali ma anche da tensioni. “È stato un anno importante per l’università. E poi ci sono state fibrillazioni, ma l’impegno è massimo su tutti fornti. E poi è stato un anno in cui si è verificata una tragedia che stiamo cercando di metterci alle spalle”, dice Sinibaldi sull’omicidio Marianella.
Spazio anche al significato politico di Atreju, convention annuale della destra italiana a cui Sinibaldi ha preso parte. “Atreju è il nome del protagonista de ‘La Storia Infinita’. Nasce come festa nazionale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, come momento di confronto e dibattito. È il luogo in cui la nostra comunità politica si ritrova da tanti anni, con leader politici nazionali e internazionali”. Un’immagine che il direttore sintetizza con ironia citando Venditti come “Nietzsche e Marx che si danno la mano al bar”, restituendo l’idea di uno spazio di contaminazione ma continuo dialogo.
Sinibaldi poi incassa la provocazione sulle poche dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi e sui molti nomi circolati come possibili candidati sindaco. Il sindaco Sinibaldi è netto: “Quando ci si candida per un progetto bisogna rimanere leali fino alla fine”. E aggiunge: “Chi vuole stare al mio posto non sa cosa significa”, lanciando la stoccata in particolare a Claudio Valentini, presidente del Consiglio Comunale e ora fuori da FdI per fondare la sua “Fratelli di Rieti” e correre alle prossime Amministrative. E ancora: “La Federazione di centrodestra non si manifesta da mesi. Fratelli di Rieti è stato un tentativo di costruire una spaccatura fuori da Fratelli d’Italia. Non so se andrà avanti ma non mi interessa molto. Il centrodestra è fatto da partiti nazionali e forze civiche, non da progetti personali”. La distinzione è netta: “C’è un piano politico e uno istituzionale. Sul piano politico, se non ci si riconosce più nella casa in cui ci si è candidati, si chiariscono le distanze. Sul piano istituzionale, il presidente del Consiglio comunale è un garante del funzionamento della macchina amministrativa, per questo riceve un’indennità”. E precisa: “Non ho chiesto le dimissioni di Valentini, ma per coerenza politica, se non è in grado di svolgere quel ruolo, può andare via”.
Capitolo delicato quello dei rapporti con Forza Italia. “Non sono io che devo parlare per Forza Italia. Ha messo un punto l’Onorevole Raffaele Nevi (nuovo commissario degli azzurri per Rieti, ndr), chiarendo la posizione del partito a livello provinciale e comunale. Forza Italia nasce come casa comune, con sensibilità diverse, ma con il compito di fare sintesi e proporre progetti nazionali. È un progetto che in Italia esiste da vent’anni. A Rieti, però, è diverso”. E su Emanuele Fagiani – sfiduciato dai suoi come Segretario Provinciale di FI e poi alle prese con le dimissioni – Sinibaldi chiarisce: “È una bravissima persona e un professionista serio, ma probabilmente ha affrontato la questione con leggerezza. Non ho compreso la sua posizione, come credo nessuno nel centrodestra, anche perché non ho potuto parlarci direttamente. I vertici nazionali hanno deciso che serviva un restart, anche perché le elezioni sono prossime. Ora siamo in una fase di riorganizzazione: dobbiamo costruire, non distruggere”.
Sinibaldi si profonde poi in una riflessione personale: “Sono stato eletto molto giovane, con tanta voglia di fare e fare bene. Avrei dovuto dedicare più tempo al lavoro sinergico”. Rivendica però la continuità amministrativa: “Abbiamo dato seguito a quanto impostato dall’amministrazione Cicchetti, anche su scelte complesse come ASM”. Una riflessione poi guardando al 2027. “Primavera 2027 per me sarà di campagna elettorale. La mia intenzione personale è continuare il percorso e portare a termine ciò che abbiamo messo in campo. Ma non dipende solo da me: a sindaco non ti candidi da solo”. E sottolinea: “Per coerenza, mi adeguerò alle decisioni della coalizione. Il mio destino personale è poco importante rispetto al futuro di una città che sta affrontando sfide decisive”. Dunque, disponibilità a un secondo mandato ma dentro un perimetro politico condiviso dal centrodestra.
Durissimo il giudizio sull’opposizione: “La sinistra ha smarrito il modo di fare alternativa. Grida all’illegittimità per distruggere. Il cittadino vota se vede una proposta che costruisce qualcosa, non che blocca. Non c’è stata una proposta alternativa concreta mentre questa amministrazione ha messo a terra progetti di cui si parlava da anni, come l’università”. Tra le sfide affrontate: Salaria, infrastrutture, università. “Alla fine del semestre filtro arriveranno 500 studenti a Rieti. E alla fine di questo mandato spero di lasciare una città rinnovata, più matura, con un centro storico che è una cartolina e un motore economico”. Sulla sicurezza: “Il Comune investe sulla videosorveglianza, in supporto all’attività giudiziaria. C’è un tavolo quotidiano con il Prefetto Niglio. Molti problemi percepiti come sicurezza in realtà non lo sono”. Sui parcheggi e la viabilità: “Il disagio è legato ai cantieri. Tra due o tre mesi gran parte dei lavori sarà finita. Se il centro storico diventa solo residenziale, poi non bisogna stupirsi se chiudono le serrande”. In corso il ripensamento della mobilità, con il nuovo ruolo della stazione ferroviaria e lo spostamento del capolinea.
Sul capitolo cultura e candidatura de L’Aquila Capitale italiana della Cultura: “È un’area vasta. Abbiamo candidato un territorio, il cratere sismico, e Rieti avrà visibilità e attenzione mediatica. Il 21 gennaio presenteremo il progetto. Capitale della Cultura non è solo eventi ma progetti strutturali: polo dell’audiovisivo, Parco della Musica, Museo nazionale della Sabina, museo diffuso, biglietto unico integrato. Matera insegna: gli eventi si dimenticano, la rigenerazione resta”. La puntata si chiude in clima natalizio, con gli auguri del direttore e del sindaco, che aveva aperto la trasmissione da co-conduttore e così l’ha salutata. Politica, bilanci e ironia: prima di Natale, La Rana nel Pozzo aiuta a fare un bilancio di questo 2025.
Foto: Gianluca VANNICELLI ©








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