Referendum, nuove prospettive e silenzi assordanti – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

Il risultato del Referendum sulla riforma della Giustizia ha creato scompiglio nel Governo. La vittoria del “No” è stata molto più netta di quanto auspicato dagli stessi “conservatori” della Costituzione. Anche per l’elevata affluenza alle urne. E questo inevitabilmente ha portato a dare una valenza politica all’esito della consultazione. Una sconfitta netta che ha prodotto ripercussioni importanti nella compagine governativa.

Al contempo lo stop alla riforma della Giustizia ha ridato fiato all’opposizione convinta che si tratti di un vero e proprio “avviso di sfratto” per la Premier Meloni a poco più di un anno dalle prossime elezioni.

A livello locale, contrariamente a quanto accaduto nel resto del Paese, a vincere è stato il “SI” seppur per una manciata di voti: il 50,7% contro il 49,2% di coloro che hanno votato per il “NO”. Elevata è stata anche l’affluenza alle urne superiore al 60% sia nel capoluogo che in provincia.

Il “SI” ha prevalso in 54 Comuni su 73 ed è proprio questo dato a rendere meno amara la pillola da mandar giù al centrodestra reatino. A differenza di quanto sta accadendo a Roma, nel capoluogo non ci saranno ripercussioni immediate: c’è delusione come è ovvio ma come ha ribadito il sindaco fedelissimo della Meloni “si continua a lavorare per migliorare le condizioni di Rieti adeguandole alle necessità future”.

Quindi il risultato del referendum non deve essere considerato come un “avviso di sfratto” ma una sorta di “avviso ai naviganti”. Se infatti nella sostanza non cambia nulla per la politica locale – con la maggioranza che resta al suo posto seppur tra equilibri precari – a far riflettere sono i quasi quattromila voti persi dal centrodestra rispetto alle amministrative del 2022 quelle che avevano consacrato Sinibaldi sindaco.

Fatti i dovuti distinguo tra referendum e elezioni amministrative, il dato deve far riflettere, perché probabilmente, conseguenza di una gestione della cosa pubblica che non ha soddisfatto solo i reatini. Ma anche quella parte degli alleati che negli ultimi mesi ha apertamente contestato le scelte della Giunta.

Nel frattempo a rialzare la testa sono stati i partiti del centrosinistra (Pd e Sinistra Italiana) che, attribuendo a Sinibaldi e la sua giunta una sconfitta politica, ora guardano con maggiore fiducia alle Comunali del 2027. In pratica “la roccaforte Rieti” non sembra più inespugnabile.

Secondo i Dem “il mancato sorpasso per un soffio – nonostante l’imponente dispiegamento di forze messe in campo dall’amministrazione e dai suoi rappresentanti – dimostra che la città ha gli anticorpi e non accetta più decisioni calate dall’alto”.

In altre parole “le forze progressiste e i Comitati hanno saputo intercettare il malcontento e la voglia di partecipazione riportando al voto settori della società reatina altrimenti dimenticati”.

Ora se il vento stia cambiando davvero come auspicato dal centrosinistra e l’esito del Referendum possa davvero aprire una nuova stagione politica è ancora presto per dirlo. In un anno tutto può cambiare soprattutto a livello locale dove basta poco per spostare gli equilibri in campo.

Fino ad oggi a fare le pentole e i coperchi ci ha pensato la maggioranza al netto dei malumori interni. Adesso, però, è il centrosinistra che deve uscire allo scoperto con un candidato serio e credibile. Una guida capace di unire e condurre la coalizione a contendere davvero lo scranno più alto di Palazzo di Città ad un centrodestra apparentemente in affanno e incapace di dare risposte convincenti.

Ma oltre all’esito del referendum un’altra notizia rilevante è stata quella che ha scosso la Prefettura di Rieti e che ha gettato un’ombra sulla gestione dei flussi migratori in provincia. Infatti, sotto la lente della Procura Europea (EPPO) nell’ambito di una inchiesta che riguarda le procedure di assegnazione dei servizi per i centri di accoglienza, è finita Pinuccia Niglio, attuale rappresentante del governo nel capoluogo. L’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è quella di turbata libertà degli incanti.

Ad anticipate la notizia è stata l’Ansa: al centro delle indagini ci sarebbero diversi bandi indetti per l’accoglienza straordinaria (CAS), dove si sospettano manovre volte a indirizzare le assegnazioni verso specifici soggetti economici, alterando la libera concorrenza e la trasparenza amministrativa che dovrebbero caratterizzare ogni appalto pubblico.

La stessa indagine, delegata alla Guardia di Finanza, ha visto già indagati il direttore della Direzione centrale dei servizi per l’immigrazione e l’asilo del Viminale ed ex prefetto di Rieti, Gennaro Capo, la vice prefetto vicario di Rieti, Luisa Cortesi, due funzionarie della stessa prefettura reatina, un’imprenditrice e la sua collaboratrice.

Per tutti, ovviamente, vale la presunzione d’innocenza (anche perché essere indagati non vuole dire essere colpevoli) ma l’intervento diretto della Procura Europea sottolinea la gravità e la portata della situazione. L’EPPO (European Public Prosecutor’s Office) infatti, interviene nello specifico quando i reati ipotizzati ledono gli interessi finanziari dell’Unione Europea.

Se le accuse di turbata libertà degli incanti venissero confermate, il colpo d’immagine per la Prefettura e per il sistema di accoglienza governativo sarebbe pesante e alimenterebbe dubbi sulla trasparenza dei fondi pubblici destinati al sociale.

In questo quadro – che pone alti funzionari dello Stato e Rieti al centro di un’inchiesta internazionale – colpisce l’assenza di qualsiasi presa di posizione da parte delle forze politiche e delle istituzioni locali. Silenzio che – come sottolineato da Felice Costini, vice segretario del Movimento Indipendenza – “alimenta il dubbio che sia quasi studiato, come se si volesse tenere la vicenda sotto traccia per non disturbare equilibri consolidati”.

Insomma, per dirla alla Giulio Andreotti “A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

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