Sta cominciando a prendere quota la campagna elettorale in vista delle amministrative del 2027 con i partiti in cerca di candidati ma anche di nuove, vecchie e in qualche caso improbabili alleanze.
Non solo, ma ogni occasione diventa un evento da celebrare con tanto di squilli di tromba: dalla presentazione di progetti ancora nella fase embrionale, alle aperture di cantieri fino ai tagli del nastro di opere di cui si raccolgono i frutti pur non avendo seminato.
E questo sarà il motivo conduttore che accompagnerà i reatini nei prossimi mesi. Eventi straordinari per il territorio trasformati inevitabilmente in una passerella elettorale ad uso e consumo dei partiti. Pronti persino a sgarbi istituzionali pur di oscurare non solo l’avversario politico ma addirittura l’alleato scomodo.
Tutto normale si direbbe. Certamente sì se non fosse, nel caso dell’attuale maggioranza, la conseguenza di una crisi che non può più essere catalogata come schermaglia di Palazzo. Ma difficoltà di rapporti e dialogo che potrebbero portare ad una pericolosa frattura politica proprio alla vigilia della chiamata alle urne.
I segnali sono evidenti e quelli che prima erano solo spifferi si stanno trasformando in venti di crisi alimentati soprattutto da chi non si riconosce nel modo di gestire la cosa pubblica dell’attuale amministrazione.
Il primo a dare una spallata al monolite simbolo della vittoria alle elezioni del 2022 (che ha portato il centrodestra a governare la città con oltre il 60 per cento delle preferenze) è stato Claudio Valentini, ex Fratelli d’Italia e amministratore di lungo corso.
La sua fuoriuscita dal partito e la scelta di collocarsi all’opposizione dando vita alla Federazione civica ha avuto l’effetto di destabilizzare la coalizione già minata da malumori interni.
La sua successiva candidatura a sindaco proprio in opposizione a Sinibaldi è stata dapprima snobbata ma, a distanza di mesi, temuta. Un’operazione che non ha sancito l’isolamento politico di Valentini come pronosticato dai suoi ex alleati, ma ha prodotto una ulteriore spaccatura all’interno della maggioranza che ha convinto sei consiglieri a seguirlo nel nuovo progetto politico.
Paradossalmente a trovarsi in difficoltà è stato proprio il “sindaco social” costretto non solo a schivare il “fuoco amico” ma a fare i conti con le contestazioni da parte di una parte di cittadini delusi dalle scelte operate e da promesse elettorali non mantenute.
Ma anche la necessità di fare la conta all’interno della coalizione e della stessa giunta che – sarà bene ricordarlo – si regge grazie a equilibri fragili garantiti da due ex consiglieri eletti nel centrosinistra. Dunque una conta necessaria per serrare le fila e impedire clamorose giravolte future.
A tal proposito proprio dalla Lega arrivano rumors non proprio rassicuranti per il futuro del partito e di conseguenza per Sinibaldi. Infatti, l’assessore Sanesi ormai da separato in casa sarebbe pronto a far confluire la sua notevole dote elettorale altrove, magari in una lista civica personale.
Stesso discorso per l’altro leghista della prima ora e attuale assessore Oreste De Santis già artefice, qualche mese fa, di un acceso scontro proprio con il sindaco dicendosi pronto a non sostenerlo alle prossime elezioni.
A distanza di tempo quelle parole durissime, nonostante il tentativo di far rientrare frettolosamente la polemica, hanno continuato a riecheggiare tra i corridoi e le stanze del Palazzo a tal punto da tornare di attualità infiammando il clima già teso nella maggioranza.
Secondo i soliti bene informati il futuro di De Santis potrebbe essere non più nel partito di Salvini ma, anche in questo caso, portare alla composizione di una lista civica o – come pare più probabile – confluire in qualche schieramento in opposizione all’attuale maggioranza.
Lo sa bene Calisse, figura di riferimento della Lega reatina, in queste settimane anche lui – come il sindaco Sinibaldi – impegnato a ricucire strappi interni e soprattutto evitare che le sirene del generale Vannacci facciano proseliti, come già accaduto a Viterbo, indebolendo la struttura del partito.
A togliere ulteriori certezze alla coalizione di governo sono state anche le parole dell’ex sindaco Cicchetti con le quali – attraverso i social – ha espresso perplessità sull’operato di Sinibaldi che, pure cinque anni prima, non solo aveva benedetto la sua candidatura, ma lo aveva pure sostenuto.
Tutto questo (e non solo) basta e avanza per non far dormire sonni tranquilli a chi ha avuto dalla sua parte non solo il favore di una filiera monocolore (Governo, Regione, Provincia) ma ha potuto pure beneficiare di una straordinaria pioggia di fondi per amministrare senza problemi una città che sta faticando a cambiare pelle.
Insomma il rischio del centrodestra è quello di presentarsi alle prossime elezioni frammentato e con un sindaco uscente sempre più isolato consapevole che la vittoria, contrariamente al 2022, non appare più così scontata come poteva sembrare fino a qualche mese fa.
E in tutto questo il centrosinistra resta spettatore interessato, silenzioso, ancora alla ricerca di un candidato sindaco credibile e di una ricetta alternativa a quella del centrodestra. Ma per come si stanno mettendo le cose dalle parti di Piazza Vittorio Emanuele II, mai come in questo momento storico la vittoria potrebbe essere alla portata se riuscisse a trovare la quadra e a presentarsi unito alle prossime elezioni. Per ora, forse, più per demeriti altrui che per meriti propri. Staremo a vedere.








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