Mattia Furlani replica alle parole di Gravina: “Così si ammazzano i valori dello sport”

Le parole di Gabriele Gravina – “il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici” – pronunciate dopo l’eliminazione dell’Italia, hanno acceso una polemica destinata a lasciare il segno. Una frase che ha colpito nel profondo tutto il mondo sportivo azzurro, provocando una raffica di reazioni. Tra le più dure e significative c’è quella di Mattia Furlani, come riporta Eurosport, campione del mondo di salto in lungo,  che ha scelto di rispondere senza filtri, mettendo al centro il valore reale dello sport.

“Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato e le forze dell’ordine (che continuerò a ringraziare sempre) fa per portare avanti un movimento e giovani atleti ragazzi, a rende atleti PROFESSIONISTI per realizzare i propri sogni con sacrificio, dedizione e lavoro. A quanto pare non se ne rende conto di cosa c’è dietro. Mi dispiace perché non è solo un insulto al calcio ciò che ha detto, è successo, ma anche allo sport italiano. Mi batterò sempre anche solo tramite i risultati, ma anche mostrando qui sui social cosa c’è dietro lo sport e il lavoro… Con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto ad un ponte fino ad arrivare all’élite mondiale. Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui”.

Parole pesanti, che non lasciano spazio a interpretazioni. Furlani non si limita a contestare una dichiarazione, ma difende un intero sistema fatto di sacrifici quotidiani, lontano dai riflettori e dai grandi stipendi del calcio. Il nodo, ancora una volta, è tutto nella definizione di “professionismo”. Da una parte una visione formale, dall’altra quella concreta di chi vive lo sport come un lavoro a tempo pieno, costruito con anni di fatica e sostenuto spesso dalle strutture dello Stato. Nel pieno della bufera, la risposta dell’atleta azzurro assume così un valore che va oltre la polemica: è una presa di posizione netta, che rimette al centro il rispetto per tutti gli sport e per chi li rappresenta. Perché, al di là delle etichette, il messaggio è chiaro: il professionismo non si proclama. Si dimostra.

Foto: RietiLife ©

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