Farmacia Giovannetti, il Tar dà ragione al Comune di Torricella. Il Comitato Cittadinanza Attiva Libera: “Perso un servizio essenziale”

Il Tar si è pronunciato sulla Farmacia Giovannetti, situata sulla Salaria al bivio di Ornaro, dando ragione al Comune di Torricella in Sabina. Immediata la reazione del Comitato Cittadinanza Attiva Libera, che ha diffuso una nota che riportiamo di seguito.

Il Comune si nasconde dietro il respingimento del ricorso da parte del TAR.
Ma chi ha davvero vinto e chi ha perso?

Il Comitato prende atto della sentenza del TAR, che ha respinto il ricorso.
Ma i cittadini hanno perso.
Hanno perso definitivamente un servizio insostituibile.

Il territorio precipita indietro di anni in termini di qualità, efficienza e modernità dell’offerta sanitaria, con conseguenze che incideranno nel tempo sulla vita delle persone e sulle possibilità di sviluppo futuro.

Questo è il punto.

Qui non si discute solo una decisione amministrativa.
Qui si è deciso di cancellare un servizio che funzionava, un’eccellenza riconosciuta da tutto il territorio.

I fatti sono chiari.

Prima è stata fatta decadere la farmacia sulla Salaria.
Poi il territorio è rimasto per circa due mesi senza alcun presidio farmaceutico.
Solo dopo è stato istituito un dispensario, in una posizione meno accessibile rispetto a una popolazione che vive distribuita e non concentrata nel centro storico.

Questa sequenza, per nulla casuale, ha inciso direttamente sull’esito finale.

Quando il TAR si è pronunciato, il servizio risultava formalmente presente.
Il TAR ha quindi valutato la situazione finale, non il vuoto che si è creato prima, né il modo in cui si è arrivati a quel risultato.

Ma quel vuoto è esistito.
E i cittadini lo hanno pagato.

Ed è qui che bisogna essere chiari.

Il TAR non decide se una scelta è giusta o sbagliata per il territorio.
Il TAR decide solo se, dal punto di vista tecnico e formale, gli atti sono legittimi.

Non entra nel merito dei bisogni delle persone.
Non valuta se un servizio funzionava meglio di un altro.
Non valuta i disagi reali vissuti dai cittadini.
Non valuta le responsabilità politiche.

Questo significa che una sentenza favorevole non racconta la realtà del territorio,
non racconta cosa è stato perso
e non racconta perché si è arrivati a quella situazione.

E infatti non racconta la cosa più importante:
che per circa due mesi questo territorio è rimasto senza un servizio essenziale,
e che questo è il risultato di scelte precise.

Le responsabilità di queste scelte restano interamente politiche.

C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato.

Il TAR ha anche rilevato una situazione che si è consolidata nel tempo, legata alla permanenza della farmacia sulla Salaria senza un’autorizzazione pienamente riconosciuta.

Ma anche questo elemento va letto fino in fondo.

Perché questa condizione non nasce da sola.
È il risultato di anni di scelte, di dinieghi, di mancate autorizzazioni da parte del Comune.

E quindi è il risultato di un percorso amministrativo preciso.

Allo stesso modo, resta aperta e mai chiarita fino in fondo la questione dell’accesso agli atti.

A fronte di una richiesta ampia e dettagliata, volta a comprendere i passaggi amministrativi e in particolare l’individuazione di locali idonei nel capoluogo, una parte rilevante della documentazione richiesta non è stata resa disponibile nel momento in cui era necessario farlo.

È stato infatti sostenuto che, essendo la sentenza ormai passata in giudicato, tali documenti non fossero più da mettere a disposizione.

Ma è proprio questo il punto.

Quei documenti sarebbero stati fondamentali prima,
per comprendere le scelte,
per valutare le alternative,
per chiarire su quali basi si stava decidendo.

In particolare, proprio sugli aspetti più rilevanti (quelli legati all’individuazione di sedi idonee) non è stata fornita piena evidenza.

Un elemento tutt’altro che secondario.

Così come resta agli atti un passaggio politico significativo:

l’unica volta in cui questa vicenda è stata affrontata pubblicamente in Consiglio comunale,
è avvenuta in occasione della richiesta di decadenza di Giovannetti come consigliere.

In quella sede, a fronte di una domanda precisa sulla disponibilità di locali idonei per ospitare la farmacia,
la Sindaca ha dichiarato di non avere contezza di quali fossero tali locali.

