QUANDO E.T. PORTO’ VIA LA LIRA NEL 2003, ADDIO A CARLO RAMBALDI

Carlo Rambaldi aveva 87 anni: era nato il 15 Settembre 1925 a Vigarano Mainarda, nel Ferrarese, ed è stato il maggior creatore di effetti speciali nel mondo dello spettacolo italiano. È morto a Lamezia Terme, in Calabria, dove viveva da dieci anni.  Geometra, si era poi laureato all’Accademia di belle arti di Bologna. Da lì partì per frequentare l’ambiente del cinema italiano, allora vivacissimo. Scelse allora di occuparsi del trucco, degli effetti speciali e visivi: era la sua strada. Nel 1956 fu chiamato a realizzare il drago Fafner, un automa lungo ben sedici metri, per il film “Sigfrido” diretto da Giacomo Gentilomo. Continuò a lavorare con altri registi, tra i quali Monicelli e Ferreri. Collaborò anche con Pier Paolo Pasolini e con Dario Argento: per il maestro dell’horror contribuì a realizzare gli effetti speciali di “Profondo rosso”, il capolavoro del 1975.  Il salto dal cinema italiano a Hollywod era nell’aria, e gli permise di perfezionare le sue intuizioni estetiche, accoppiandole con un accurato studio della “meccatronica” (gli effetti speciali che uniscono le macchine al controllo elettronico). Il cinema americano regalò a Rambaldi ben tre premi Oscar per gli effetti visivi e speciali. Il primo gli venne assegnato per “King Kong” di John Guillermin, del 1976; suo era il gorillone che stringeva tra le mani la splendida Jessica Lange (anche se le scene girate da vicino furono realizzate con un enorme braccio meccanico, e non con il pupazzo, alto 12 metri).  La seconda statuetta arrivò nel 1979 per la collaborazione con Ridley Scott, il regista di “Alien”, monumento della fantascienza con al centro uno straordinario mostro alieno. Dietro quelle forme terrorizzanti c’era la mano di Rambaldi, con H.R. Giger e Brian Johnson. Firmati da Rambaldi anche gli alieni di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, di Steven Spielberg, con il quale Carlo Rambaldi vinse un altro Oscar, raggiungendo l’apice della notorietà, nel 1982. Era suo il pupazzo animato E.T., l’extraterrestre che commosse il pubblico con il suo sguardo languido. Rambaldi fu anche il primo realizzatore di effetti speciali cinematografici a essere costretto davanti a un giudice per dimostrare la natura artificiale di quanto appare sullo schermo. Per la scena della vivisezione canina nel film “Una lucertola con la pelle di donna” (del 1971), il regista Lucio Fulci era stato citato in tribunale con l’accusa di maltrattamento e crudeltà verso gli animali. Rambaldi fornì alla Corte i materiali girati, ma non montati, e anche i fantocci dei cani utilizzati per le riprese. Quando, nel 1971, fu riaperta l’istruttoria sulle circostanze della morte di Giuseppe Pinelli (l’anarchico milanese inizialmente accusato della strage di Piazza Fontana, caduto da una finestra della Questura), il magistrato inquirente dispose un esperimento giudiziale per ricostruire le modalità di caduta del corpo. Il manichino che riproduceva le caratteristiche del corpo di Pinelli venne progettato da Carlo Rambaldi. Fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=168117. Nella foto Carlo Rambaldi nel maggio del 2003, quando, ospite in città in visita al Monumento alla Lira da poco inaugurato, si cimentò in un disegno che regalò al Sindaco. Foto (ARCHIVIO 5 MAGGIO 2003): Emiliano GRILLOTTI © 10 Agosto 2012

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