Il raddoppio della Salaria: tra prospettive e disagi. Senza dimenticare la situazione politica in maggioranza – L’EDITORIALE DI LUIGI SPAGHETTI

Una sfilata di autorità con in testa il ministro e vice premier Matteo Salvini ha ufficialmente aperto i cantieri per il raddoppio della Salaria. Quattordici chilometri complessivi per un investimento di oltre 500 milioni di euro per cinque anni di lavori.

Settimana prossima ci occuperemo delle questioni inerenti alla maggioranza, con un focus particolare sulla Lega.

Proprio la presenza del titolare del Ministero per le infrastrutture e trasporti sta a confermare l’eccezionalità dell’evento atteso da oltre venti anni: l’adeguamento a quattro corsie e messa in sicurezza della Salaria dal km 56 in località Ponte Buita nel territorio di Torricella in Sabina al km 70,8 a San Giovanni Reatino alle porte del capoluogo sabino.

Alla affollatissima cerimonia accanto a ruspe e camion, come spesso accade, a sgomitare in cerca di visibilità al fianco di vice premier, amministratore delegato di Anas e Commissario straordinario per gli interventi sulla Salaria, varie personalità regionali e locali ma anche i soliti opportunisti a caccia di flash e telecamere, tanto generosi nel rilasciare dichiarazioni autoreferenziali quanto bravi a mettere il proprio cappello sull’opera.

Insomma il solito teatrino della politica a fare da cornice ad un evento che davvero per il Reatino rappresenta un risultato di straordinaria rilevanza infrastrutturale e strategica che pone fine a un’attesa lunghissima sollecitata nel tempo da numerosi appelli alle istituzioni.

L’intervento, il più grande degli ultimi 30 anni,  prevede il raddoppio della piattaforma stradale e la trasformazione dell’asse in strada extraurbana principale a quattro corsie, con standard elevati di sicurezza e funzionalità e include anche la realizzazione di opere di particolare complessità ingegneristica da parte di Anas.

L’opera è suddivisa in sette stralci. Si comincia con il Lotto 1, quello da Ponte Buita a Ornaro per un finanziamento di 318 milioni. Qui saranno realizzate quattro corsie con barriera spartitraffico centrale e una galleria all’altezza di Poggio San Lorenzo.

Il primo intervento riveste un ruolo strategico sia sotto il profilo infrastrutturale che della sicurezza stradale. Il tratto interessato, infatti, è da sempre caratterizzato da numerosi incidenti. Gran parte, cioè, dei 200 incidenti l’anno, di cui circa 10 mortali, che mediamente caratterizzano la Salaria. Dunque, un intervento mirato che terrà conto delle esigenze degli automobilisti ma anche del territorio.

Un avvio dei lavori, come detto, atteso dai cittadini e dai Comuni attraversati dalla Salaria che tra gli obiettivi si pone anche quello di restituire centralità a un’infrastruttura strategica per la sicurezza, la mobilità e lo sviluppo economico dell’area. E che resta l’unico collegamento diretto con Roma.

Infatti, da sempre viabilità è anche sinonimo di sviluppo di un territorio. Collegamenti veloci e sicuri contribuiscono all’evoluzione economica e sociale e, nel caso specifico del Reatino, consentirà di uscire da un isolamento del quale continuiamo ad essere prigionieri.

A dire il vero, però, negli ultimi anni si è provato a dare una accelerata ai tanti progetti previsti per il superamento delle criticità legate alla viabilità provinciale. A cominciare appunto dalla Salaria che collega Roma e quindi il Tirreno al mare Adriatico valicando l’Appennino centrale.

Ma se nel tratto laziale della consolare le cose sembrano aver imboccato (è proprio il caso di dire) la strada giusta, più complesso è il discorso dell’altro tratto che da Rieti va verso le Marche ad Ascoli Piceno, e che attraversa le aree interne colpite dal terremoto del 2016 di cui ad agosto ricorrerà il decimo triste anniversario. E qui, infatti, che si avvertono ancora i maggiori disagi per la presenza di numerosi cantieri stradali che stanno penalizzando ulteriormente quelle terre martoriate.

Nonostante le rassicurazioni di Anas e commissario straordinario serve un ulteriore sforzo che vada oltre gli annunci affinché si trovino soluzioni adeguate per evitare che le conseguenze ricadano sul territorio e penalizzino anche pendolari, turisti, lavoratori e ditte impegnate nella ricostruzione.

Mettere in sicurezza la Salaria è diventata la priorità soprattutto perché ad oggi appare ancora prematuro parlare di collegamenti diretti alternativi con Roma. Raggiungere la Capitale in treno – passando per Terni – non sembra ancora così conveniente da preferirlo al Cotral, per non parlare del progetto della Ferrovia dei Due Mari di cui si sono perse le tracce.

Così come raggiungere la Città Eterna decollando in aereo-taxi dall’aeroporto Ciuffelli come prospettato dal programma di Enac racchiuso nell’acronimo RAM (Regional Air Mobility) per il momento appare una ipotesi fattibile più sulla carta che in pratica. Per buona pace di chi volando alto finisce con l’allontanarsi troppo dalla realtà.

Fortunatamente oggi per la Salaria – così come per l’Università – si stanno raccogliendo i frutti di un lavoro di squadra iniziato oltre vent’anni fa che ha permesso ai politici di allora di avviare l’iter e raccogliere i finanziamenti necessari per trasformare un sogno in realtà. Quegli stessi politici che oggi, per diverse ragioni, hanno lasciato ad altri il compito di accaparrarsi l’ambito posto in prima fila.

Forse la vera sfida – soprattutto per chi la Salaria la percorre ogni giorno – comincia proprio adesso. Si annunciano infatti, altri 5 anni (se verrà rispettato il cronoprogramma) di notevoli disagi a causa dei lavori. Ma questo è il prezzo da pagare oggi. Un supplemento di pazienza e sacrificio per viaggiare meglio e in sicurezza domani.

Quindi chi oggi plaude all’inizio dei lavori ci pensi bene tra qualche mese prima di scaricare rabbia e frustrazione sui social perché imbottigliato nel traffico o costretto ad alzarsi un’ora prima per arrivare puntuale a destinazione. Con l’ammodernamento della Salaria è in gioco il futuro di un territorio che cerca disperatamente di diventare più attrattivo.

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