I Carabinieri della Stazione di Torri in Sabina, a conclusione di un’articolata attività d’indagine, hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Rieti due uomini di 22 e 34 anni, originari della Campania e già gravati da precedenti di polizia, ritenuti responsabili del reato di truffa.
L’attività investigativa è scaturita dalla denuncia presentata da una cittadina sessantottenne del posto, rimasta vittima della sempre più diffusa truffa informatica del “finto figlio“. I due indagati, dopo aver contattato la donna tramite l’applicazione di messaggistica WhatsApp fingendosi il figlio, sono riusciti a raggirarla lamentando un’improvvisa e impellente necessità di denaro.
La vittima, convinta di prestare soccorso al familiare in difficoltà, ha assecondato le prime richieste, effettuando svariate ricariche su due distinte carte prepagate per un importo complessivo di circa 500 euro.
L’inganno è emerso poco dopo quando, di fronte all’ennesima richiesta di somme di denaro, la donna si è insospettita. Decidendo di verificare la situazione, ha contattato telefonicamente il figlio sul suo numero abituale, realizzando così di essere caduta in una truffa.
L’anziana si è tempestivamente rivolta ai Carabinieri i quali, grazie a rapidi accertamenti telematici e bancari, sono riusciti a risalire all’identità dei due presunti responsabili, segnalandoli all’Autorità Giudiziaria competente.
L’Arma dei Carabinieri rinnova la raccomandazione a prestare sempre la massima attenzione alle richieste di denaro provenienti da numeri sconosciuti, anche se i mittenti si qualificano come parenti o amici. In caso di messaggi sospetti, è fondamentale non effettuare alcun pagamento, contattare il familiare al suo numero noto per una verifica e segnalare immediatamente l’accaduto al Numero Unico d’Emergenza 112 o al più vicino presidio territoriale dell’Arma.








Rieti Life L'informazione della tua città





