(ch.di.) La rabbia dei lavoratori della sanità laziale non si ferma ai banconi dei centri di prenotazione. Dopo le mobilitazioni per il ReCUP, i Cobas accendono i riflettori sulla drammatica vertenza dei lavoratori Italpol, le guardie giurate che garantiscono la sicurezza nei nostri ospedali ma che vivono sulla propria pelle l’umiliazione di un sistema di appalti senza regole.
Il sindacato di base non usa mezzi termini: quello che sta accadendo in Italpol è il frutto avvelenato di una politica regionale che ha svenduto i servizi pubblici ai privati.
“Siamo di fronte a un sistema che definire precarizzante è un eufemismo: è una vera e propria forma di sfruttamento legalizzato,” dichiarano i rappresentanti dei Cobas Lavoro Privato. “In Italpol, come in troppe altre realtà della vigilanza, il profitto aziendale viene estratto direttamente dalle tasche e dalla salute dei lavoratori.”
Le testimonianze raccolte dai Cobas tra i dipendenti Italpol compongono un quadro desolante che il sindacato intende denunciare in ogni sede: Trasferimenti “punitivi”: Lavoratori spostati da un presidio all’altro a decine di chilometri di distanza, trasformando la vita privata in un incubo logistico senza alcun rimborso spese. Buoni pasto e indennità: La miseria di 4 euro di buono pasto, spesso vincolato a soglie di presenza irraggiungibili, mentre il costo della vita galoppa. Turnazioni selvagge: Riposi saltati e straordinari imposti per coprire le carenze d’organico, mettendo a rischio la lucidità di chi deve garantire la sicurezza in luoghi critici come i Pronto Soccorso.
Per i Cobas, la battaglia è una sola. Non c’è differenza tra l’operatore del ReCUP che rischia il posto per il cambio appalto e la guardia giurata Italpol vessata dai turni.
“La Regione Lazio deve assumersi le proprie responsabilità,” incalzano i Cobas. “Non può continuare a fare da spettatrice mentre le aziende che vincono appalti milionari tagliano i diritti minimi. Chiediamo l’internalizzazione dei servizi o, come minimo, una clausola sociale vera che garantisca non solo il posto, ma il salario e la dignità.”
Il sindacato avverte: la pazienza è finita. La vertenza Italpol è solo la punta dell’iceberg di un malessere che attraversa tutta la sanità esternalizzata. “Non accetteremo più che la sicurezza degli ospedali e il diritto alla salute dei cittadini siano garantiti dal sacrificio di lavoratori sottopagati e stressati. La lotta dei compagni dell’Italpol è la lotta di tutti i lavoratori degli appalti. Porteremo la protesta sotto i palazzi del potere: o cambia il sistema, o sarà sciopero generale del comparto.
I Cobas annunciano per le prossime settimane una serie di assemblee e presidi davanti alle ASL e agli ospedali romani per unificare le vertenze e dare un segnale forte alla giunta regionale. La parola d’ordine è chiara: Dignità e Internalizzazione.
Foto: RietiLife ©








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