Una statua non è mai solo una statua. È un messaggio, una scelta, un pezzo di identità che resta lì per decenni, a parlare per una città intera. Ed è proprio da questo punto che nasce la riflessione affidata a una lettera rivolta ai cittadini sul progetto della futura statua di San Francesco d’Assisi da collocare presso il vecchio ospedale di Rieti.
L’appello è chiaro: evitare soluzioni generiche, già viste ovunque, e puntare invece su una rappresentazione che racconti davvero il legame profondo tra il santo e il territorio reatino.
Rieti, si sottolinea nella lettera, custodisce una parte straordinaria e irripetibile della vita di San Francesco. Non un dettaglio marginale, ma uno dei capitoli più significativi dell’esperienza francescana. Ed è proprio questo il punto: scegliere una statua che rappresenti il santo in atteggiamenti simbolici ormai inflazionati — in meditazione o con le braccia alzate — rischierebbe di dire poco o nulla della storia locale.
Ancora meno convincente, secondo l’autore, sarebbe una rappresentazione legata a episodi avvenuti altrove, come quelli de La Verna, in Toscana. Luoghi importanti, certo, ma che appartengono a un’altra geografia spirituale, a un’altra narrazione.
Rieti, invece, ha una propria identità, forte e radicata, che merita di essere raccontata senza scorciatoie.
Il senso della proposta sta tutto qui: una statua pubblica deve essere più di un’opera d’arte. Deve diventare un simbolo, un racconto scolpito nella memoria collettiva, un segno capace di parlare alle generazioni presenti e future.
Rappresentare ciò che San Francesco ha vissuto nella Valle Santa significherebbe rafforzare l’identità culturale della città, valorizzare il territorio, promuovere un turismo consapevole e, soprattutto, rispettare la verità storica.
Le alternative non mancano. La lettera richiama episodi profondamente legati al territorio, come la Regola a Fonte Colombo o il Perdono a Poggio Bustone. Scene che parlano direttamente di Rieti, della sua storia e della sua centralità nel percorso francescano.
Sarebbe, si legge, una scelta di coerenza e di rispetto. Un modo per realizzare un’opera che racconti davvero la città, invece di limitarsi a una rappresentazione generica o, peggio, legata ad altri luoghi.
La conclusione è un invito alle istituzioni: cogliere questa occasione per valorizzare ciò che rende Rieti unica e riconoscibile nel panorama francescano internazionale.








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