Operatori Cup e Recup del Lazio, la vertenza continua: “Dopo oltre vent’anni di precariato chiediamo l’internalizzazione”

(di Christian Diociaiuti) Prosegue la mobilitazione degli operatori del Cup e Recup del Lazio, da anni impegnati in una vertenza che riguarda centinaia di lavoratori della regione e che a Rieti coinvolge circa cinquanta addetti. Al centro della richiesta c’è l’internalizzazione del servizio, ovvero il passaggio diretto del personale all’interno del sistema sanitario pubblico, superando il meccanismo degli appalti esterni che si susseguono da oltre due decenni.

I lavoratori hanno formalmente richiesto un incontro alla Regione Lazio per confrontarsi direttamente con il presidente Francesco Rocca o con il suo gabinetto, con l’obiettivo di discutere concretamente la possibilità di avviare il percorso di internalizzazione. Ci sono stati incontri con esponenti di spicco di maggioranza e opposizione che hanno manifestato interesse sulla questione. Un orientamento, legato all’internalizzazione che, secondo i lavoratori, sarebbe stato espresso più volte anche dallo stesso Rocca nel corso delle sue visite istituzionali e delle inaugurazioni delle nuove Case di comunità sul territorio regionale, dove avrebbe sottolineato la necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico anche attraverso processi di internalizzazione dei servizi.

Per gli operatori Cup e Recup la questione non riguarda soltanto la stabilità occupazionale, ma anche il riconoscimento delle competenze maturate in oltre vent’anni di lavoro. Si tratta infatti di personale già formato, con un’esperienza ultradecennale nella gestione delle prenotazioni sanitarie e nel rapporto con l’utenza, competenze che – sostengono – rappresentano un patrimonio per il sistema sanitario regionale.

“La nostra richiesta è semplice – spiegano – dopo più di vent’anni di precarietà legata alle gare d’appalto vogliamo dire basta a questo sistema. Chiediamo di essere internalizzati e di vedere riconosciuta la nostra professionalità con un lavoro stabile, equiparato a quello del personale della Asl”.

Secondo i lavoratori, inoltre, l’internalizzazione potrebbe rappresentare anche un vantaggio economico per l’amministrazione pubblica. Attualmente, infatti, gli appalti comportano il pagamento di aliquote sulle fatture dei fornitori esterni che oscillano tra il 5 e il 22 per cento. Un costo che verrebbe meno con la gestione diretta del servizio.

In attesa di una risposta alla richiesta di incontro con la Regione, gli operatori stanno valutando una serie di iniziative per rendere visibile la loro situazione. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono presidi pubblici, che potrebbero diventare anche permanenti, e il coinvolgimento di altre realtà di lavoratori precari del territorio per dare maggiore forza e visibilità alla mobilitazione.

Sul fronte locale non si esclude inoltre il ricorso allo sciopero nelle strutture sanitarie, qualora la vertenza non registrasse passi avanti.

L’obiettivo, spiegano i lavoratori, resta uno solo: aprire un confronto concreto con la Regione Lazio e trasformare in un percorso reale le aperture politiche espresse finora, arrivando finalmente all’internalizzazione del servizio Cup e Recup e alla stabilizzazione di operatori che da oltre vent’anni garantiscono un servizio essenziale per i cittadini.

Foto: RietiLife ©

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