Un’affermazione che risulta a verbale.

Sono fatti.

E questi fatti fanno parte della storia di questa vicenda,
al pari della sentenza.

Perché una sentenza chiude un procedimento.
Ma non cancella ciò che è accaduto prima.

Il Comitato è nato per difendere un servizio che era l’eccellenza per il territorio.
La farmacia Giovannetti sulla Salaria rappresentava non un semplice presidio insostituibile, ma
un servizio moderno, efficiente, accessibile, aperto ogni giorno, capace di garantire rapidità, attenzione, assistenza concreta, soprattutto per anziani e persone fragili.

Non era una farmacia qualsiasi.
Era un punto di riferimento per un territorio ampio, ben oltre la singola frazione, scelto ogni giorno anche da chi aveva alternative, proprio per la qualità superiore del servizio offerto.

Questo servizio è stato perso, definitivamente.
Una farmacia dei servizi moderna, avanzata e di fatto ineguagliabile non esiste più.

E non è stato sostituito da qualcosa di equivalente.

3050 firme lo dimostrano.
Non un gesto simbolico, ma la voce reale di cittadini che hanno difeso un servizio essenziale.

Questa voce è stata ignorata.

È stata ignorata la distribuzione reale della popolazione.
È stato ignorato il ruolo della Salaria come asse centrale per tutta la popolazione del territorio che si sposta per lavoro e non solo.
È stato ignorato un servizio che funzionava meglio.

Questa è una responsabilità politica chiara.

Una responsabilità della politica locale che governa questo territorio, che ha scelto di non ascoltare, di non confrontarsi e di non valorizzare un’eccellenza esistente.
Una responsabilità che riguarda anche chi, a livelli più ampi, non ha ritenuto di intervenire per aprire un confronto reale con i cittadini.

Oggi si parla di vittoria.

E proprio su questo punto è inevitabile fermarsi.

C’è chi festeggia questa sentenza come una vittoria politica.

E c’è anche chi, oltre a festeggiare, ironizza e dileggia l’azione del Comitato e le posizioni di chi ha difeso questo servizio.

Un atteggiamento che non è secondario.

Perché non è solo esultanza.

È il segno di un clima.

Un clima in cui una parte della comunità viene derisa,
in cui una mobilitazione reale, fatta di cittadini, di firme, di bisogni concreti, viene ridotta a oggetto di scherno.

E questo dice molto.

Dice molto del modo in cui si interpreta la politica.
Dice molto del rispetto verso i cittadini.
Dice molto della qualità del confronto che si è voluto costruire.

Quando una vicenda che ha inciso sulla vita delle persone diventa terreno di ironia e di delegittimazione,
non si sta solo festeggiando.

Si sta mostrando, in modo evidente, il livello di attenzione e di considerazione e rispetto riservato a una parte della propria comunità.

E allora la domanda è semplice:
per cosa si esulta?

Per quale risultato concreto per i cittadini?
Per quale miglioramento del servizio?
Per quale beneficio per il territorio?

Perché qui non si vede nulla di tutto questo.

Si vede un servizio perso.
Si vede un territorio che arretra.
Si vede una comunità ignorata.

Eppure c’è chi esulta.

Una parte ristretta, vicina all’Amministrazione, che evidentemente si riconosce in questa scelta.

Ma questa esultanza racconta molto.

Racconta una politica che non misura le proprie decisioni sugli effetti reali,
ma sulla capacità di imporle.

Racconta una politica che non ascolta,
che non si confronta,
che non sente il peso di 3050 firme.

E pone una domanda che resta aperta: quale idea di territorio si ha, se si può festeggiare la perdita di un servizio come questo?

Questa è la misura della visione politica che oggi governa questo territorio.

Ma questa vicenda racconta anche altro.

Racconta una politica che parla di sviluppo e nei fatti riporta il territorio indietro.
Racconta una politica che chiede consenso e poi ignora migliaia di firme.
Racconta una politica che decide senza ascoltare chi vive davvero questo territorio.

Noi sappiamo chi non ha fatto nulla.
Sappiamo chi ha scelto di non intervenire.
Sappiamo chi ha ignorato questa comunità.

E questa responsabilità non si cancella con una sentenza.

L’amministrazione festeggia, il territorio muore e i cittadini rimangono inascoltati.
Questo definisce con chiarezza la natura della politica dell’amministrazione.

Comitato Cittadinanza Attiva Libera

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