Domenica 15 marzo 2026, il Palazzo Monti di Santa Vittoria in Matenano ospiterà la presentazione del volume “Da Farfa al Matenano. Scritti in memoria di Tersilio Leggio, storico dell’«Italia mediana»”. L’opera, curata da Carlo Verducci ed edita da Andrea Livi, rappresenta non solo un atto di omaggio scientifico, ma un tassello fondamentale per comprendere la profonda connessione tra il grande storico sabino e le terre del Piceno fermano.
Il rigore della ricerca: il contributo di Roberto Marinelli
Al centro di questo ricordo si staglia il prezioso lavoro di Roberto Marinelli, che nel volume firma un saggio dedicato alla storiografia di Leggio, intesa come vera e propria “azione”. Marinelli, che ha curato anche il complesso Promemoria bibliografico finale, delinea il profilo di uno studioso capace di trasformare il documento d’archivio in narrazione viva.
Secondo l’analisi di Marinelli, Leggio non è stato un semplice cronista, ma un architetto del paesaggio storico: attraverso lo studio capillare degli itinerari farfensi, ha saputo ricostruire l’influenza dell’Abbazia di Farfa ben oltre i confini laziali, arrivando a toccare l’anima e le strutture feudali del territorio fermano e matenanese.
Un legame che unisce l’Italia Mediana
Il volume evidenzia come per Leggio il Fermano fosse un laboratorio a cielo aperto. Gli interventi previsti per la presentazione — tra cui quelli di Andrea R. Staffa e Valter Laudadio — sottolineano la capacità dello storico di leggere le dinamiche dell’incastellamento e dei percorsi altomedievali tra Sabina, Abruzzo e Piceno.
Santa Vittoria in Matenano, con la sua storia legata a doppio filo alla presenza farfense, non è dunque una cornice casuale, ma il luogo simbolo di quella “Italia Mediana” che Leggio ha amato e indagato per tutta la vita.
L’appuntamento
L’evento, patrocinato dal Comune di Santa Vittoria in Matenano, dall’Unione Montana dei Sibillini e dall’Abbazia di Farfa, vedrà la partecipazione delle massime autorità locali e di illustri accademici. Sarà l’occasione per ricordare l’uomo, oltre che lo studioso: un “uomo delle istituzioni” che, come ricordato dai tanti colleghi nel sommario del libro, ha saputo unire il rigore della ricerca alla generosità del consiglio umano.








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