Così il sindaco, Daniele Sinibaldi in un post Facebook
“In molti in questi giorni si sono espressi sulle nuove installazioni luminose a Porta Cintia, cittadini, commercianti, architetti. Ritengo che questo sia un bene, innanzitutto perché il dibattito è riferito a qualcosa di realizzato, il che implica un risultato ottenuto, visibile e concreto che trasforma una parte di città e ciò significa che chi amministra ha portato a termine un obiettivo di programma.
Il gusto, si sa, è questione soggettiva, pertanto ogni giudizio è legittimo. I marciapiedi, le pavimentazioni, gli arredi urbani possono piacere o no, ma intanto prendiamo atto che ora ci sono, al contrario di prima. Ciò che è meno legittimo è l’ostentazione della banalità, spesso strumentale, che trasforma una sensazione in una sentenza, priva spesso di elementi di conoscenza, curiosità intellettuale e ragionamento. A tal proposito abbiamo chiesto una riflessione al celebre Architetto Gianluca Peluffo di Peluffo & Partners, che ha curato la progettazione del recupero di via Cintia e via Varrone. Prima di ulteriori commenti, consiglio di prendere informazioni sui progettisti, un po’ come i genitori consigliano di contare fino a 10 prima di parlare, visto che stiamo parlando di studio molto importante nel panorama contemporaneo.
Di seguito la spiegazione dell’architetto Gianluca Peluffo:
“Intervenire sullo Spazio Pubblico è una grande responsabilità, prima di tutto per la Pubblica Amministrazione e poi per i progettisti.
Si tratta di risolvere problemi tecnici, urbani, di accessibilità, manutenzione e sicurezza, di decoro ma anche di immagine e cittadinanza condivisa.
Le strade possibili, semplificando, sono quelle di una manutenzione invisibile e dignitosa, oppure la ricerca di una presenza espressiva che ha lo scopo appunto di costruire “appartenenza” e “cittadinanza” attraverso il linguaggio della contemporaneità.
Il progetto di sistemazione degli spazi del Centro Storico in fase di realizzazione e conclusione ha parti più semplici di manutenzione, con ripavimentazione e illuminazione, e alcuni punti che, per motivi urbani e storici, hanno necessità di una maggiore forza espressiva.
Uno di questi è l’ingresso di Via Cintia, che è un acceso della Città Storica, fino ad ora priva di forza rappresentativa proprio come “Porta”.
Si trattava quindi di uno spazio importante a livello urbano, ma che si riteneva poco espresso e risolto in termini di immagine della città.
Per questo si è scelto di disegnare ad hoc quattro elementi verticali, denominati “Palo Rieti”, non oggetto di produzione industriale, pensati appositamente per il luogo, che possono sia essere corpi illuminanti che elementi tecnologici (controllo accessi, telecamere etc). Questi quattro elementi urbani secondo i progettisti, posizione che noi condividiamo, volevano essere riconoscibili e specifici per il luogo.
La presenza dei portici ha portato alla necessità di differenti altezze di uso e utenza del palo, non semplicemente alto e verticale con luce posizionata in alto a illuminare verso il basso, ma anche appunto dialogo formale con gli edifici esistenti e i portici stessi.
I due edifici esistenti, del tutto espressi architettonicamente e gemelli, esprimono una monumentalità di medio profilo ma del tutto dignitosa.
I quattro corpi illuminanti cercano il dialogo con il linguaggio dei due edifici l’uso di geometrie semplici e moltiplicate, negli edifici figure rettangolari, nei pali, le figure circolari e coniche.
Poi, in termini specifici di linguaggio, tutti giustamente e fortunatamente esprimono valutazioni reazioni. Il riferimento è anche molto mediato, e temperato, proprio per non essere una banale citazione diretta, ma un’evocazione allo scopo di dialogare con gli edifici esistenti e di costituire un’appartenenza al luogo.”








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